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In principio fu la rivolta
fiscale. "Schiavo del nord, paga e taci" era la scritta che campeggiava
sui muri padani prima della calata degli Unni sulla Capitale. Poi, si
legge su "La Padania" e si sente dire fra i militanti delusi, qualcosa è
cambiato. Piace la cadrega? Non sia mai: a tre giorni dalle regionali la
Lega Nord torna alle origini, tra la sua gente, gridando allo scandalo
di Lazio ladrona, e invitando migliaia di imprese a seguire la strada
della società di Lotito.
Una vera vergogna, la legge spalma Irpef che consentirà alla Lazio di
rateizzare i debiti col fisco (140 milioni di euro su un totale di 157)
in 23 anni ad un tasso del 2,5%. Peccato sia stata votata dall'intera
maggioranza, Lega in testa. Che ora incita alla rivolta. Chapeu. Ma è
solo l'ultima del Carroccio di Carnevale: "Roma ladrona" e Roma
poltrona, No Formigoni, si Formigoil, "Cappio per i tangentari", e tutti
insieme appassionatamente (De Michelis, Tognoli, pregiudicati e affini),
"il mafioso di Arcore" e lo fanno presidente del Consiglio, "staneremo i
fascisti casa per casa" e Borghezio va a braccetto con Forza Nuova.
"Le pensioni d'anzianità del nord non si toccano" e arriva la riforma
che farà morire sul lavoro, "lotta agli sprechi" e votano un federalismo
annacquato che raddoppierà costi e poltrone. Aumenti agli statali? Sì
(An, Udc), no (Lega), forse (il piazzista). Riforma costituzionale
federalista? Al centrosud raccontano la storiella opposta
dell'"interesse nazionale". E' il gioco delle tre carte targato Re Sòla,
sperimentato con successo alle politiche nel '94 e nel 2001.
Rifunzionerà? |