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I giornalisti italiani sono pronti ad
incrociare le braccia nel caso il Governo
mantenesse la promessa di varare norme più
severe in materia di intercettazioni
telefoniche. Alcuni giorni fa il capo
dell'Esecutivo Silvio Berlusconi aveva
annunciato l'intenzione di presentare al
prossimo Consiglio dei Ministri un "disegno
di legge contenente pene severe dai cinque
ai dieci anni per chi fa le intercettazioni
e per chi le pubblica".
"Contro il bavaglio all'informazione e
contro la legge liberticida del diritto di
cronaca i giornalisti devono essere pronti a
reagire in maniera determinatissima - ha
tuonato questo pomeriggio il numero uno
della Fnsi Paolo Serventi Longhi - prendendo
in seria considerazione anche l'ipotesi di
uno sciopero".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il
segretario generale dell'Ordine dei
giornalisti Vittorio Roidi, secondo il quale
"anziché combattere il malaffare, le forze
di governo si impegnano a fare in modo che i
cittadini non possano conoscere".
"Invece di togliere l'infezione la si vuole
nascondere - ha aggiunto - certo, è materia
delicata, ma i nuovi bavagli farebbero fare
un passo indietro al sistema giuridico. E a
quello dell'informazione, ammesso che i
giornalisti accettassero le nuove
museruole". |