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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 5 APRILE 2005
Disfatta elettorale: nel centrodestra si rischia il "golpe"
REDAZIONE

La Casa delle Libertà perde le elezioni Regionali. Mantiene il controllo solo di Lombardia e Veneto, ma perde nelle restanti undici regioni. La coalizione soccombe, anche in termine di voti complessivi, di fronte all'Unione. E Forza Italia, il partito del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, incassa solo il 20 per cento delle preferenze.
Nella Casa delle Libertà è crisi vera, tanto che - riferiscono numerosi organi di stampa - il Cavaliere avrebbe fatto appello agli alleati, chiedendo a tutti di non tentare "golpe di palazzo" e di non iniziare guerre di schieramenti". La poltrona di leader della coalizione è dunque a rischio, come pure è a rischio quella di capo del Governo.

Ma gli alleati nel frattempo non perdono l'occasione per sottolineare le responsabilità del premier in questa sconfitta.
"Se la coalizione del centrodestra perde le elezioni, perde anche Berlusconi", ha messo subito in chiaro l'aennino Ignazio la Russa, mentre l'ex missino Domenico Nania ha ribadito che, "a fronte di un mantenimento dei partiti della coalizione, sembra esserci una sconfitta di Forza Italia".

"Responsabilità di molti, ma non certo di Berlusconi", ha subito replicato il forzista Claudio Scajola, il cui tempismo nel difendere il Cavaliere è la prova inequivocabile che tra gli alleati iniziano ad emergere pericolosi segnali di "ribellione".
Persino il Governatore della Lombardia Roberto Formigoni, uno dei pochi sopravvissuti all'ecatombe di ieri (così l'ha definita Francesco Storace), polemizza con l'Esecutivo: "Penso si sia incrinato qualche cosa tra l'opinione pubblica il Governo".
Per il ministro degli Esteri Gianfranco Fini il Governo ora "è politicamente più debole", per il leader dell'Udc Marco Follini la "Casa delle Libertà è in difficoltà".

Tra i partiti della Maggioranza a difendere Berlusconi resta solo il Carroccio.
"Dimissione del premier? - ha commentato Roberto Calderoli - mi sembra fuori luogo, c'è stata una somma di fattori locali e nazionali".
E il ministro Roberto Maroni chiarisce che "non c'è nessuna alternativa a Berlusconi".

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