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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 10 FEBBRAIO 2005
Castelli in aria

CLAUDIO NUNZIATA

Il ministro Castelli in una recente intervista a Panorama (Panorama del 28 gennaio 2005 pag.38) ha fatto la sua diagnosi sui problemi della giustizia: vi sono leggi troppo permissive, una di queste consente la riduzione della pena di un terzo per il rito abbreviato, i tempi della giustizia sono aumentati nonostante la presenza di questo istituto, quindi il rito abbreviato è un inutile strumento per ridurre le pene e va eliminato. Si tratta dello stesso Ministro che ha esteso la possibilità di accedere al patteggiamento (con la medesima riduzione di pena di un terzo) a tutti i reati e dello stesso Ministro che fa parte della maggioranza che si accinge a ridurre i termini di prescrizione estendendo questa forma di amnistia impropria a circa il 50% dei processi penali pendenti in Italia (e tra l’altro a reati quali la corruzione, l’usura, l’evasione fiscale grave, i falsi pubblici, la calunnia, la circonvenzione di incapace, lo sfruttamento della prostituzione, etc.).

E’ difficile capire se egli abbia elaborato un ennesimo slogan o un ragionamento logico. In tal caso si possono fare varie ipotesi sugli obiettivi ha in mente.
Del progressivo aumento dei tempi processuali del processo penale egli fa una grande marmellata (la media aritmetica), nella quale mette dentro prodotti non omogenei che non hanno nulla a che vedere gli uni con gli altri: il processo penale dibattimentale è una cosa, il processo penale trattato con rito abbreviato è un’altra cosa. Si tratta di riti processuali che hanno necessariamente tempi diversi, i primi doppi dei secondi: come fa a dire che il rito abbreviato non realizza l’obiettivo cui è preposto? Con la marmellata il Ministro non potrà andare lontano.

Eliminando il rito abbreviato il Ministro potrà però evitare riduzioni di pene, che egli considera eccessive ed ingiustificate. Il rito abbreviato è in genere scelto da quegli imputati di reati gravi, che prevalentemente arrivano al processo in stato di detenzione, e che godrebbero di una corsia più rapida rispetto agli altri anche senza il rito abbreviato. E’ vero, ma questo rito solleva i giudici del dibattimento dalla necessità di dedicare allo stesso processo una serie interminabile di udienze e lo mette in condizioni di celebrare altri processi! Di questi, quelli destinati a tempi più lunghi, con probabile rischio di prescrizione, egli non si preoccupa, perché non sono reati che offendono il modo di sentire comune cui fa continuo riferimento.

Una qualche possibilità di celebrarli questi processi i giudici l’avranno solo se il ministro finirà di fantasticare con i suoi castelli in aria un diritto a sua immagine e somiglianza e di pretendere dai giudici adesione al sano senso comune, eventualità che dovrebbe spaventare i cittadini come una regressione costituzionale da repubblica di Weimar.

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