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"Se vi schiererete per la libertà,
l'America sarà al vostro fianco". Il presidente americano George
Bush, in occasione del discorso sullo Stato dell'Unione, si è
rivolto direttamente al popolo dell'Iran, in quello che è sembrato
un vero e proprio invito alla ribellione contro il regime
fondamentalista.
Un discorso, quello dell'inquilino della Casa Bianca, apprezzato -
secondo la tv statunitense Cnn - da oltre il sessanta per cento
della popolazione americana e che è stato interrotto sessantuno
volte dagli applausi dei rappresentanti del Congresso. Poco prima
l'amministrazione repubblicana aveva nominato Elliott Abrams
"responsabile della strategia mondiale per la democrazia".
"L'Iran rimane il pericolo numero uno per la sua intenzione di
sviluppare armamenti nucleari - ha chiarito Bush - l'Iran rimane
lo Stato principale sponsor del terrorismo, uno Stato che persegue
arsenali nucleari e intanto priva il suo popolo della libertà che
esso ricerca, e che merita. Al popolo iraniano io questa sera
dico: mentre voi iraniani vi battete per la vostra stessa libertà,
l'America si erge al vostro fianco".
Bush ha inoltre chiesto alla Corea del Nord di interrompere i suoi
programmi nucleari e alla Siria di "smetterla di aiutare i
terroristi". Poi ha minacciato: "Continueremo a costruire
coalizioni che sconfiggeranno i pericoli del nostro tempo, per
sconfiggere con la forza della libertà dell'uomo le forze
dell'odio e del terrore".
Un severo monito è stato rivolto anche alla Arabia Saudita e
all'Egitto, che devono impegnarsi di più "sul fronte della
democrazia".
"L'America continuerà a rimanere sulla difensiva, per prevenire
ogni attacco dei terroristi contro la nostra nazione - ha
assicurato - è un nostro dovere preservare questo Paese per i
nostri figli e proteggerlo dalle minacce esterne: ai nostri figli
trasmetteremo le stesse libertà di cui stiamo godendo noi stessi".
Il numero uno della Casa Bianca ha quindi promesso
trecentocinquanta milioni di dollari all'Autorità Nazionale
palestinese ed ha chiarito che l'obiettivo della sua
amministrazione è quello di costruire in Medioriente "due Stati
democratici, Israele e Palestina, che vivano l'uno accanto
all'altro in pace".
Per quel che concerne l'Iraq, Bush ha parlato dell'alta affluenza
alle recenti elezioni come di una vittoria della sua politica ed
ha chiarito che al momento non c'è nessun calendario per uscita
dall'Iraq.
"Non metteremo a punto alcun calendario prestabilito per il ritiro
delle truppe - ha ribadito - se lo facessimo sarebbe come dire ai
terroristi che possono vedere una speranza all'orizzonte.
Lasceremo l'Iraq quando la nostra missione sarà compiuta".
Sul fronte della politica interna il presidente si è occupato
soprattutto del sistema pensionistico, che - sempre secondo Bush -
necessita di una rigorosa riforma. Il capo di Stato Usa ha poi
rinnovato la propria contrarietà ai matrimoni tra persone dello
stesso sesso ed ha annunciato una maggiore ricerca per "creare le
condizioni per lo sviluppo di fonti di energia alternativa". |