E'
ripreso questa mattina, dopo la lunga pausa estiva, il processo
palermitano che vede alla sbarra il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri.
L'esponente azzurro è imputato per concorso esterno in associazione
mafiosa davanti alla Corte presieduta dal Dottor Leonardo
Guarnotta.
Siamo ormai alle ultime battute del procedimento,
incentrate sull'arringhe dei legali difensori del parlamentare.
Lo scorso 16 giugno avevano invece parlato gli avvocati delle
parti civili (Comune e Provincia di Palermo), che avevano chiesto
al Collegio di condannare l'imputato al pagamento di dieci milioni
di euro, "un risarcimento giusto - avevano affermato - per un
danno all'immagine di dimensioni colossali".
"Marcello Dell'Utri si sarebbe sporcato le mani per aiutare
l'amico Silvio Berlusconi, che si trovava in difficoltà - aveva
detto uno dei legali - il rapporto di amicizia tra Dell'Utri e
Berlusconi è talmente saldo da indurre lo stesso Dell'Utri a
mettersi completamente a disposizione del Presidente del
Consiglio, che all'epoca dei fatti era solo un imprenditore".
Ancora più dura era stata l'arringa dei pubblici ministeri, durata
ben sedici udienze e terminata lo scorso 8 di giugno con la
richiesta di condanna ad undici anni di reclusione.
"Non vogliamo pene esemplari, vogliamo pene giuste - avevano
chiarito Antonio Ingroia e Nico Gozzo - non si può non tenere
conto che Dell'Utri è un uomo delle istituzioni con pochissimo
senso dello Stato, perchè ha continuato a tenere contatti con
esponenti di Cosa Nostra, anche quando si sono macchiati di sangue
nel '92 e nel '93".
Per Ingroia i rapporti tra l'esponente di Forza Italia e
l'organizzazione malavitosa si sono anzi protratti almeno fino al
1999: "Alle europee di quell'anno i boss mafiosi presero l'impegno
di sostenere la candidatura di Marcello Dell'Utri".
I due Magistrati avevano chiesto una pesante condanna anche per
l'altro imputato del processo, Gaetano Cinà, per il quale è stata
indicata una pena di nove anni.
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