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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 FEBBRAIO 2005
Il Tg1 al servizio di Berlusconi. I giornalisti si ribellano
REDAZIONE

Con una nota al vetriolo il Comitato di redazione del Tg1 ha ieri denunciato una palese violazione, proprio da parte della testata diretta da Clemente Mimun, "del più elementare principio di equilibrio dell'informazione pubblica".
I giornalisti si riferiscono all'edizione delle 20 di venerdì 11 febbraio, il giorno delle affermazioni del capo del Governo Silvio Berlusconi relative al nuovo nome scelto dalla coalizione del centrosinistra: "L'Unione ricorda l'Unione Sovietica", aveva affermato il Cavaliere.

"Ad un pezzo di un minuto e dodici secondi sul presidente del Consiglio che chiamava in causa l'opposizione è stata fatta seguire una notizia di due righe (letta da studio) con la replica del leader dell'opposizione Prodi - si legge nel comunicato del Cdr - alla quale è seguita una controreplica di tre righe del presidente dei Senatori di Forza Italia Schifani".
Per il Cdr, insomma, non c'è stato nessun "botta e risposta", il Berlusconi ha invece "avuto tutto il tempo di esporre le proprie opinioni", mentre "al leader dell'opposizione non è stata data la possibilità di spiegare le sue ragioni".

Ma non è tutto: i giornalisti svelano anche un episodio inquietante. Alle ore 20,02 il direttore del telegiornale ha scritto la notizia relativa alle affermazioni del forzista Schifani, una dichiarazione che le agenzie di stampa hanno battuto solo alle 20,14.
"Chiediamo al direttore - ha aggiunto il Cdr con velenosa ironia - di conoscere qual è il numero verde al quale tutte le forze politiche possono rivolgersi per fare avere le loro dichiarazioni prima che escano nelle agenzie".

Il telegiornale di Mimun è dunque ancora al centro delle polemiche. L'ultima protesta del Consiglio di redazione risaliva allo scorso novembre, quando la direzione del Tg1 impose ai giornalisti il divieto di leggere in diretta il comunicato con il quale la Fnsi esprimeva solidarietà ai lavoratori impegnati nello sciopero generale proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Secondo i giornalisti del primo telegiornale del Paese, con questo divieto la direzione aveva "violato le norme del contratto nazionale di lavoro".

Qualche settimana prima erano state le opposizioni a criticare il Tg1, colpevole di aver concesso ampio spazio all'intervento che Berlusconi aveva tenuto durante una manifestazione di Forza italia ad Ischia proprio alla vigilia delle elezioni suppletive.
"È inaccettabile la disparità di trattamento che il Tg1 ha riservato alle esternazioni di Berlusconi rispetto al centrosinistra - avevano accusato i parlamentari della sinistra - l'edizione del primo telegiornale del servizio pubblico si è aperta con un lunghissimo servizio dedicato al tour elettorale a Ischia del presidente del Consiglio, senza alcun contraddittorio".

A settembre un'altra polemica, con il diessino Pierluigi Bersani che accusava il Tg di aver descritto con toni trionfali la manovra Finanziaria che il Consiglio dei ministri avrebbe approvato da lì a poche ore.
"Mimun ci ha raccontato che siamo in una Finanziaria di sviluppo - aveva spiegato - sono offeso, da italiano e da cittadino prima che da esponente dell'opposizione, per un modo simile di rappresentare la realtà. Gli italiani non sono degli idioti. Non si possono continuare a raccontare cose che non esistono".

Accuse e contestazioni anche all'indomani delle elezioni dello scorso giugno, quando la Quercia lamentò lo "scandaloso e vergognoso" tentativo delle televisioni italiane di nascondere la vittoria del centrosinistra, puntando il dito in modo particolare proprio sul telegiornale di Mimun. Il segretario dei Ds Fassino chiese addirittura l'elezione di un nuovo consiglio di amministrazione della Rai.

E, alla fine dello scorso maggio, quando il Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio lanciò severi moniti sull'economia italiana, la testata giornalistica televisiva più importante del Paese si preoccupò di censurare i passaggi più importanti della sua relazione.
"E' doveroso chiedersi - scrisse in un comunicato l'onorevole Gloria Buffo insieme ad altri esponenti del centrosinistra - che affidabilità e fiducia possano avere i cittadini nell'informazione quando si riesce a manipolare in questo modo persino i numeri".

Un nuovo scontro con le opposizioni si verificò anche nell'agosto del 2003, quando a margine di un incontro con il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, il presidente del Consiglio definì le opposizioni "antidemocratiche e illiberali".
Il Tg1, dopo aver dato spazio alle dichiarazioni del premier, cancellò completamente la voce della sinistra, non concedendo ad alcun esponente della minoranza il diritto alla replica. Immediate arrivarono le proteste da parte della Quercia: "Il Tg1 è diventato, sotto la direzione di Clemente Mimun, l'agenzia privata di propaganda di Berlusconi e di Forza Italia, a questo punto, visto che il direttore Mimun proprio non ce la fa a capire che dirige un servizio pubblico, proponiamo che il suo stipendio e i costi del Tg1 vengano direttamente assunti dalle capaci finanze di Forza Italia".

Furiosa polemica anche in occasione delle elezioni amministrative del maggio 2003, quando - nonostante l'evidente sconfitta della coalizione di centrodestra - il Tg1 mandò in onda un servizio che affidava al solo Claudio Scajola la lettura dei dati (tutt'altro che precisi) e che si concludeva con il volto sorridente di Renato Schifani, che assicurava la netta affermazione della Casa delle Libertà.
Quella volta intervenne Piero Fassino in persona: "Non posso che esprimere la più ferma protesta per il modo con cui il Tg1 ha disinformato gli italiani con un metodo che ricorda quello delle televisioni di Ceausescu. Raramente si è assistito ad una dimostrazione di asservimento al potere come quella alla quale abbiamo assistito oggi stasera, un metodo che riteniamo inaccettabile per un paese democratico".
Un concetto ribadito poco più tardi da Roberto Cuillo, portavoce del leader dei Ds: "Il Tg1 di Clemente Mimun è come il migliore Tg di Ceausescu. Ha nascosto il risultato del voto per far spazio alle bugie di Scajola, che ha parlato di un inesistente sette a cinque nelle elezioni provinciali".

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