Gli
Stati Uniti e l'Unione europea hanno espresso le loro
preoccupazioni per la possibile deriva autoritaria che potrebbe
verificarsi in Russia.
Pochi
giorni fa il presidente Vladimir Putin aveva infatti annunciato
l'intenzione di accentrare sul Governo di Mosca nuovi poteri,
a discapito dell'indipendenza delle Repubbliche indipendentiste.
Una strategia politica, si era giustificato il Cremlino,
necessaria per contrastare la minaccia del terrorismo
internazionale.
"Si tratta di una marcia indietro dal punto di vista delle riforme
democratiche - ha accusato il segretario di Stato americano Colin
Powell - siamo d'accordo sulla necessità di combattere il
terrorismo, ma nella lotta contro i terroristi penso ci voglia un
equilibrio corretto per non allontanarsi dalle riforme
democratiche o dal processo democratico".
Dello stesso parere il commissario agli Esteri dell'Unione europea
Chris Pattern che, attraverso il suo portavoce, ha invitato "il
presidente russo a rispettare alla lettera lo spirito della
democrazia".
"Seguiamo ciò che avviene con attenzione - ha aggiunto - chiunque
si trovi a rispondere alla sfida del terrorismo deve nello stesso
tempo rispettare la democrazia e i diritti dell'uomo".
Negli scorsi giorni aveva destato scalpore
la decisione della Duma di valutare un'eventuale
reintroduzione della pena capitale, una "misura di
deterrenza" da utilizzare contro i responsabili di atti di
terrorismo.
Inoltre, a fine agosto
la Casa Bianca aveva espresso le sue perplessità
sulla legittimità delle elezioni in Cecenia, dove
contro ogni previsione si era imposto il candidato prediletto di
Mosca. L'amministrazione repubblicana aveva parlato chiaramente di
"elezioni non democratiche" ed aveva chiesto al Cremlino di "porre
fine a tutte le violazioni in materia di diritti umani" nella
repubblica caucasica.
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