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Parlare del
genocidio armeno può costare molto caro in
Turchia. Lo sa bene lo scrittore Orhan Pamuk,
che è stato rinviato a giudizio perché
colpevole di aver dichiarato, nel corso di
una recente intervista - che oltre un
milione di persone novant'anni fa sono state
massacrate su espresso ordine del Governo di
Ankara. Rischia tre anni di galera per
"oltraggio alla nazione".
Era il 1915: le autorità dell'allora impero
ottomano ordinarono una ritorsione contro il
popolo armeno, ritenuto complice dei russi,
i quali avevano inflitto alla Turchia una
pesante sconfitta nel corso della prima
guerra mondiale. Fu un massacro inaudito,
che durò per otto lunghi anni.
Il governo turco non ha mai ammesso le
proprie responsabilità ed ha anzi avuto
numerose crisi diplomatiche con gli stati
che le hanno denunciate, l'ultima qualche
mese fa proprio con la Russia, con il
presidente del parlamento di Ankara, Bulent
Arinc, che rifiutò di recarsi in visita a
Mosca a causa della decisione del Cremlino
di riconoscere il genocidio.
Il rifiuto di ammettere quel massacro è uno
dei principali ostacoli che separa la
Turchia dall'ingresso nell'Unione europea.
"Se non c'è riconoscimento del genocidio da
parte del Governo di Ankara, la Turchia non
entrerà in Europa - ha recentemente
affermato Francois Hollande, segretario del
partito socialista francese - è una
posizione chiara, netta. Il genocidio armeno
è stato il primo del XX secolo, non il solo,
purtroppo. La causa armena non riguarda solo
gli armeni, ma tutti quelli che credono nei
diritti dell'uomo". |