"Il
Consiglio di Sicurezza dell'Onu votò con quindici voti a favore e
nessuno contrario affinché Saddam Hussein venisse disarmato ed
aveva specificato che in caso contrario ci sarebbero state pesanti
conseguenze". Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha
così replicato alle dichiarazioni di Kofi Annan, che aveva
recentemente bollato come "non legittimo" il conflitto scatenato da
Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia e Australia in Iraq.
Secondo il segretario generale dell'Onu, infatti, la guerra "non era in conformità con la Carta delle Nazioni
Unite".
"Ci doveva essere una seconda risoluzione prima dell'avvio delle
ostilità - aveva spiegato - spero di non vedere un'altra operazione
simile a quella in Iraq per molto tempo".
Parole che l'inquilino della Casa Bianca non ha certamente
apprezzato, specialmente alla vigilia delle presidenziali
americane. La sua reazione è stata molto dura.
"Le Nazioni Unite hanno esaminato i rapporti della stessa
intelligence che ho visto io e hanno concluso che Saddam Hussein
rappresentava una minaccia - ha spiegato Bush - penso che quando
le organizzazioni dicono qualcosa è meglio che lo rispettino".
Poche ore prima erano arrivate le secche repliche anche di Gran
Bretagna e Australia.
Per il Governo inglese, la guerra "non solo era legale, ma anche
necessaria".
"Vi furono diverse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza - ha
invece osservato il premier australiano John Howard - e ci venne detto
che questo era completamente legale".
L'Esecutivo di Canberra ha inoltre criticato le Nazioni Unite,
facendo intendere che non era possibile attendere un chiaro via
libera per l'attacco da un Consiglio di sicurezza perennemente
paralizzato.
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