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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 2 GENNAIO 2005
Berlusconi aggredito: non si placano le polemiche

FEDERMEDITERRANEO

Non si placano le polemiche dopo l'aggressione subita dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Oltre ad esprimere solidarietà al premier, una parte della Casa delle Libertà ha duramente attaccato il centrosinistra, colpevole di aver creato quel clima che può favorire episodi del genere.
Sulla scarcerazione dell'aggressore il ministro Calderoli ha dichiarato: "E' una decisione che fa vomitare. Quel cavalletto poteva uccidere". Le polemiche sfiorano anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a cui due ministri, Gasparri e Calderoli, addebitano di non aver fatto cenno alcuno dell'accaduto durante il suo discorso di Capodanno. Ma sono due notazioni soft: Gasparri ("Quindici secondi per far cenno all' episodio Ciampi poteva trovarli") è sulla stessa linea di Calderoli ("Forse non c'è stato il tempo, ma sarebbero state molte belle e gradite due parole di solidarietà").

Ma il vero scontro si ha sul significato politico del gesto che una parte consistente della Casa delle Libertà dichiara essere il frutto della continua denigrazione e demonizzazione da parte dell'opposizione contro il Presidente del Consiglio.
Critiche che alla fine riguardano anche la decisione di trasformare il carcere in arresti domiciliari a Roberto Del Bosco da parte del Gip Maria Callari che ha limitato all'accusa di lesioni aggravate l'ipotesi di reato per l'aggressore. Il sottosegretario alla Giustizia Luigi Vitali attacca questa decisione sottolineando come il Gip abbia fatto cadere l'accusa di violenza ad un corpo politico amministrativo del Paese, circostanza che avrebbe potuto giustificare il mantenimento della custodia cautelare in carcere. Il sottosegretario alla Giustizia parla di una decisione sbalorditiva.
"C'è da chiedersi se il capo del Governo avesse dovuto fare in modo di farsi ferire ancora più gravemente per ottenere dal Gip di Roma un provvedimento più adeguato alla gravità estrinseca del fatto".

Intanto Del Bosco modifica le ragioni del suo atto, negando che si sia trattato di un "lancio" volontario. Ieri aveva parlato di essere stato spinto "dall'odio". Oggi, invece, definisce il suo gesto una "bravata" per mettersi in mostra davanti ad alcune ragazze. E aggiunge di aver voluto solo strattonare il premier e che quindi il treppiede della macchina fotografica gli è sfuggito dopo aver perso l'equilibrio.
Ma la tesi della "bravata" è nettamente respinta da diversi esponenti della Casa delle Libertà, tanto da far dire a Roberto Calderoli di temere per un colpo di Stato. "Si cerca di far passare l'episodio - dice il ministro - come l'intemperanza di un pazzo, ma per quello che mi riguarda, visto che il pazzo fa militanza alle feste di partito, temo per possibili colpi di Stato". E il ministro aggiunge che la decisione della custodia cautelare presso il domicilio lo "fa vomitare". "Quel cavalletto avrebbe potuto uccidere, così come avrebbe potuto uccidere l'estintore di Carlo Giuliani scagliato contro un carabiniere che, correttamente, si è legittimamente difeso". Anche in questo caso Maurizio Gasparri è in sintonia con Calderoli: "Questo gesto verrà pure da un isolato sconsiderato ma nasce da un clima di odio ben preciso i cui responsabili hanno nome e cognome: i Romano Prodi, i Nanni Moretti, i titoli dell'Unità".

Parole simili vengono da Paolo Guzzanti, da Isabella Bertolini, dal ministro La Loggia e da Fabrizio Cicchitto che invita la sinistra a "finirla con la demonizzazione personale di Berlusconi e ciò per evitare nel futuro il ripetersi di episodi di violenza determinati dall'odio politico come quello avvenuto ieri".
Sulla linea dell'atto irresponsabile e inconsulto anche Francesco Caruso, portavoce del movimento dei Disobbedienti di Napoli che parla di un "atto incosciente" che è però "spia del disagio delle fasce più deboli della società". Ma Antonio Di Pietro parla di malafede della Casa delle Libertà perché il gesto di un pazzo "non va buttato in politica, quindi critiche politiche sono fuori luogo. Il gesto di un esaltato". Anche Nando Dalla Chiesa respinge l'equiparazione fra critica politica e demonizzazione. "Non condivido questo tentativo della Casa delle Libertà di equiparare le critiche politiche al gesto scriteriato di una persona certamente esaltata".

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