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Con una nota al vetriolo il Comitato
di redazione del Tg1 ha ieri denunciato una palese violazione,
proprio da parte della testata diretta da Clemente Mimun, "del più
elementare principio di equilibrio dell'informazione pubblica".
I giornalisti si riferiscono all'edizione delle 20 di venerdì 11
febbraio, il giorno delle affermazioni del capo del Governo Silvio
Berlusconi relative al nuovo nome scelto dalla coalizione del
centrosinistra: "L'Unione ricorda l'Unione Sovietica", aveva
affermato il Cavaliere.
"Ad un pezzo di un minuto e dodici secondi sul presidente del
Consiglio che chiamava in causa l'opposizione è stata fatta
seguire una notizia di due righe (letta da studio) con la replica
del leader dell'opposizione Prodi - si legge nel comunicato del
Cdr - alla quale è seguita una controreplica di tre righe del
presidente dei Senatori di Forza Italia Schifani".
Per il Cdr, insomma, non c'è stato nessun "botta e risposta", il
Berlusconi ha invece "avuto tutto il tempo di esporre le proprie
opinioni", mentre "al leader dell'opposizione non è stata data la
possibilità di spiegare le sue ragioni".
Ma non è tutto: i giornalisti svelano anche un episodio
inquietante. Alle ore 20,02 il direttore del telegiornale ha
scritto la notizia relativa alle affermazioni del forzista
Schifani, una dichiarazione che le agenzie di stampa hanno battuto
solo alle 20,14.
"Chiediamo al direttore - ha aggiunto il Cdr con velenosa ironia -
di conoscere qual è il numero verde al quale tutte le forze
politiche possono rivolgersi per fare avere le loro dichiarazioni
prima che escano nelle agenzie".
Il telegiornale di Mimun è dunque ancora al centro delle
polemiche. L'ultima protesta del Consiglio di redazione risaliva
allo scorso novembre, quando la direzione del Tg1 impose ai
giornalisti il divieto di leggere in diretta il comunicato con il
quale la Fnsi esprimeva solidarietà ai lavoratori impegnati nello
sciopero generale proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Secondo i
giornalisti del primo telegiornale del Paese, con questo divieto
la direzione aveva "violato le norme del contratto nazionale di
lavoro".
Qualche settimana prima erano state le opposizioni a criticare il
Tg1, colpevole di aver concesso ampio spazio all'intervento che
Berlusconi aveva tenuto durante una manifestazione di Forza italia
ad Ischia proprio alla vigilia delle elezioni suppletive.
"È inaccettabile la disparità di trattamento che il Tg1 ha
riservato alle esternazioni di Berlusconi rispetto al
centrosinistra - avevano accusato i parlamentari della sinistra -
l'edizione del primo telegiornale del servizio pubblico si è
aperta con un lunghissimo servizio dedicato al tour elettorale a
Ischia del presidente del Consiglio, senza alcun contraddittorio".
A settembre un'altra polemica, con il diessino Pierluigi Bersani
che accusava il Tg di aver descritto con toni trionfali la manovra
Finanziaria che il Consiglio dei ministri avrebbe approvato da lì
a poche ore.
"Mimun ci ha raccontato che siamo in una Finanziaria di sviluppo -
aveva spiegato - sono offeso, da italiano e da cittadino prima che
da esponente dell'opposizione, per un modo simile di rappresentare
la realtà. Gli italiani non sono degli idioti. Non si possono
continuare a raccontare cose che non esistono".
Accuse e contestazioni anche all'indomani delle elezioni dello
scorso giugno, quando la Quercia lamentò lo "scandaloso e
vergognoso" tentativo delle televisioni italiane di nascondere la
vittoria del centrosinistra, puntando il dito in modo particolare
proprio sul telegiornale di Mimun. Il segretario dei Ds Fassino
chiese addirittura l'elezione di un nuovo consiglio di
amministrazione della Rai.
E, alla fine dello scorso maggio, quando il Governatore della
Banca d'Italia Antonio Fazio lanciò severi moniti sull'economia
italiana, la testata giornalistica televisiva più importante del
Paese si preoccupò di censurare i passaggi più importanti della
sua relazione.
"E' doveroso chiedersi - scrisse in un comunicato l'onorevole
Gloria Buffo insieme ad altri esponenti del centrosinistra - che
affidabilità e fiducia possano avere i cittadini nell'informazione
quando si riesce a manipolare in questo modo persino i numeri".
Un nuovo scontro con le opposizioni si verificò anche nell'agosto
del 2003, quando a margine di un incontro con il cancelliere
tedesco Gerhard Schroeder, il presidente del Consiglio definì le
opposizioni "antidemocratiche e illiberali".
Il Tg1, dopo aver dato spazio alle dichiarazioni del premier,
cancellò completamente la voce della sinistra, non concedendo ad
alcun esponente della minoranza il diritto alla replica. Immediate
arrivarono le proteste da parte della Quercia: "Il Tg1 è
diventato, sotto la direzione di Clemente Mimun, l'agenzia privata
di propaganda di Berlusconi e di Forza Italia, a questo punto,
visto che il direttore Mimun proprio non ce la fa a capire che
dirige un servizio pubblico, proponiamo che il suo stipendio e i
costi del Tg1 vengano direttamente assunti dalle capaci finanze di
Forza Italia".
Furiosa polemica anche in occasione delle elezioni amministrative
del maggio 2003, quando - nonostante l'evidente sconfitta della
coalizione di centrodestra - il Tg1 mandò in onda un servizio che
affidava al solo Claudio Scajola la lettura dei dati (tutt'altro
che precisi) e che si concludeva con il volto sorridente di Renato
Schifani, che assicurava la netta affermazione della Casa delle
Libertà.
Quella volta intervenne Piero Fassino in persona: "Non posso che
esprimere la più ferma protesta per il modo con cui il Tg1 ha
disinformato gli italiani con un metodo che ricorda quello delle
televisioni di Ceausescu. Raramente si è assistito ad una
dimostrazione di asservimento al potere come quella alla quale
abbiamo assistito oggi stasera, un metodo che riteniamo
inaccettabile per un paese democratico".
Un concetto ribadito poco più tardi da Roberto Cuillo, portavoce
del leader dei Ds: "Il Tg1 di Clemente Mimun è come il migliore Tg
di Ceausescu. Ha nascosto il risultato del voto per far spazio
alle bugie di Scajola, che ha parlato di un inesistente sette a
cinque nelle elezioni provinciali". |