|

Sul blog di Beppe Grillo si legge un post
di Marco Travaglio, sulla bizzarria di un
Paese in cui la reazione agli scandali è la
polemica sui magistrati che debordano.
Eccolo di seguito
(Piero Ricca)
Le scalate all’Antonveneta e alla Bnl nelle
mani dei giudici. I campionati di calcio di
serie A, B, C nelle mani dei giudici. Il
presidente del Consiglio e i suoi cari,
tanto per cambiare, nelle mani dei giudici.
Il capo del Sismi, generale Mario Mori,
quello che deve difenderci dal terrorismo
con l’intelligence, nelle mani dei giudici
(deve rispondere di favoreggiamento alla
mafia per essersi "dimenticato", dopo
l’arresto di Totò Riina, di perquisirgli il
covo, lasciandolo perquisire alla mafia). Un
centinaio di parlamentari (su 945) nelle
mani dei giudici. Il grosso degli
imprenditori e dei finanzieri e dei
banchieri più noti del paese nelle mani dei
giudici. La (finta) guerra Rai-Mediaset per
i diritti del calcio nelle mani dei giudici.
Un paese intero, a cominciare dalle sue
cosiddette classi dirigenti, nelle mani dei
giudici. Forse, invece di continuare a
recitare la litania dell’<invasione di campo
della magistratura>, della "giustizia a
orologeria", del "primato" della politica o
dell’economia, o invece di varare l’ennesima
legge per salvare questo e quello da
fantomatiche "persecuzioni" (grandiose le
maratone anti-Caselli e salva-Previti mentre
tutto il mondo si attrezza contro il
terrorismo), sarebbe il caso di domandarsi
una volta per sempre il perché di tutto ciò.
Sono i giudici che debordano o sono le
classi dirigenti che delinquono? Nel primo
caso, si tagliano le unghie ai giudici (cosa
che peraltro avviene da dieci anni e più a
questa parte). Nel secondo, si decide il da
farsi. Magari mandando queste classi
dirigenti, se non in galera, almeno a casa.
Se qualche autorità di controllo
extra-giudiziaria funzionasse e riuscisse a
mandarle a casa per tempo, i giudici
processerebbero degli ex, dei pensionati,
dei trombati. E i contraccolpi – politici,
finanziari, sportivi - dei loro processi
sarebbero nulli. Invece chi più delinque più
avanza in carriera e, quando arrivano i
giudici, il delinquente è più che mai al
potere. Prendiamo il governatore della Banca
d’Italia Antonio Fazio e il patron di Bpl
alla conquista dell’Antonveneta, il padano
Giampiero Fiorani. Il primo è l’arbitro (si
fa per dire), il secondo il giocatore di una
partita contro una banca concorrente
olandese. Senonchè, appena gli si controlla
il telefono, si scopre che il giocatore è
d’accordo con l’arbitro.
Lo chiama “Tonino”. Gli telefona. Lo vede
clandestinamente, all’insaputa del
concorrente straniero, convinto chissà da
chi che in Italia regni il libero mercato.
“Ho messo adesso la firma”, dice Fazio a
Fiorani un mese fa, in piena notte,
preannunciandogli l’ok alla sua Opa appena
bocciata dalla vigilanza della stessa
Bankitalia. “Sono commosso, ho la pelle
d’oca”, dice Fiorani al governatore, che
risponde: “Vieni domani, ma passa come al
solito da dietro”. Giampi e Tonino sono
pappa e ciccia, alla facciazza degli
olandesi. Due piccioncini, per non parlare
della moglie di Fazio, la governatora,
attivissima anche lei al telefonino.
“Grazie, Tonino – dice Giampi - ti darei un
bacio sulla fronte. Se potessi, prenderei un
aereo e verrei a Roma adesso”. Sembra un
film di Totò (“Birra e salsicce”), invece
sono il controllore e il controllato della
quinta potenza industriale del mondo, che
parlano anche dei loro amichetti: Gennaro,
don Gigi e ovviamente Stefano Ricucci. Il
mondo capitalista serio si stropiccia gli
occhi e dirotta i suoi prossimi investimenti
dall’Italia alla Romania. Da noi intanto,
anziché spazzare via questa gente
senz’aspettare i tribunali, è tutto un
discettare sulla magistratura milanese che
ha osato intercettare il governatore (falso:
erano intercettati gli altri, che col
governatore non avrebbero dovuto parlare).
Un dito grosso così indica la luna, e i
cretini continuano a guardare il dito. O
meglio, i banditi.
Postato da Beppe Grillo il 28.07.05 17:18 |