|

Il leader dei Radicali
Marco Pannella sospende - per motivi di salute - lo sciopero della fame,
ma continua a chiedere a deputati e senatori di varare quanto prima un
provvedimento in favore dei detenuti, quel gesto di clemenza che aveva
chiesto Giovanni Paolo II nel corso della sua visita al Parlamento.
Nei poli il dibattito su questa questione è sempre acceso. Il
centrodestra è lo schieramento più diviso, con gran parte di Forza
Italia ed Udc a favore del gesto di clemenza ed An e Lega contrari.
Nelle ultime ore, però, il partito di Gianfranco Fini ha aperto uno
spiraglio, con Ignazio La Russa che auspica "uno sforzo" del suo partito
in questa direzione, magari da barattare con "una maggiore severità
verso gli habituè del crimine".
"Le Istituzioni ascoltino Marco Pannella e si prendano carico
dell'esigenza di un provvedimento di clemenza - ha dichiarato invece il
forzista Franco Frattini - serve un provvedimento per decongestionare le
carceri e per affrontare il tema della giustizia rapida".
Meno possibilista il ministro della Giustizia Roberto Castelli, che
chiede ai politici di non "ingenerare false aspettative nei detenuti"
con le loro dichiarazioni. Anche perchè proprio il suo partito, la Lega
Nord, sembra intenzionato a fermare ad ogni costo un'eventuale proposta
di legge.
"Non credo che ci siano le condizioni per poter nemmeno iniziare a
ragionare - ha messo in chiaro alcuni giorni fa la camicia verde
Francesco Moro - sono altri i problemi seri".
Diversa la situazione del centrosinistra, dove la quasi totalità dei
partiti è a favore del gesto di clemenza.
"L'iniziativa di Pannella merita solidarietà e atti concreti in
Parlamento - ha chiarito il Verde Paolo Cento - per questo, senza tirare
alle lunghe questo dibattito e illudere i detenuti, è necessario un
pronunciamento chiaro di tutte le forze politiche".
Unica eccezione la posizione espressa dall'Italia dei Valori, fermamente
contraria a questa amnistia.
"Finito l'ennesimo ricatto a cui Pannella ci ha abituati con il suo
solito digiuno a tempo, è necessario riportare la questione
dell'amnistia nel suo alveo istituzionale e morale - ha spiegato Antonio
Di Pietro - ancora una volta assistiamo al solito gioco per cui si
sacrificano risorse umane e finanziarie per combattere il crimine e poi
ogni volta che le carceri scoppiano i detenuti vengono rimessi in
libertà secondo lo schema del gioco dell'oca. Questa volta, per altro,
il gioco è ancora più sporco perché il tutto è orchestrato dai tanti
condannati presenti nelle istituzioni che, approfittando della morte del
Papa, vogliono garantirsi impunità a buon mercato senza fare ammenda né
per i reati commessi né per i danni arrecati". |