Oscar
Luigi Scalfaro ha ieri lanciato una sorta di appello al presidente
della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il Senatore a vita ha
chiesto al suo successore di non firmare la Riforma della
Giustizia della Casa delle Libertà, una riforma "sbagliata" che
"mette la Magistratura in una condizione faticosa".
"Il Capo dello stato - ha tuonato - non dico può, ma deve non
firmare se la legge che gli viene sottoposta ha calpestato in
qualche modo la Carta costituzionale".
Per Scalfaro il nuovo ordinamento giudiziario altro non è che
"un'aggressione" e un "accanimento politico" contro i Giudici. E
le Toghe, sempre secondo l'ex inquilino del Quirinale, stanno
difendendo la loro autonomia e indipendenza, "che sono diritti dei
cittadini".
Venerdì scorso l'ex capo dello Stato aveva inviato un messaggio al
Congresso Straordinario dell'Anm, con il quale aveva esortato i
Magistrati a "difendere ad oltranza questa bella e sacra
Costituzione".
Nel suo comunicato l'ex capo dello Stato aveva puntato il dito
contro la "sgradevole e ingiusta ostilità verso i magistrati"
manifestata dalla maggioranza, un atteggiamento che rende
"difficile un dialogo vero e costruttivo".
La possibilità che il presidente della Repubblica si rifiuti di
firmare la legge è invece un vero e proprio incubo per alcuni
esponenti della maggioranza.
Ieri l'Udc ha comunicato che non ritirerà i suoi emendamenti alla
Riforma. Le modifiche al testo voluto dal Carroccio, hanno
assicurato i centristi, servono ad "evitare un altro schiaffo dal
Colle". Secondo gli ex democristiani, infatti, l'attuale bozza è
destinata a non essere firmata da Ciampi.
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