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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 19 APRILE 2005
Tutti gli incubi del Cavaliere
STEFANO SANTACHIARA

"Senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda". Le parole di Marcello Dell'Utri, intervistato da Antonio Galdo per il libro "Saranno potenti?" (Sperling & Kupfer, 2003), sembrano non suggerire nulla alle frotte di politologi ed esperti che da giorni vivisezionano e sproloquiano su galateo istituzionale, dimissioni, rimpasti, crisi pilotate, interim, In & Out, asse del nord, discontinuità, rilancio dell'azione e teatrini vari.

Dimenticano l'unica cosa certa oggi in Italia: da quella sedia, il Bisunto, non si schioderà per nulla al mondo. Ricordate il Parlamento degli inquisiti avvinghiati alle poltrone? Qui sarà peggio. Perché se ManiPulite aveva scoperchiato il marcio del legame politica-affari-malavita portando ad iscrivere nel registro degli indagati oltre un centinaio d'eletti del popolo, in questo caso è il presidente-padrone, l'uomo più potente e avvilente d'Italia, che si gioca tutto.
Altro che elezioni anticipate a giugno, ottobre o governo impallinato dai franchi tiratori. Ammesso e non concesso che faccia sul serio, Follini (che futuro potrebbe avere sfasciando tutto?) controlla poco più della metà del partito (si pensi alla nutrita compagine sicula, alle ottime collaborazioni amministrative al Sud, ai non pochi Giovanardi) e quasi nessuno (l'unico che pare averne davvero abbastanza del Neuropremier è Tabacci) sarebbe disposto a seguirlo in una rottura definitiva. Anche perchè Berlusconi offrirà di tutto e di più. L'estate scorsa bastò qualche cadrega e la minaccia di far sparare e sparire dalle tv il segretario Udc; oggi il prezzo sale, ma Mister "20 miliardi di patrimonio" non ha limiti e farà in modo di sistemare ogni cosa.

Poi solo campagna elettorale, feroce e senza regole (a partire dall'eliminazione della par condicio). Con Berlusconi che metterà in campo tutta la superconcentrazione di potere accumulata e finora sfruttata solo in minima parte del suo potenziale.
Censure, linciaggi ad hoc, manipolazione delle notizie, dettatura dell'Agenda politica, sociale e di costume per un lavaggio del cervello catodico, eliminazione d'ogni forma di dissenso, sostituzione dei maggiordomi non abbastanza servi e quant'altre schifezze hanno contraddistinto questi primi 4 anni di Regime mediatico sono niente a confronto di ciò che accadrà. Perché Silvio Berlusconi, stavolta, rischia tutto.
Cosa e da chi? Non molto dall'eventuale Governo di centrosinistra infestato da D'Alema, Rutelli e compagnia inciuciante, tutti ancora ai posti di comando-pronti a profittare dei disastri berlusconiani senza annoverare alcun merito né proposta- nonostante la sequela di batoste elettorali (1999-2001) che li avrebbero rispediti a casa in qualsiasi paese democratico con fisiologico ricambio delle classe politica.

Loro, autoproclamatisi "riformisti (dalle ignote riforme)" e "forza di governo responsabile", in questi dodici anni sono stati i migliori alleati di Berlusconi. Prima accettandolo come competitor (fin dal '94 era ineleggibile in quanto titolare di pubbliche concessioni, come sancisce la legge 361 del 1957) e rinunciando a fare domande sul suo oscuro passato di frequentazioni mafiose, finanziatori occulti e reati accertati (sei volte prescritto e una amnistiato: nei tanto amati Stati Uniti - dove la prescrizione si calcola dal momento in cui viene commesso il reato alla data di rinvio a giudizio, l'evasione fiscale e il falso in bilancio sono puniti con decenni di prigione, ed è reato anche mentire alla Corte - sarebbe rinchiuso da un pezzo).
Poi, non paghi, rilegittimandolo come capo dell'opposizione (mentre il nemico veniva considerato la Lega, che allora era l'unica a parlare del "mafioso di Arcore" e a votare alla Camera, al contrario del centrosinistra, per l'autorizzazione agli arresti di Dell'Utri e Previti) dimenticando il conflitto d'interessi (in spregio alle più elementari norme di incompatibilità e di antitrust Mediaset non solo mantenne una posizione dominante nel sistema televisivo, ma entrò in Borsa a vele spiegate) ed elevandolo al rango di grande costituente (nella Bicamerale mandata all'aria da Silvio e, diabolicum, anche nell'ultima riforma costituzionale votata dalla Cdl, che gli ansiosi riformisti non criticano nel contenuto ma nella forma: avrebbero voluto devastare la Costituzione assieme).

