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Cosa succede nel
centrosinistra, ormai passata l’euforia per le vittorie del 3 e 4
aprile? Tra le fila dell’Unione, oltre alla naturale soddisfazione per i
risultati ottenuti, si è notato anche un atteggiamento di tranquilla
seppure attenta contemplazione delle tormentate vicende della Casa delle
Libertà, che ancora cerca di ritrovare il filo di Arianna tra vertici,
riappacificazioni, dichiarazioni di fedeltà, minacce e strategie
dell’ultima ora.
Chiunque abbia posto questa domanda a un qualsiasi membro dell’Unione:
“Sarebbe il caso di votare la sfiducia al Governo?” si è sentito
rispondere che sì, per il bene dell’Italia sarebbe cosa buona e giusta
andare alle elezioni anticipate, ma che dovrebbe essere lo stesso
Berlusconi a prendere tale decisione. Altrimenti che vada pure avanti,
tanto peggio per lui (ma anche per chi verrà dopo, date le condizioni
non certo floride in cui, si prevede, verserà l’Italia).
Ed ecco che le dichiarazioni del presidente di Confindustria Luca
Cordero di Montezemolo vengono fatte proprie da Fassino e i suoi: se il
Governo è capace di governare, che governi, oppure ne prenda atto e
risparmi al Paese l’agonia di un altro anno.
D’altra parte anche la Cgil, che chiedeva ormai da anni al Governo una
politica economica nettamente diversa rispetto a quella intrapresa, è
anch’essa d’accordo sul fatto che il Paese non può assolutamente
permettersi un’attesa troppo lunga, conclusione a cui queste verifiche
politiche rischiano invece di condurre.
Ma si sa che il premier è deciso a portare a termine la legislatura e
pare non preoccuparsi se con questa presa di posizione il Paese andrà
ulteriormente allo sfacelo.
L’Unione sta a guardare dunque, attendendo pazientemente che l’era delle
grandiose promesse non mantenute, della tv di regime, dei sorrisi
plastificati, delle gaffes europee giunga al termine, esali l’ultimo
respiro, soffocando per sua stessa mano. Pensa che i tempi non siano
ancora maturi per stilare un programma dettagliato, per definire alcuni
punti, ad esempio come presentarsi alle eventuali elezioni politiche del
2006. Sembra non preoccuparsi, per il momento, delle voci malevole che
continuano a ricordare al Professore di prestare attenzione alla “serpe”
che si è voluto a tutti i costi portare in seno, ovvero Bertinotti e la
sua Rifondazione Comunista.
Sarà davvero questa la giusta strategia da seguire?
Intanto però l’intervento di Rutelli sul Corriere della Sera riguardo
alle eventuali aperture del centrosinistra ai delusi del Polo suscita
una valanga di critiche sia da parte del centrodestra che dai suoi
stessi alleati. Ad esempio Marco Rizzo, europarlamentare del Pdci accusa
il leader della Margherita di trasformismo, e vede nelle sue parole il
pericolo del ritorno della vecchia idea del grande centro: il quale non
sarebbe altro che un berlusconismo senza Berlusconi. Cossutta quindi ne
approfitta per criticare Rutelli sulle proposte economico-sociali e
riguardanti il lavoro, bollandole come troppo moderate: farebbero
decisamente perdere consensi a sinistra, oltre a non guadagnarne affatto
da destra. Vediamo quindi affacciarsi anche le aspirazioni del leader
del Prc Fausto Bertinotti, convinto che sia necessario un netto
spostamento dell’asse della coalizione a sinistra.
Come ha dimostrato la vittoria di Nichi Vendola in Puglia e come ha
ribadito Pietro Folena mentre si accingeva ad abbandonare i Ds, nel
partito di Rifondazione sono infatti convinti che sia tramontata la
vecchia idea di una sinistra italiana che non può aspirare al governo
senza tendere verso il centro, rinnegando così la propria essenza per
trasformarsi in qualcos’altro. Ormai non è più necessario seguire per
forza la via moderata e neoliberista. La Puglia infatti, secondo il
proprio nuovo governatore, diverrà un esempio per tutta l’Italia, sarà
un laboratorio di innovazione sociale e di pace che ha già visto, in
occasione delle elezioni, come vero protagonista un ritorno della
partecipazione popolare, una rivitalizzazione dei movimenti, del
confronto e dell’iniziativa politica collettiva, capace di ridestare le
aspirazioni e la voglia di rivalsa del Mezzogiorno.
E Prodi ha già avuto un colloquio col neogovernatore Vendola: si è
parlato di una futura riunione dei presidenti del centrosinistra con
annesso incontro tra i presidenti delle regioni del sud. Uno dei primi
obiettivi sarà innanzitutto l’eliminazione definitiva dello spettro
della devolution, e su questo finora sono d’accordo tutti.
Per ora, episodio Rutelli a parte, il dialogo tra moderati e radicali in
seno al centrosinistra continua infatti a far ben sperare in una futura
e positiva collaborazione tra le parti.
Per il momento si attende, come si è detto, la caduta definitiva del
Polo e l’opinione comune è quella di mantenere l’attenzione concentrata
sugli ultimi atti del Cavaliere. Poi si potrà pensare meglio ai problemi
futuri: chi parteciperà o meno al governo e le eventuali cooperazioni,
lista e simboli annessi e connessi, un piano d’azione determinato ed
efficace, che possa risollevare economicamente e politicamente l’Italia
una volta terminata l’era Berlusconi.
Questo è ciò che Prodi continua a ripetere: è però scontato che lui,
metodico solerte, ci stia già lavorando su, pur mantenendo il silenzio e
la riservatezza. Ed è bene che sia così, in quanto il suo compito, pur
con tutte le buone premesse, non sarà facile. |