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Un cittadino straniero gay non può
essere espulso se nel suo paese l'omosessualità è considerata
reato. Con questa motivazione oggi un Giudice di pace di Torino,
la Dottoressa Giuliana Bologna, ha deciso di annullare l'ordine di
espulsione ai danni di un cittadino senegalese sprovvisto di
permesso di soggiorno, che in caso di rimpatrio rischierebbe fino
a cinque anni di carcere per il semplice fatto di aver ammesso la
propria omosessualità. Il Giudice ha infatti ricordato che la
Bossi-Fini prevede che in caso di persecuzione per
ragioni personali l'immigrato non possa essere espulso.
"Dopo aver creato, con la sentenza di primo grado del gup di
Milano, un'area franca per terroristi-guerriglieri, oggi, con il
pronunciamento del giudice di pace di Torino, stiamo creando anche
il paradiso dei gay irregolari - ha commentato il ministro per le
Riforme Roberto Calderoli - povera giustizia, povera Italia, un
tempo decantata come terra di santi, di poeti e di navigatori, e
oggi trasformata invece in terra di terroristi e di finocchi
irregolari".
Di diverso parere, ovviamente, il presidente di Arcigay Sergio Lo
Giudice, per il quale questa sentenza è "un segnale
incoraggiante".
"E' dovere di tutti i paesi liberi e civili - ha aggiunto -
accogliere e proteggere chi fugge dalla repressione razzista e
chiede ospitalità".
Parole rispedite al mittente dal dielle Giannicola Sinisi, che ha
peraltro chiamato in causa il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, invitandolo a richiamare all'ordine il suo ministro.
"Sono affermazioni squallide - ha affermato l'esponente della
Margherita - speriamo sinceramente che nel centrodestra vi sia
ancora qualcuno che intenda prendere le distanze dalle ignobili
parole pronunciate dal ministro delle Riforme. All'istrionismo e
al folklore dei leghisti siamo abituati, ma oggi si è superata la
soglia del buon gusto e della decenza. Alimentare l'odio e
l'intolleranza non è solo vergognoso, ma è una offesa gravissima
al ruolo e alle Istituzioni che si è chiamati a rappresentare". |