
Dopo la polemica scoppiata a causa delle critiche del capo dell'ufficio
per gli aiuti umanitari dell'Onu Jan Egeland, che aveva accusato il
mondo occidentale ed in particolare gli Stati Uniti di "tirchieria"
davanti alla immane tragedia del sud-est asiatico (parole poi
sottoscritte anche dal New York Times), l'amministrazione di George W.
Bush ha voluto dimostrare al mondo che l'America è decisa ad aiutare le
popolazioni colpite dal maremoto di domenica scorsa.
La Casa Bianca ha ieri annunciato lo stanziamento di 350 milioni di
dollari per le vittime di questo disastro.
"I risultati iniziali degli accertamenti sul terreno indicano che la
necessità di aiuti, sia finanziari e sia di altri generi di beni,
continuerà ad aumentare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane -
ha affermato il presidente George W. Bush - i nostri contributi
li continueremo a modificare a mano a mano che diventano chiare le
conseguenze di questa terribile tragedia".
"Gli Stati Uniti non sono affatto tirchi - aveva tuonato il segretario
di Stato americano Colin Powell replicando alle affermazioni di Egeland
- Washington ha dato più aiuti negli ultimi quattro anni di qualsiasi
altra nazione o combinazioni di nazioni nel mondo".
La vigilia di Natale il presidente americano aveva stanziato altri
trecento milioni di dollari in aiuti umanitari per la popolazione del
Darfur, la regione sudanese dove è in corso una terribile guerra civile.
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