
Non si placano le polemiche dopo l'aggressione subita dal presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi. Oltre ad esprimere
solidarietà al premier, una parte della Casa delle Libertà ha duramente
attaccato il centrosinistra, colpevole di aver creato quel clima che può
favorire episodi del genere.
Sulla scarcerazione dell'aggressore il ministro Calderoli ha dichiarato:
"E' una decisione che fa vomitare. Quel cavalletto poteva uccidere". Le
polemiche sfiorano anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi a cui due ministri, Gasparri e Calderoli, addebitano di non aver
fatto cenno alcuno dell'accaduto durante il suo discorso di Capodanno.
Ma sono due notazioni soft: Gasparri ("Quindici secondi per far cenno
all' episodio Ciampi poteva trovarli") è sulla stessa linea di Calderoli
("Forse non c'è stato il tempo, ma sarebbero state molte belle e gradite
due parole di solidarietà").
Ma il vero scontro si ha sul significato politico del gesto che una
parte consistente della Casa delle Libertà dichiara essere il frutto
della continua denigrazione e demonizzazione da parte dell'opposizione
contro il Presidente del Consiglio.
Critiche che alla fine riguardano anche la decisione di trasformare il
carcere in arresti domiciliari a Roberto Del Bosco da parte del Gip
Maria Callari che ha limitato all'accusa di lesioni aggravate l'ipotesi
di reato per l'aggressore. Il sottosegretario alla Giustizia Luigi
Vitali attacca questa decisione sottolineando come il Gip abbia fatto
cadere l'accusa di violenza ad un corpo politico amministrativo del
Paese, circostanza che avrebbe potuto giustificare il mantenimento della
custodia cautelare in carcere. Il sottosegretario alla Giustizia parla
di una decisione sbalorditiva.
"C'è da chiedersi se il capo del Governo avesse dovuto fare in modo di
farsi ferire ancora più gravemente per ottenere dal Gip di Roma un
provvedimento più adeguato alla gravità estrinseca del fatto".
Intanto Del Bosco modifica le ragioni del suo atto, negando che si sia
trattato di un "lancio" volontario. Ieri aveva parlato di essere stato
spinto "dall'odio". Oggi, invece, definisce il suo gesto una "bravata"
per mettersi in mostra davanti ad alcune ragazze. E aggiunge di aver
voluto solo strattonare il premier e che quindi il treppiede della
macchina fotografica gli è sfuggito dopo aver perso l'equilibrio.
Ma la tesi della "bravata" è nettamente respinta da diversi esponenti
della Casa delle Libertà, tanto da far dire a Roberto Calderoli di
temere per un colpo di Stato. "Si cerca di far passare l'episodio - dice
il ministro - come l'intemperanza di un pazzo, ma per quello che mi
riguarda, visto che il pazzo fa militanza alle feste di partito, temo
per possibili colpi di Stato". E il ministro aggiunge che la decisione
della custodia cautelare presso il domicilio lo "fa vomitare". "Quel
cavalletto avrebbe potuto uccidere, così come avrebbe potuto uccidere
l'estintore di Carlo Giuliani scagliato contro un carabiniere che,
correttamente, si è legittimamente difeso". Anche in questo caso
Maurizio Gasparri è in sintonia con Calderoli: "Questo gesto verrà pure
da un isolato sconsiderato ma nasce da un clima di odio ben preciso i
cui responsabili hanno nome e cognome: i Romano Prodi, i Nanni Moretti,
i titoli dell'Unità".
Parole simili vengono da Paolo Guzzanti, da Isabella Bertolini, dal
ministro La Loggia e da Fabrizio Cicchitto che invita la sinistra a
"finirla con la demonizzazione personale di Berlusconi e ciò per evitare
nel futuro il ripetersi di episodi di violenza determinati dall'odio
politico come quello avvenuto ieri".
Sulla linea dell'atto irresponsabile e inconsulto anche Francesco
Caruso, portavoce del movimento dei Disobbedienti di Napoli che parla di
un "atto incosciente" che è però "spia del disagio delle fasce più
deboli della società". Ma Antonio Di Pietro parla di malafede della Casa
delle Libertà perché il gesto di un pazzo "non va buttato in politica,
quindi critiche politiche sono fuori luogo. Il gesto di un esaltato".
Anche Nando Dalla Chiesa respinge l'equiparazione fra critica politica e
demonizzazione. "Non condivido questo tentativo della Casa delle Libertà
di equiparare le critiche politiche al gesto scriteriato di una persona
certamente esaltata".
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