Poliziotti,
giudici e boia. Alcuni agenti russi hanno arrestato un uomo, lo
hanno condannato a morte ed hanno eseguito la sentenza. Il tutto č
durato poco pių di sette ore.
I fatti risalgono alla fine della scorsa settimana, quando un
terrorista č stato colto in flagrante mentre si accingeva a
compiere un attentato a Mosca. Aleksandr Pumanč, questo il nome
dell'estremista, era stato arrestato nella capitale mentre si
trovava alla guida di un'autobomba. Secondo gli inquirenti
progettava di parcheggiare il mezzo su di una strada che porta al
Cremlino, l'ordigno sarebbe poi stato fatto esplodere al passaggio
del presidente Vladimir Putin. Per questo lavoro, Pumanč avrebbe
dovuto ricevere un compenso di mille dollari.
Dopo essere stato fermato dagli agenti, l'uomo era stato portato
in un commissariato, ma durante l'interrogatorio era deceduto. La
Polizia si era affrettata a parlare di morte naturale, avanzando
l'ipotesi di un infarto. Ma la veritā č venuta a galla nel giro di
pochissimi giorni, la Procura di Mosca ha ieri comunicato che il
terrorista č stato selvaggiamente picchiato. I Magistrati hanno
aperto un'inchiesta per "eccesso di autoritā professionale" e per
aver "causato gravi danni corporali che hanno portato alla morte".
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