Valga per loro l'imitazione che fece Corrado Guzzanti/Rutelli alla vigilia delle politiche 2001: "A Berluscò, ricordate degli amici". Gente che un domani, a parte rilottizzare pani e posti, dare lezioncine a destra e soprattutto a manca, accogliere saltimbanchi e pregiudicati doc, sarebbe anche capace di proporre "Berlusconi al Quirinale". Ma i tanti amici e salvacondotti stavolta non bastano. Al di là delle pur esistenti ragioni antropologiche (il termine "sconfitta", "ho sbagliato", "ho mentito", assieme alle dolci paroline Mafia e Nazifascismo, non rientrano nel dizionario del "berlusconismo"), Reo Silvio deve andare allo scontro totale perchè sente che i tempi sono cambiati (il leader del centrosinistra è un Romano Prodi più slegato dalle segreterie dei partiti e forse in grado di imporre qualche sgradita sorpresa: vi immaginate un Ministro della Giustizia che lavori per la riduzione dei tempi di prescrizione, l'abbattimento di immunità e privilegi parlamentari e una maggiore cooperazione giudiziaria europea? O un liberale vero all'antitrust che dia finalmente al mercato radiotelevisivo - e non solo - una libera concorrenza, con conseguenti vantaggi in termini di meritocrazia per gli operatori e di convenienza per i cittadini? E una tv pubblica modello Zapatero, non più ostaggio della politica, che in ogni democrazia deve essere controllata dai mass media e non viceversa?) e il passato sta tornando inesorabile.

Undici anni nella stanza dei bottoni gli hanno consentito di fagocitare e monetizzare tutto ciò che gli capitava a tiro, ma sono bastati solo ad allontanare e non a cancellare l'incubo Giustizia. A Milano potrebbe presto essere processato per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita nella vicenda dell'acquisto di diritti tv dagli Stati Uniti. Accuse alle quali si è aggiunta di recente quella di corruzione, perchè per coprire altri reati - secondo l'ipotesi dell'accusa - Berlusconi avrebbe comprato la testimonianza di David Mills, l'avvocato inglese ideatore del sistema off-shore della Fininvest. Un po' un effetto slavina del crimine, che disciolte le immunità politiche, arriva fino in Spagna. Il procuratore anti-corruzione Baltazar Garzon attende infatti la ripresa del processo Telecinco, sospeso fino al termine del mandato di Berlusconi. Il Cavaliere, Dell’Utri e altri manager Fininvest responsabili in Spagna dell'emittente sono accusati di frode fiscale (i fatti risalgono agli anni fra il 1990 e il 1995 e la frode fiscale ammonterebbe ad una somma fra 13 e 18 miliardi di pesetas, ossia tra i 78 e 108 milioni di euro) e violazione della legge antitrust spagnola, per avere detenuto occultamente il controllo di Telecinco, proibito dalle leggi antimonopolio.

E poi, senza più Cirami, Cirielli o impunità per legge, si fa più critica la situazione degli amici. Per Cesare Previti si avvicina la sentenza d'Appello del processo Imi/Sir Lodo Mondadori (Berlusconi fu prescritto grazie alla concessione delle attenuanti generiche), che in primo grado lo vide condannato per corruzione in atti giudiziari a undici anni di reclusione e al maxi-risarcimento di 380 milioni di euro alla Cir di De Benedetti (nel filone Lodo Mondadori, per aver comprato la sentenza che scippava a De Benedetti e donava a Berlusconi la più importante casa editrice italiana). Più avanti arriverà l'Appello anche per il processo Sme-Ariosto, che in primo grado si chiuse con una condanna a 5 anni per Previti (che corruppe coi milioni Fininvest e del Capo il giudice Squillante). Non se la passa meglio l'ideatore di Forza Italia e Capo di Publitalia Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado al processo di Palermo a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Cose spiacevoli, da affrontare in solitudine.

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