
Secondo quanto riportato dall'Istat nel 2004 l'inflazione nel nostro
Paese è stata del 2,2 percento. Un dato che ha fatto festeggiare il
Governo, secondo il quale il caro vita "è ora sotto controllo".
"L'obiettivo del Governo è stato pienamente raggiunto - ha commentato il
viceministro alle Attività Produttive Adolfo Urso - ma non dobbiamo
assolutamente abbassare la guardia".
Toni euforici anche dal forzista Guido Crosetto, per il quale "il dato
sull'inflazione, insieme alla tenuta dei conti pubblici, conferma più di
mille parole i risultati della politica economica del Governo".
Di parere opposto i sindacati che, dalla Cgil alla Ugl, hanno bocciato
le politiche finanziarie dell'Esecutivo.
"Si consolida la tendenza al rialzo dell'inflazione espressa dai dati
delle città campione - ha spiegato il segretario confederale della Cgil
Marigia Maulucci - e per giunta di questa tendenza il primo responsabile
è il Governo stesso grazie all'aumento dei tabacchi, misura determinante
per sostenere la finanza pubblica e coprire il taglio delle tasse ai
ricchi".
Per il segretario dell'Ugl Stefano Cetica "ancora una volta il paniere
si dimostra inadeguato a rappresentare il reale andamento
dell'inflazione in Italia".
Ma i commenti più duri sono arrivati dalle associazioni dei Consumatori,
secondo cui "ancora una volta i dati dell'inflazione comunicati
dall'Istat sono sottostimati".
"Il 2,2% nel 2004 è un dato sottostimato e contrasta con tutti gli
aumenti che le famiglie italiane purtroppo conoscono - si legge in una
nota di IntesaConsumatori -dal 2002 ad oggi i prezzi dei beni di largo
consumo hanno avuto in tutti i settori aumenti varianti dall'80% al
100%".
Secondo Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc "occorre modificare e
aggiornare in senso più compiuto le voci, i costi e i pesi adoperati nel
paniere e migliorare l'accuratezza delle rilevazioni territoriali dei
prezzi dei beni di largo consumo".
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