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La terza sezione della
Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha formalmente chiesto
all'Italia di fornire spiegazioni sulle procedure di identificazione e
sulla eventuale presentazione di richieste d'asilo da parte degli
immigrati sbarcati nelle ultime settimane nell'isola di Lampedusa e
respinti dal nostro Governo. L'Esecutivo di Roma avrà tempo fino al 6
maggio per fornire le necessarie spiegazioni.
"Finalmente il governo italiano è stato richiamato di fronte alle
Istituzioni europee per la pratica barbara delle espulsioni di massa
messe in atto a Lampedusa nelle ultime settimane - ha commentato
l'europarlamentare Claudio Fava - mi auguro che questo atto sia un primo
passo, per il governo italiano, verso la definitiva archiviazione di una
pratica non solo censurata da tutte le convenzioni internazionali, ma
respinta dal nostro buon senso e dai più elementari principi di
solidarietà".
A metà marzo, infatti, le autorità italiane avevano rimpatriato
centinaia di clandestini sbarcati in quei giorni sulle nostre coste. Una
pratica, avevano assicurato diverse associazioni che tutelano i diritti
dei rifugiati, palesemente in violazione del diritto internazionale.
Sulla questione era per esempio intervenuta Amnesty International, che
aveva parlato di una vera e propria "deportazione". Aveva protestato
anche l'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite e la
Commissione europea aveva incaricato il proprio commissario alla
Giustizia Franco Frattini di contattare il ministro dell'Interno
italiano Giuseppe Pisanu per chiedere spiegazioni. |