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Commentando la sentenza con la quale
la scorsa settimana due zingare accusate di aver tentato di
prendere un bambino ad una madre lecchese sono state condannate ad
otto mesi con la condizionale e rilasciate subito dopo il
processo, il ministro della Giustizia Roberto Castelli aveva ieri
duramente accusato la Magistratura.
"E' l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso - aveva
tuonato il Guardasigilli ai microfoni di Radio Padania - una parte
della Magistratura č lontana dal comune sentire popolare. Le leggi
sono chiarissime, basta applicarle".
Questa mattina č arrivata la replica dell'Associazione Nazionale
Magistrati, secondo la quale gli "attacchi ai Magistrati,
provenienti da esponenti politici ed istituzionali di rilievo, per
il modo con cui sono stati condotti, rischiano di delegittimare
l'azione giudiziaria di fronte all'opinione pubblica".
"Dinanzi a vicende delicate che toccano problemi fondamentali
della convivenza civile č necessario che anche la critica sia
argomentata e rispettosa del difficile ruolo del giudice - si
legge in un comunicato - in caso contrario si rischia un
imbarbarimento del clima complessivo, che va ben al di lā del
legittimo esercizio del diritto di critica".
Il sindacato delle Toghe lancia quindi un "particolare allarme per
le dichiarazioni del ministro della Giustizia che, derogando al
principio da lui stesso sempre affermato, č entrato pesantemente
nel merito di una singola vicenda giudiziaria".
"Dimentica il ministro che la Costituzione impone al giudice la
soggezione esclusiva alla legge e la valutazione delle
responsabilitā sulla base delle prove acquisite secondo le regole
del giusto processo. A presidio della correttezza delle decisioni
vige un complesso sistema di impugnazioni - ha concluso l'Anm - i
processi di piazza sull'onda dell'emotivitā appartengono ad una
cultura estranea allo Stato di diritto, e lungi dal rafforzare la
risposta dello Stato alla insicurezza dei cittadini determinano
solo un fattore di forte crisi della corretta convivenza civile". |