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Il presidente del Tribunale di Milano
Vittorio Cardaci ha oggi risposto a Pier
Ferdinando Casini, che la scorsa settimana
aveva chiesto lumi riguardo le
intercettazioni, ordinate dalla Procura e
pubblicate poi da alcuni organi di
informazione, nelle quali sarebbero presenti
stralci di conversazioni telefoniche di
alcuni parlamentari.
"Da notizie di stampa risulterebbe che
nell'ambito di un procedimento penale siano
state acquisite agli atti trascrizioni di
intercettazioni di conversazioni alle quali
avrebbero preso parte deputati - si leggeva
nella missiva spedita al Palazzo di
Giustizia di Milano dalla terza carica dello
Stato - al riguardo Le sarò grato se vorrà
fornirmi ogni utile elemento di conoscenza
sugli eventuali profili di interesse della
Camera, ai fini di cui all'articolo 68 della
Costituzione".
In base all'articolo 68 della Costituzione i
Giudici, prima di procedere a delle
intercettazioni nei confronti di un membro
del Parlamento, devono chiedere
l'autorizzazione alla Camera (se è un
Deputato) o al Senato (se è un senatore).
Rispondendo al centrista, Cardaci ha oggi
reso noto che "non risulta che alcuna delle
conversazioni telefoniche intercettate sia
riferibile a persone identificabili come
deputati della Repubblica".
"In conseguenza si deve escludere - ha
aggiunto - che siano state assoggettate a
intercettazione utenze telefoniche della
Camera dei deputati o appartenenti a singoli
deputati e che siano state acquisite agli
atti trascrizioni di conversazioni
telefoniche intercettate nel procedimento
sopraindicato (a carico di terzi non
parlamentari) a cui abbiano occasionalmente
preso parte membri di detta Camera". |