
Dopo aver accusato per giorni i paesi confinanti di offrire sostegno ai
terroristi che da oltre un anno e mezzo insanguinano l'Iraq, il premier
ad interim iracheno Iyad Allawi ha deciso di passare alle minacce.
"Stanno dando ospitalità a elementi coinvolti negli attacchi contro il
popolo iracheno - ha affermato riferendosi ad alcuni Governi arabi del
Medioriente - la nostra pazienza sta per finire, a nessuno è consentito
danneggiare il nostro Paese".
Il primo ministro ha chiarito che il suo Esecutivo non ha ancora deciso
come "rispondere a questa aggressione", ma nel frattempo ha lanciato
pesantissimi avvertimenti: "L'Iraq non è un Paese debole. Sta
attraversando un periodo difficile, ma può rispondere in una forma molto
decisa, se necessario".
Negli scorsi giorni Allawi aveva puntato il dito in particolare contro
il regime di Damasco, inviando un messaggio di protesta al presidente
siriano Bashar al-Assad.
"Ho chiesto alla Siria di aiutarci a fermare gli atti terroristici che
partono dal suo territorio - aveva rivelato - precisando che le
ripercussioni di qualsiasi sconvolgimento in Iraq non si fermeranno al
confine".
Lo scorso 28 dicembre un'accusa analoga era arrivata
dall'amministrazione americana di George W. Bush, secondo la quale
Damasco fornisce asilo ad ex esponenti del regime di Saddam Hussein.
"In Siria ci sono diversi elementi del passato regime che stanno
lavorando per sostenere gli insorti - aveva chiarito il portavoce del
Dipartimento di stato Usa Adam Ereli - questo è un problema che la Siria
dovrà risolvere".
LEGGI ANCHE:
HOME PAGE |