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La sentenza di Lecco è "l'ultima
goccia che ha fatto traboccare il vaso". Lo ha affermato con tono
di sfida il ministro della Giustizia Roberto Castelli commentando
la sentenza con la quale la scorsa settimana due zingare accusate
di aver tentato di prendere un bambino di sette mesi ad una
ragazza di Lecco sono state condannate ad otto mesi con il
beneficio della sospensione condizionale e rilasciate subito dopo
il processo. Un verdetto che la Lega Nord aveva subito giudicato
poco severo.
"Giù le mani dai nostri bambini", avevano scritto i "padani" su
dei manifesti, mentre il ministro delle Riforme Roberto Calderoli
aveva chiesto l'intervento del presidente del Csm Carlo Azeglio
Ciampi.
"Quello di Lecco è un altro comportamento sconcertante della
magistratura dopo quanto successo con la sentenza Jucker e quella
sui terroristi islamici - aveva invece affermato l'esponente del
Carroccio Davide Boni - sono sentenze che tolgono ai cittadini
ogni sentimento di fiducia nella giustizia".
Ieri è sceso in campo anche il ministro della Giustizia che,
parlando ai microfoni di Radio Padania, ha spiegato che "una parte
della Magistratura è lontana dal comune sentire popolare".
"Dopo averci pensato per una notte intera ho deciso di
intervenire, per la prima volta da quando sono ministro, nel
merito di una sentenza - ha chiarito il leghista - l'ho fatto
perché prima che ministro sono un rappresentante del popolo che mi
ha eletto".
Secondo Castelli "le leggi sono chiarissime, basta applicarle":
"E' arrivato il momento che i magistrati si prendano le loro
responsabilità per le decisioni prese - ha aggiunto - il caso di
Lecco poteva prevedere tre ipotesi di reato con tre diverse
condanne: dalla semplice sottrazione di minore al sequestro di
persona fino al sequestro a scopo di estorsione che prevede una
pena fino a trent'anni. Bastava quindi applicare la legge".
Eppure, persino il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini,
commentando la vicenda con toni polemici verso le Toghe, aveva
chiarito che "anche il legislatore dovrà fare le sue valutazioni
in ordine alla legislazione ad anche alla verifica della stessa".
"Non si può far finta che non sia successo niente - aveva spiegato
Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui minori - si
tratta di un provvedimento inaccettabile. Se la magistratura l'ha
adottato vuol dire che l'impianto legislativo è farsesco".
Le parole del Guardasigilli sono comunque state rispedite al
mittente dall'opposizione. Per il diessino Guido Calvi il ministro
"non finirà mai di stupire".
"Dopo la sentenza di Lecco Castelli scopre che il potere reale
risale al popolo, che la giustizia è amministrata in nome del
popolo, e quindi, conclude l'illustre giurista, il magistrato deve
sentenziare secondo il comune sentire popolare - ha aggiunto
l'esponente della Quercia - insomma, secoli di elaborazione
dottrinaria che hanno portato alla costruzione dello Stato di
diritto, sono d'improvviso cancellati. Castelli invoca, a quanto
pare, una sorta di giustizia tribale come quella dei paesi del
Centro-Africa, nella quale lo stregone di turno stabilisce chi ha
ragione e chi ha torto, seduto sotto un albero e assecondando gli
umori del villaggio. Montesquieu e Kelsen hanno perduto tempo,
bastava rimanere sotto l'albero". |