Ieri
mattina Ezzedin Sheikh Khalil, esponente di spicco
dell'organizzazione Hamas, è morto nell'esplosione della sua
automobile nel quartiere Zahira di Damasco. Un attentato che i
palestinesi, il Governo siriano e persino la tv
israeliana, hanno attribuito ai servizi segreti dello stato
ebraico.
Nella tarda serata di ieri il portavoce del primo ministro Ariel
Sharon ha negato "responsabilità israeliane in questo assassinio",
ma i sospetti sono inevitabili, considerando che solo poche
settimane fa il Governo di Gerusalemme aveva ipotizzato attacchi
all'estero per colpire i dirigenti delle organizzazioni
terroristiche.
"Questo atto di terrorismo di cui Israele porta la responsabilità
rappresenta uno sviluppo grave - ha reso noto un portavoce del
Governo di Damasco - poiché sottolinea la sua intenzione di
scuotere la sicurezza e la stabilità nella Regione, in un momento
in cui vengono effettuate delle iniziative internazionali e regionali
intese a ridurre la tensione".
Nel frattempo, Hamas ha minacciato di vendicare con il sangue quello che è stato
definito "un crimine codardo del Mossad (il servizio segreto
israeliano, ndr)".
"La politica del nostro gruppo è chiara - ha affermato Osama
Hamdan - e fino a questo momento non vi è alcun cambiamento
riguardo alla lotta contro l'occupazione sionista e agli attacchi
contro i sionisti all'interno dei territori occupati".
Poco prima le Brigate "Ezzedin al Qassam" avevano invece
annunciato che avrebbero colpito gli interessi israeliani anche
all'estero.
"Il nemico sionista ha di nuovo aperto la porta per uno
spostamento della lotta fuori dalla Palestina - si legge in un
comunicato - si dovrà assumere la responsabilità dei suoi atti".
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