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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 3 FEBBRAIO 2005
Calderoli: "L'Italia è il paradiso dei finocchi"
REDAZIONE

Un cittadino straniero gay non può essere espulso se nel suo paese l'omosessualità è considerata reato. Con questa motivazione oggi un Giudice di pace di Torino, la Dottoressa Giuliana Bologna, ha deciso di annullare l'ordine di espulsione ai danni di un cittadino senegalese sprovvisto di permesso di soggiorno, che in caso di rimpatrio rischierebbe fino a cinque anni di carcere per il semplice fatto di aver ammesso la propria omosessualità. Il Giudice ha infatti ricordato che la Bossi-Fini prevede che in caso di persecuzione per ragioni personali l'immigrato non possa essere espulso.

"Dopo aver creato, con la sentenza di primo grado del gup di Milano, un'area franca per terroristi-guerriglieri, oggi, con il pronunciamento del giudice di pace di Torino, stiamo creando anche il paradiso dei gay irregolari - ha commentato il ministro per le Riforme Roberto Calderoli - povera giustizia, povera Italia, un tempo decantata come terra di santi, di poeti e di navigatori, e oggi trasformata invece in terra di terroristi e di finocchi irregolari".
Di diverso parere, ovviamente, il presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice, per il quale questa sentenza è "un segnale incoraggiante".
"E' dovere di tutti i paesi liberi e civili - ha aggiunto - accogliere e proteggere chi fugge dalla repressione razzista e chiede ospitalità".

Parole rispedite al mittente dal dielle Giannicola Sinisi, che ha peraltro chiamato in causa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, invitandolo a richiamare all'ordine il suo ministro.
"Sono affermazioni squallide - ha affermato l'esponente della Margherita - speriamo sinceramente che nel centrodestra vi sia ancora qualcuno che intenda prendere le distanze dalle ignobili parole pronunciate dal ministro delle Riforme. All'istrionismo e al folklore dei leghisti siamo abituati, ma oggi si è superata la soglia del buon gusto e della decenza. Alimentare l'odio e l'intolleranza non è solo vergognoso, ma è una offesa gravissima al ruolo e alle Istituzioni che si è chiamati a rappresentare".

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