
"Prima le nove condanne a Milano di personaggi coinvolti negli attentati
dell'11 settembre che orbitavano attorno alla Moschea di viale Jenner,
ora anche un processo, sempre negli Usa, sempre per la strage dell'11
settembre, con nuovi indagati a Milano, tra cui l'istituto culturale
islamico, che gestisce la stessa Moschea di viale Jenner".
Il ministro per le Riforme Roberto Calderoli, prendendo spunto dagli
ultimi eventi di cronaca, è tornato a chiedere la chiusura della Moschea
milanese di viale Jenner, da sempre nel mirino del Carroccio. Il
leghista ha annunciato che chiederà al ministro degli Interni Giuseppe
Pisanu di mettere i sigilli al luogo di culto, giudicato come una sorta
di covo di terroristi.
"Chiusura immediata. Questa sarà la proposta che sottoporrò al ministro
Pisanu e al prossimo Consiglio dei Ministri - ha chiarito Calderoli -
qui non ci troviamo più di fronte a indizi ma a fatti evidenti, per cui
non cadiamo nel ridicolo, tenendo aperta una struttura che negli Usa
viene invece sottoposta a giudizio per il più grande e sanguinoso
attentato terroristico della storia".
Non è la prima volta che un esponente del partito di Bossi si scaglia
contro i luoghi di culto islamici presenti nel nostro Paese. A metà
settembre il ministro della Giustizia Roberto Castelli aveva promesso
un'indagine per verificare se le Moschee italiane hanno tutte le
autorizzazioni previste dalla legge.
"In giro ce ne sono molte che non hanno i necessari requisiti di
agibilità - aveva osservato - come il Centro islamico di via Massarotti
a Cremona, chiuso perché mancano i permessi".
All'inizio di agosto il leghista Davide Boni aveva invece preteso
l'immediata "chiusura di tutte le Moschee".
"Da sempre chiediamo alle autorità la schedatura obbligatoria per coloro
che frequentano le moschee, controlli a tappeto, il rispetto delle leggi
all'interno ma anche all'esterno di questi luoghi di culto - aveva
aggiunto l'esponente del Carroccio - cosa dobbiamo attendere ancora?
L'esplosione di 20/30 chili di tritolo in stazione centrale?".
A fine maggio la questione aveva addirittura causato una grave crisi
interna alla Maggioranza. Il quotidiano della Lega Nord La Padania aveva
infatti scatenato la bagarre attaccando il leader di An Gianfranco Fini,
che si era detto contrario alla chiusura della Moschea di Cremona.
"Il vicepresidente del Consiglio - si leggeva in un
articolo - sposa la tesi buonista nei confronti dell'integralismo e si
schiera contro la chiusura della moschea lombarda, dove furono arrestati
sospetti fiancheggiatori del terrorismo internazionale".
Negli ultimi mesi per motivi analoghi il Carroccio ha criticato a più
riprese anche Giuseppe Pisanu e Marco Follini.
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