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Forza Italia ha respinto, per voce del suo
coordinatore Sandro Bondi, l’ipotesi di un
patto Prodi-Berlusconi per la designazione
di un nuovo Governatore della Banca
d’Italia. La proposta era stata avanzata
ieri dal segretario dei Ds Piero Fassino
dalle pagine del quotidiano "La Repubblica"
dopo lo scandalo relativo alle ingerenze di
Antonio Fazio nella scalata della Banca
popolare italiana ad Antonveneta.
Nell’intervista rilasciata al periodico, il
leader della Quercia giudicava
"insostenibile" la posizione di Fazio e
chiedeva un intervento delle forze politiche
per il cambio di guardia alla guida di
Bankitalia.
Non si è fatta attentdere a lungo la replica
di Bondi, il quale ha dichiarato che "dalla
mancanza di verità e dall'ambiguità non
potrà mai nascere nessuna intesa".
"L'intervista dell'On. Fassino - ha aggiunto
l'esponente azzurro - è un concentrato di
contraddizioni. Il segretario dei Ds attacca
pesantemente Arturo Parisi, portavoce di
Prodi, ma poi chiede a Berlusconi di siglare
un patto con Prodi per convincere il
governatore Fazio a dimettersi. Poi muove
critiche infondate e ineleganti
all'indirizzo del presidente del Consiglio
per il suo inesistente coinvolgimento nella
scalata all'Rcs e difende invece sé stesso e
il suo partito dalle commistioni nella
vicenda Unipol-Bnl, nonostante il diverso
parere di autorevoli personaggi della
sinistra come Giuliano Amato e Guido Rossi.
C'è da chiedersi che senso abbia un'uscita
così confusa su un argomento tanto
delicato".
Dal fronte della Lega Nord, il ministro
delle Riforme Roberto Calderoli ha invece
preso come pretesto la polemica tra Bondi e
Fassino per mettere in discussione il ruolo
di Romano Prodi.
"Fassino dice che serve un patto
Berlusconi-Prodi per cambiare Governatore?
Io non entro nella vicenda Fazio, ma di
certo non riconosco la titolarità di leader
a Romano Prodi, perché se fosse leader del
centrosinistra non ci sarebbe bisogno delle
primarie - ha attaccato la camicia verde -
non capisco perché venga dato a Prodi tutto
questo spazio da tv e giornali, figuriamoci
in veste di interlocutore istituzionale. Tra
l'altro si tratta di una persona
praticamente mai eletta. Non sono
riconosciuti né dalla Costituzione, né da
leggi i leader delle coalizioni, ma se
vogliamo parlare di un riconoscimento
politico, perlomeno aspettiamo il voto delle
primarie". |