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Lo scandalo
dell’espulsione forzata di immigrati da parte del Governo di Berlusconi
ha posto il nostro Paese sotto il controllo dell’Unione Europea.
Infatti, la questione della violazione dei diritti dei Rifugiati e la
politica sull’immigrazione sono state discusse al Parlamento Ue, mentre
la Corte europea ha aperto un’inchiesta su quanto accaduto in
particolare sull'isola di Lampedusa. Abbiamo intervistato la diessina
Chiara Acciarini, fortemente attiva in questo campo.
Quali possono essere le conseguenze di queste indagini da parte
dell’Unione Europea per l’Italia?
Dobbiamo distinguere tra l’attività del Parlamento e quella della Corte.
Il primo si muove su un campo politico e le conseguenze ricadono quindi
in questo ambito. Per quanto riguarda la Corte siamo ancora nella fase
di richiesta al Governo italiano di documenti, ma è significativo ed
importante che la questione sia affrontata a livello europeo. Molto
dipenderà dai documenti che il Governo consegnerà per discolparsi: noi
per ora non possiamo saperne nulla, ma siamo convinti del contrario. Gli
immigrati che hanno fatto ricorso potranno ottenere l’annullamento del
decreto di espulsione. Già da ora, però, è chiaro che non si può andare
avanti così.
Dovendo quindi cambiare politica cosa propone il centrosinistra?
È tutto l’atteggiamento nei confronti degli immigrati che va cambiato.
La politica finora condotta è molto negativa, e ha contribuito a
irrigidire e peggiorare la situazione. I Democratici di Sinistra hanno
già discusso la materia nel recente Congresso e definito un’indirizzo
politico che prevede la chiusura degli attuali Centri di Permanenza
Temporanea (i famigrati CPT) e l’istituzione di nuovi “centri di
accoglienza” che non devono avere caratteristiche detentive, ma devono
essere improntati a una diversa politica di umana solidarietà.
Allargando il punto di vista sul problema, cosa ne pensa delle intese
che si possono formare con i Paesi di origine degli immigrati?
Bisogna stare molto attenti. Spesso si tratti di accordi molto vaghi,
validi solo politicamente. Se prendiamo come esempio proprio questo
ultimo caso, l’accordo tra Italia e Libia non ha nessun valore e
fondamento giuridico: per averli dovrebbe essere stato ratificato dal
Parlamento, mentre questo era un accordo verbale probabilmente preso
“sotto una tenda”. I disastri di questo tipo di politica alla fine
escono fuori e infatti ora tutta l’Unione Europea ci guarda. |