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In occasione di una riunione a Roma
del consiglio nazionale, il partito di Forza Italia si è
preoccupato di distribuire un pamphlet di trentadue pagine
attraverso il quale il giornale dei Democratici di Sinistra
L'Unità viene descritto come un quotidiano che "insegna
intolleranza, odio, addirittura razzismo verso il demonio
Berlusconi".
"Tant'è che L'Unità insiste soprattutto sulla mostrificazione
dell'aspetto fisico, su presunte psicopatologie e sul dileggio -
si legge nel dossier, che raccoglie gli stralci di centinaia di
articoli - obiettivamente si tratta di un giornalismo
proditoriamente mirato ad eccitare gli animi alla violenza, anche
fisica, verso il nuovo nemico del popolo".
Immediata la replica del direttore Furio Colombo, per il quale
siamo davanti ad "un puro e semplice attentato alla libertà di
stampa attraverso la potente intimidazione di persone che hanno il
potere".
"Ho esaminato le citazioni contenute nel dossier – ha poi scritto
in un articolo - tranne alcune frasi mie riportate correttamente,
tutte le frasi dei collaboratori de L'Unità sono fuori contesto o
rovesciate o calunniosamente estrapolate. Intenzione dell'Unità è
chiedere al ministro dell'Interno di valutare la possibilità di
proteggere l’integrità fisica delle persone nominate nel dossier.
Si tratta di un dossier fomentatore di odio che mette in pericolo
le persone citate".
Ma il libretto del movimento azzurro è solo l'ultimo attacco ai
danni del quotidiano della Quercia, da sempre nel mirino degli
esponenti della Casa delle Libertà.
Il giornale fu per esempio attaccato nel novembre 2003 da Giuliano Ferrara, che in diretta, durante
la trasmissione Rai "Porta a Porta",
aveva bollato L'Unità come "un foglio tendenzialmente omicida".
"Un foglio che predica odio e annientamento dell'avversario,
con rovente capacità ideologica di trasformare ogni questione
in questione personale".
Qualche giorno prima lo stesso Ferrara aveva scritto un editoriale
al vetriolo su Il Foglio: "Se mi ammazzano ricordatevi che è su
mandato linguistico di Antonio Tabucchi e Furio Colombo, se un
disgraziato comunista combattente mi dovesse un giorno ammazzare,
ricordate che non è strano, è solo normale".
Negli stessi giorni anche Sandro Bondi si accanì contro il giornale dei Democratici
di Sinistra. Il parlamentare azzurro definì L'Unità
come un mezzo utile "per capire l'odio, la calunnia, l'aggressione
personale, la menzogna che diffonde nella società civile la
sinistra italiana". Bondi attaccò anche Colombo, "uno che
gioca a fare il comunista senza avere neppure l'idea della
tragicità del comunismo", e lo esortò a "mettere fine a una
campagna di odio che finirà prima o poi per provocare, come sempre
accaduto nella storia del nostro Paese, lutti e violenze".
Ma l'attacco più duro fu sferrato proprio dal presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi che, nel dicembre 2002, aggredì il
giornalista Massimo Solani, reo di avergli fatto una domanda
sgradita durante la conferenza stampa di fine anno.
"Si vergogni - gridò il Cavaliere - sono stanco di sentire
capovolta la realtà. Siete dei mistificatori professionisti, lei
non è un giornalista".
A difesa di Solani intervenne subito il segretario della
Federazione Nazionale della Stampa Paolo Serventi Longhi che,
esterrefatto, invitò il presidente del Consiglio a scusarsi: "Questa volta
Berlusconi ha passato il segno. Non sono nuove le sue esternazioni
contro i giornalisti che fanno domande scomode. Sarebbe opportuno che battute, insulti
e richieste di
allontanamento dei giornalisti abbiano finalmente termine".
La prese decisamente male anche il segretario dei Ds Piero Fassino: "Il
giornale che lei ha insultato - scrisse in una lettera aperta al
primo ministro - nella sua storia non è mai stato in silenzio
neanche sotto il fascismo. Lei non potrà zittire il giornale e
meno che mai tutti gli italiani".
Parole di fuoco arrivarono poi da Furio Colombo, che attaccò
il Cavaliere in un editoriale dal titolo "Il piccolo
Duce". |