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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 3 FEBBRAIO 2005
Bush punta su Teheran: "L'America è al fianco del popolo iraniano"
REDAZIONE

"Se vi schiererete per la libertà, l'America sarà al vostro fianco". Il presidente americano George Bush, in occasione del discorso sullo Stato dell'Unione, si è rivolto direttamente al popolo dell'Iran, in quello che è sembrato un vero e proprio invito alla ribellione contro il regime fondamentalista.
Un discorso, quello dell'inquilino della Casa Bianca, apprezzato - secondo la tv statunitense Cnn - da oltre il sessanta per cento della popolazione americana e che è stato interrotto sessantuno volte dagli applausi dei rappresentanti del Congresso. Poco prima l'amministrazione repubblicana aveva nominato Elliott Abrams "responsabile della strategia mondiale per la democrazia".

"L'Iran rimane il pericolo numero uno per la sua intenzione di sviluppare armamenti nucleari - ha chiarito Bush - l'Iran rimane lo Stato principale sponsor del terrorismo, uno Stato che persegue arsenali nucleari e intanto priva il suo popolo della libertà che esso ricerca, e che merita. Al popolo iraniano io questa sera dico: mentre voi iraniani vi battete per la vostra stessa libertà, l'America si erge al vostro fianco".
Bush ha inoltre chiesto alla Corea del Nord di interrompere i suoi programmi nucleari e alla Siria di "smetterla di aiutare i terroristi". Poi ha minacciato: "Continueremo a costruire coalizioni che sconfiggeranno i pericoli del nostro tempo, per sconfiggere con la forza della libertà dell'uomo le forze dell'odio e del terrore".
Un severo monito è stato rivolto anche alla Arabia Saudita e all'Egitto, che devono impegnarsi di più "sul fronte della democrazia".
"L'America continuerà a rimanere sulla difensiva, per prevenire ogni attacco dei terroristi contro la nostra nazione - ha assicurato - è un nostro dovere preservare questo Paese per i nostri figli e proteggerlo dalle minacce esterne: ai nostri figli trasmetteremo le stesse libertà di cui stiamo godendo noi stessi".

Il numero uno della Casa Bianca ha quindi promesso trecentocinquanta milioni di dollari all'Autorità Nazionale palestinese ed ha chiarito che l'obiettivo della sua amministrazione è quello di costruire in Medioriente "due Stati democratici, Israele e Palestina, che vivano l'uno accanto all'altro in pace".
Per quel che concerne l'Iraq, Bush ha parlato dell'alta affluenza alle recenti elezioni come di una vittoria della sua politica ed ha chiarito che al momento non c'è nessun calendario per uscita dall'Iraq.
"Non metteremo a punto alcun calendario prestabilito per il ritiro delle truppe - ha ribadito - se lo facessimo sarebbe come dire ai terroristi che possono vedere una speranza all'orizzonte. Lasceremo l'Iraq quando la nostra missione sarà compiuta".
Sul fronte della politica interna il presidente si è occupato soprattutto del sistema pensionistico, che - sempre secondo Bush - necessita di una rigorosa riforma. Il capo di Stato Usa ha poi rinnovato la propria contrarietà ai matrimoni tra persone dello stesso sesso ed ha annunciato una maggiore ricerca per "creare le condizioni per lo sviluppo di fonti di energia alternativa".

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