La
presunta ingerenza della Siria nei confronti del Libano è riuscita
a mettere d'accordo, almeno su questo fronte, gli Stati Uniti e la
Francia.
Secondo Washington e Parigi, infatti, il Governo di Beirut sarebbe
sotto la costante pressione di Damasco che, anche grazie ai
ventimila militari stanziati in Libano, farebbe il bello e il
cattivo tempo nel paese confinante.
Ieri il portavoce del Dipartimento di Stato americano Richard
Boucher, di fronte ai "continui affronti alla sovranità e
all'indipendenza politica del Libano", ha deciso di inviare a
Damasco l'assistente segretario di Stato con delega per il Medio
Oriente William Burns.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione del
governo libanese di prolungare di altri tre anni, attraverso una
modifica alla propria costituzione, il mandato del presidente
Emile Lahoud, persona gradita al regime siriano.
Sempre per questo motivo, gli Stati Uniti e la Francia stanno
lavorando ad una bozza di risoluzione da presentare al Consiglio
di sicurezza dell'Onu.
Pochi giorni fa il presidente americano George W. Bush aveva
firmato una nuova mozione di sanzioni contro la Siria. Attraverso
questo documento il leader repubblicano ha intimato a Damasco
l'interruzione di ogni collaborazione con le organizzazioni
terroristiche, il divieto assoluto di esportare armi, la rinuncia
ad ogni progetto nucleare e il ritiro delle truppe dal Libano.
Manovre che non sono state per nulla apprezzate dalle autorità
libanesi, per le quali l'intervento franco-americano è "l'unica
vera ingerenza" subita dal proprio paese.
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