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Il ministro Castelli in una recente
intervista a Panorama (Panorama del 28 gennaio 2005 pag.38) ha
fatto la sua diagnosi sui problemi della giustizia: vi sono leggi
troppo permissive, una di queste consente la riduzione della pena
di un terzo per il rito abbreviato, i tempi della giustizia sono
aumentati nonostante la presenza di questo istituto, quindi il
rito abbreviato è un inutile strumento per ridurre le pene e va
eliminato. Si tratta dello stesso Ministro che ha esteso la
possibilità di accedere al patteggiamento (con la medesima
riduzione di pena di un terzo) a tutti i reati e dello stesso
Ministro che fa parte della maggioranza che si accinge a ridurre i
termini di prescrizione estendendo questa forma di amnistia
impropria a circa il 50% dei processi penali pendenti in Italia (e
tra l’altro a reati quali la corruzione, l’usura, l’evasione
fiscale grave, i falsi pubblici, la calunnia, la circonvenzione di
incapace, lo sfruttamento della prostituzione, etc.).
E’ difficile capire se egli abbia elaborato un ennesimo slogan o
un ragionamento logico. In tal caso si possono fare varie ipotesi
sugli obiettivi ha in mente.
Del progressivo aumento dei tempi processuali del processo penale
egli fa una grande marmellata (la media aritmetica), nella quale
mette dentro prodotti non omogenei che non hanno nulla a che
vedere gli uni con gli altri: il processo penale dibattimentale è
una cosa, il processo penale trattato con rito abbreviato è
un’altra cosa. Si tratta di riti processuali che hanno
necessariamente tempi diversi, i primi doppi dei secondi: come fa
a dire che il rito abbreviato non realizza l’obiettivo cui è
preposto? Con la marmellata il Ministro non potrà andare lontano.
Eliminando il rito abbreviato il Ministro potrà però evitare
riduzioni di pene, che egli considera eccessive ed ingiustificate.
Il rito abbreviato è in genere scelto da quegli imputati di reati
gravi, che prevalentemente arrivano al processo in stato di
detenzione, e che godrebbero di una corsia più rapida rispetto
agli altri anche senza il rito abbreviato. E’ vero, ma questo rito
solleva i giudici del dibattimento dalla necessità di dedicare
allo stesso processo una serie interminabile di udienze e lo mette
in condizioni di celebrare altri processi! Di questi, quelli
destinati a tempi più lunghi, con probabile rischio di
prescrizione, egli non si preoccupa, perché non sono reati che
offendono il modo di sentire comune cui fa continuo riferimento.
Una qualche possibilità di celebrarli questi processi i giudici
l’avranno solo se il ministro finirà di fantasticare con i suoi
castelli in aria un diritto a sua immagine e somiglianza e di
pretendere dai giudici adesione al sano senso comune, eventualità
che dovrebbe spaventare i cittadini come una regressione
costituzionale da repubblica di Weimar. |