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"Nel recente passato ci ha diviso la
valutazione su alcuni aspetti della riforma dell'ordinamento
giudiziario. Ma siamo certi che ci accomuna la convinzione della
necessità dell'indipendenza della Magistratura come garanzia per
il cittadino e il profondo rispetto per la professione forense".
L'Associazione Nazionale Magistrati ha scritto una lettera aperta
all'Avvocatura, chiedendo alle associazioni forensi di affrontare
insieme le problematiche legate "alla difesa di un esercizio
indipendente e sereno della giurisdizione, libero da demagogiche
strumentalizzazioni".
Il sindacato delle Toghe, ricordando che "una Magistratura
indipendente ed una avvocatura libera sono i connotati di ogni
vera democrazia", ha posto l'accento sulle recenti critiche
piovute contro la Magistratura da parte di esponenti
dell'Esecutivo e della Maggioranza. Argomenti che, secondo il
direttivo centrale, "in nessun modo possono essere sottovalutati".
"Pensiamo che non possiate che condividere la nostra
preoccupazione di fronte al tono ed ai contenuti delle recenti
polemiche su singoli provvedimenti giudiziari - si legge nella
lettera - il tutto senza reale contraddittorio, in un clima
esasperato, che non consente dubbi o riflessioni".
Per l'Anm "quando si parla della necessità di adeguare le sentenze
al sano sentimento popolare ci turbano pericolose memorie".
"Quando il ministro della giustizia entra nel merito di decisioni
giudiziarie, criticando la decisione di un giudice di Lecco e
approvando quella di un giudice di Busto Arsizio, vi è da
preoccuparsi per il sereno esercizio della giurisdizione - hanno
aggiunto i Giudici - quando un altro ministro presenzia ad una
manifestazione in cui si disprezzano le sentenze, si mostrano
lapidi per un procuratore della Repubblica, si lanciano invettive
contro un giudice reo di aver assolto un imputato islamico e un
altro giudice che ha applicato un patteggiamento a due nomadi, la
preoccupazione è massima".
Di fronte a tutto questo l'Anm ha deciso che non si può più
restare a guardare. Anche perché, si sottolinea nella lettera, "i
magistrati hanno accettato, come parte del rischio professionale,
di entrare nel mirino di gruppi terroristi e di gruppi mafiosi, ma
è difficile accettare questo livello di attacchi che coinvolgono
esponenti del governo". |