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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 4 FEBBRAIO 2005
Berlusconi non si ferma più: "Il centrosinistra ha scelto il male"
REDAZIONE

"Romano Prodi? Ambiguo e ondivago. Antonio Di Pietro? Un Giacobino. Fassino? Non è Stalin, è magro e non ha i baffi. Non sono cieco". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi continua imperterrito la sua campagna di aggressione contro il centrosinistra. Sono infatti ormai alcune settimane che il Cavaliere, quasi quotidianamente, si scaglia con una inaudita violenza verbale contro i suoi avversari politici.
"Noi siamo la novità del Paese e abbiamo dimostrato di essere una forza tranquilla. Preferiamo chi sa volere il bene a chi vuole male - ha spiegato parlando durante il consiglio nazionale di Forza Italia - sono i protagonisti della sinistra, quella post comunista, quella socialista massimalista e quella catto-comunista, a scegliere il male".

Il premier assicura che "chi crede nella verità e nella libertà non può non distinguere tra il bene e il male".
"Noi abbiamo deciso di restare nella vita politica per affermare il bene perché quando il male prende il sopravvento non si sa dove si possa arrivare - ha aggiunto - non ci si confronta tra due coalizioni liberaldemocratiche, ma con una coalizione dominata da Cossutta, Diliberto, Rizzo e Bertinotti. Una coalizione dove ci sono i postcomunisti come D'Alema, i verdi come Pecoraro Scanio, i giacobini come Di Pietro e dove i moderati, l'ala centrista, è rappresentata dalla Bindi".
Per Berlusconi il centrosinistra è anche "il partito delle tasse, che ha aumentato la povertà del Paese".
"I conti pubblici sono in ordine - ha poi garantito - noi rappresentiamo un modello e non accettiamo attacchi da chi le tasse invece le vuole aumentare".

Attacco duro alle opposizioni anche per quel che concerne il recente voto svoltosi in Iraq. Per il numero uno dell'Esecutivo il "risultato elettorale dimostra che abbiamo sempre avuto ragione e loro sempre avuto torto".
"L'immagine politica dell'Italia nel mondo è troppo seria, troppo delicata per poterla affidare ad una coalizione che per metà è contro la più grande potenza del mondo - ha concluso - in politica estera oggi si verrebbe a formare, se loro dovessero vincere le elezioni, una maggioranza estremista tale da mettere in discussione le nostre alleanze. Romano Prodi è ambiguo e ondivago: nel centrosinistra il nuovo sarebbe un personaggio che nei confronti degli Stati Uniti e in politica estera più in generale è ambiguo e reticente".

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