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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 31 AGOSTO 2005
Scrittore turco sotto processo: ha parlato del genocidio armeno

redazione

Parlare del genocidio armeno può costare molto caro in Turchia. Lo sa bene lo scrittore Orhan Pamuk, che è stato rinviato a giudizio perché colpevole di aver dichiarato, nel corso di una recente intervista - che oltre un milione di persone novant'anni fa sono state massacrate su espresso ordine del Governo di Ankara. Rischia tre anni di galera per "oltraggio alla nazione".
Era il 1915: le autorità dell'allora impero ottomano ordinarono una ritorsione contro il popolo armeno, ritenuto complice dei russi, i quali avevano inflitto alla Turchia una pesante sconfitta nel corso della prima guerra mondiale. Fu un massacro inaudito, che durò per otto lunghi anni.
Il governo turco non ha mai ammesso le proprie responsabilità ed ha anzi avuto numerose crisi diplomatiche con gli stati che le hanno denunciate, l'ultima qualche mese fa proprio con la Russia, con il presidente del parlamento di Ankara, Bulent Arinc, che rifiutò di recarsi in visita a Mosca a causa della decisione del Cremlino di riconoscere il genocidio.
Il rifiuto di ammettere quel massacro è uno dei principali ostacoli che separa la Turchia dall'ingresso nell'Unione europea.
"Se non c'è riconoscimento del genocidio da parte del Governo di Ankara, la Turchia non entrerà in Europa - ha recentemente affermato Francois Hollande, segretario del partito socialista francese - è una posizione chiara, netta. Il genocidio armeno è stato il primo del XX secolo, non il solo, purtroppo. La causa armena non riguarda solo gli armeni, ma tutti quelli che credono nei diritti dell'uomo".

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