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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 9 FEBBRAIO 2005
Castelli spiega ai Magistrati di Lecco come si applicano leggi
REDAZIONE

La sentenza di Lecco è "l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso". Lo ha affermato con tono di sfida il ministro della Giustizia Roberto Castelli commentando la sentenza con la quale la scorsa settimana due zingare accusate di aver tentato di prendere un bambino di sette mesi ad una ragazza di Lecco sono state condannate ad otto mesi con il beneficio della sospensione condizionale e rilasciate subito dopo il processo. Un verdetto che la Lega Nord aveva subito giudicato poco severo.
"Giù le mani dai nostri bambini", avevano scritto i "padani" su dei manifesti, mentre il ministro delle Riforme Roberto Calderoli aveva chiesto l'intervento del presidente del Csm Carlo Azeglio Ciampi.
"Quello di Lecco è un altro comportamento sconcertante della magistratura dopo quanto successo con la sentenza Jucker e quella sui terroristi islamici - aveva invece affermato l'esponente del Carroccio Davide Boni - sono sentenze che tolgono ai cittadini ogni sentimento di fiducia nella giustizia".

Ieri è sceso in campo anche il ministro della Giustizia che, parlando ai microfoni di Radio Padania, ha spiegato che "una parte della Magistratura è lontana dal comune sentire popolare".
"Dopo averci pensato per una notte intera ho deciso di intervenire, per la prima volta da quando sono ministro, nel merito di una sentenza - ha chiarito il leghista - l'ho fatto perché prima che ministro sono un rappresentante del popolo che mi ha eletto".
Secondo Castelli "le leggi sono chiarissime, basta applicarle": "E' arrivato il momento che i magistrati si prendano le loro responsabilità per le decisioni prese - ha aggiunto - il caso di Lecco poteva prevedere tre ipotesi di reato con tre diverse condanne: dalla semplice sottrazione di minore al sequestro di persona fino al sequestro a scopo di estorsione che prevede una pena fino a trent'anni. Bastava quindi applicare la legge".

Eppure, persino il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, commentando la vicenda con toni polemici verso le Toghe, aveva chiarito che "anche il legislatore dovrà fare le sue valutazioni in ordine alla legislazione ad anche alla verifica della stessa".
"Non si può far finta che non sia successo niente - aveva spiegato Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui minori - si tratta di un provvedimento inaccettabile. Se la magistratura l'ha adottato vuol dire che l'impianto legislativo è farsesco".
Le parole del Guardasigilli sono comunque state rispedite al mittente dall'opposizione. Per il diessino Guido Calvi il ministro "non finirà mai di stupire".
"Dopo la sentenza di Lecco Castelli scopre che il potere reale risale al popolo, che la giustizia è amministrata in nome del popolo, e quindi, conclude l'illustre giurista, il magistrato deve sentenziare secondo il comune sentire popolare - ha aggiunto l'esponente della Quercia - insomma, secoli di elaborazione dottrinaria che hanno portato alla costruzione dello Stato di diritto, sono d'improvviso cancellati. Castelli invoca, a quanto pare, una sorta di giustizia tribale come quella dei paesi del Centro-Africa, nella quale lo stregone di turno stabilisce chi ha ragione e chi ha torto, seduto sotto un albero e assecondando gli umori del villaggio. Montesquieu e Kelsen hanno perduto tempo, bastava rimanere sotto l'albero".

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