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"Romano Prodi? Ambiguo e ondivago.
Antonio Di Pietro? Un Giacobino. Fassino? Non è Stalin, è magro e
non ha i baffi. Non sono cieco". Il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi continua imperterrito la sua campagna di
aggressione contro il centrosinistra. Sono infatti ormai alcune
settimane che il Cavaliere, quasi quotidianamente, si scaglia con
una inaudita violenza verbale contro i suoi avversari politici.
"Noi siamo la novità del Paese e abbiamo dimostrato di essere una
forza tranquilla. Preferiamo chi sa volere il bene a chi vuole
male - ha spiegato parlando durante il consiglio nazionale di
Forza Italia - sono i protagonisti della sinistra, quella post
comunista, quella socialista massimalista e quella catto-comunista,
a scegliere il male".
Il premier assicura che "chi crede nella verità e nella libertà
non può non distinguere tra il bene e il male".
"Noi abbiamo deciso di restare nella vita politica per affermare
il bene perché quando il male prende il sopravvento non si sa dove
si possa arrivare - ha aggiunto - non ci si confronta tra due
coalizioni liberaldemocratiche, ma con una coalizione dominata da
Cossutta, Diliberto, Rizzo e Bertinotti. Una coalizione dove ci
sono i postcomunisti come D'Alema, i verdi come Pecoraro Scanio, i
giacobini come Di Pietro e dove i moderati, l'ala centrista, è
rappresentata dalla Bindi".
Per Berlusconi il centrosinistra è anche "il partito delle tasse,
che ha aumentato la povertà del Paese".
"I conti pubblici sono in ordine - ha poi garantito - noi
rappresentiamo un modello e non accettiamo attacchi da chi le
tasse invece le vuole aumentare".
Attacco duro alle opposizioni anche per quel che concerne il
recente voto svoltosi in Iraq. Per il numero uno dell'Esecutivo il
"risultato elettorale dimostra che abbiamo sempre avuto ragione e
loro sempre avuto torto".
"L'immagine politica dell'Italia nel mondo è troppo seria, troppo
delicata per poterla affidare ad una coalizione che per metà è
contro la più grande potenza del mondo - ha concluso - in politica
estera oggi si verrebbe a formare, se loro dovessero vincere le
elezioni, una maggioranza estremista tale da mettere in
discussione le nostre alleanze. Romano Prodi è ambiguo e ondivago:
nel centrosinistra il nuovo sarebbe un personaggio che nei
confronti degli Stati Uniti e in politica estera più in generale è
ambiguo e reticente". |