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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 4 FEBBRAIO 2005
L'Unità nel mirino di Forza Italia. Furio Colombo: "Un attentato alla libertà di stampa"
REDAZIONE

In occasione di una riunione a Roma del consiglio nazionale, il partito di Forza Italia si è preoccupato di distribuire un pamphlet di trentadue pagine attraverso il quale il giornale dei Democratici di Sinistra L'Unità viene descritto come un quotidiano che "insegna intolleranza, odio, addirittura razzismo verso il demonio Berlusconi".
"Tant'è che L'Unità insiste soprattutto sulla mostrificazione dell'aspetto fisico, su presunte psicopatologie e sul dileggio - si legge nel dossier, che raccoglie gli stralci di centinaia di articoli - obiettivamente si tratta di un giornalismo proditoriamente mirato ad eccitare gli animi alla violenza, anche fisica, verso il nuovo nemico del popolo".
Immediata la replica del direttore Furio Colombo, per il quale siamo davanti ad "un puro e semplice attentato alla libertà di stampa attraverso la potente intimidazione di persone che hanno il potere".
"Ho esaminato le citazioni contenute nel dossier – ha poi scritto in un articolo - tranne alcune frasi mie riportate correttamente, tutte le frasi dei collaboratori de L'Unità sono fuori contesto o rovesciate o calunniosamente estrapolate. Intenzione dell'Unità è chiedere al ministro dell'Interno di valutare la possibilità di proteggere l’integrità fisica delle persone nominate nel dossier. Si tratta di un dossier fomentatore di odio che mette in pericolo le persone citate".

Ma il libretto del movimento azzurro è solo l'ultimo attacco ai danni del quotidiano della Quercia, da sempre nel mirino degli esponenti della Casa delle Libertà.
Il giornale fu per esempio attaccato nel novembre 2003 da Giuliano Ferrara, che in diretta, durante la trasmissione Rai "Porta a Porta", aveva bollato L'Unità come "un foglio tendenzialmente omicida".
"Un foglio che predica odio e annientamento dell'avversario, con rovente capacità ideologica di trasformare ogni questione in questione personale".
Qualche giorno prima lo stesso Ferrara aveva scritto un editoriale al vetriolo su Il Foglio: "Se mi ammazzano ricordatevi che è su mandato linguistico di Antonio Tabucchi e Furio Colombo, se un disgraziato comunista combattente mi dovesse un giorno ammazzare, ricordate che non è strano, è solo normale".
Negli stessi giorni anche Sandro Bondi si accanì contro il giornale dei Democratici di Sinistra. Il parlamentare azzurro definì L'Unità come un mezzo utile "per capire l'odio, la calunnia, l'aggressione personale, la menzogna che diffonde nella società civile la sinistra italiana". Bondi attaccò anche Colombo, "uno che gioca a fare il comunista senza avere neppure l'idea della tragicità del comunismo", e lo esortò a "mettere fine a una campagna di odio che finirà prima o poi per provocare, come sempre accaduto nella storia del nostro Paese, lutti e violenze".

Ma l'attacco più duro fu sferrato proprio dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, nel dicembre 2002, aggredì il giornalista Massimo Solani, reo di avergli fatto una domanda sgradita durante la conferenza stampa di fine anno.
"Si vergogni - gridò il Cavaliere - sono stanco di sentire capovolta la realtà. Siete dei mistificatori professionisti, lei non è un giornalista".
A difesa di Solani intervenne subito il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Paolo Serventi Longhi che, esterrefatto, invitò il presidente del Consiglio a scusarsi: "Questa volta Berlusconi ha passato il segno. Non sono nuove le sue esternazioni contro i giornalisti che fanno domande scomode. Sarebbe opportuno che battute, insulti e richieste di allontanamento dei giornalisti abbiano finalmente termine".
La prese decisamente male anche il segretario dei Ds Piero Fassino: "Il giornale che lei ha insultato - scrisse in una lettera aperta al primo ministro - nella sua storia non è mai stato in silenzio neanche sotto il fascismo. Lei non potrà zittire il giornale e meno che mai tutti gli italiani".
Parole di fuoco arrivarono poi da Furio Colombo, che attaccò il Cavaliere in un editoriale dal titolo "Il piccolo Duce".

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