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La terza carica dello Stato Pier Ferdinando
Casini ha scritto una lettera all'indirizzo
del Palazzo di Giustizia di Milano per
chiedere al presidente del Tribunale
Vittorio Cardaci spiegazioni in merito alle
intercettazioni telefoniche, ordinate dalla
Procura e pubblicate poi da alcuni organi di
informazione, nelle quali sono presenti
stralci di conversazioni telefoniche di
alcuni parlamentari.
"Da notizie di stampa risulterebbe che
nell'ambito di un procedimento penale siano
state acquisite agli atti trascrizioni di
intercettazioni di conversazioni alle quali
avrebbero preso parte deputati - si legge
nella missiva - al riguardo Le sarò grato se
vorrà fornirmi ogni utile elemento di
conoscenza sugli eventuali profili di
interesse della Camera, ai fini di cui
all'articolo 68 della Costituzione".
In base all'articolo 68 della Costituzione i
Giudici, prima di procedere a delle
intercettazioni nei confronti di un membro
del Parlamento, devono chiedere
l'autorizzazione alla Camera (se è un
Deputato) e al Senato (se è un senatore).
"Risponderò alla lettera - ha replicato
Vittorio Cardaci, attualmente in ferie -
sarà mio preciso dovere rispondere".
Ma, se il presidente del Tribunale ha
commentato con estrema cautela l'iniziativa
dell'ex democristiano, il presidente
dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro si
è invece lanciato all'attacco.
"Ancora una volta un’alta carica dello
Stato, la terza in ordine di importanza,
confonde l’obiettivo - ha tuonato - i
chiarimenti dovrebbero essere richiesti non
a chi ha ordinato le intercettazioni, ma a
colui che avrebbe commesso il reato che
proprio le intercettazioni hanno permesso di
rilevare e cioè persone delle istituzioni,
come il più alto esponente della Banca
d’Italia. Per altro si mesta nel torbido,
perché il Procuratore di Milano aveva già
risposto che non è stato commesso alcun
illecito nel controllo dei telefoni.
Insistere su questa strada significa creare
appositamente confusione, per mettere sotto
osservazione l’operato della magistratura,
azione che non ha ragion d’essere".
Secondo Di Pietro, insomma, "Casini è in
malafede, perché lancia un comunicato stampa
provocando un inutile allarmismo su un fatto
che aveva già avuto risposta". |