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"Io ho pagato quel pochino di acconto e
tutto sommato non provo rancore nei
confronti di nessuno. Soltanto vorrei dire
non lo fate più. Certi magistrati sarebbe
stato meglio non fossero esistiti". Queste
le parole che mercoledì il Senatore a vita
Giulio Andreotti ha pronunciato davanti alla
platea di "Comunione e Liberazione" parlando
dei Giudici che lo hanno processato per
mafia a Palermo.
Dichiarazioni che hanno convinto l'ex
Procuratore Generale del capoluogo siciliano
Giancarlo Caselli a prendere carta e penna
per scrivere una lettera di replica, lettera
che è oggi stata pubblicata dal quotidiano
Il Giornale.
"Prendersela con i Giudici per cancellare i
fatti è come spaccare lo specchio che rivela
il bubbone sul viso - si legge nella missiva
- comprensibile per chi tiene a se stesso,
ma inaccettabile per chiunque abbia rispetto
per la verità. E senza verità, una
democrazia rischia parecchio".
Caselli ha ribadito dunque per l'ennesima
volta che al termine di quei processi Giulio
Andreotti non è stato assolto pienamente, ma
ha soltanto beneficiato dell'estinzione del
reato per prescrizione.
"I fatti accertati non sono robetta da poco
- ha aggiunto - meglio augurarsi che non
siano mai esistiti i magistrati che hanno
accertato queste verità processuali oppure
meglio augurarsi che non fossero mai
esistiti i fatti gravissimi che i supremi
giudici di Roma hanno solennemente
confermato?".
Il Magistrato ha amaramente concluso
ricordando che in Italia prendersela con le
Toghe è diventato una sorta di "sport
nazionale praticato anche ai più alti
livelli". |