Perché
le primarie
Nell’affrontare il problema delle primarie occorre evitare di lasciarsi
suggestionare dal modello americano e tenere nettamente distinta la
nozione di "primarie" da quella di uno strumento di partecipazione
destinato solo a ratificare scelte già maturate nelle sedi proprie, come
la candidatura a premier di Romano Prodi pacificamente accettata
dall’elettorato e dai partiti della coalizione di centrosinistra, che si
potrà fare ma al diverso fine di consolidare la sua posizione
affrancandola da alcuni condizionamenti impropri. Personalmente credo
che lo stesso obiettivo potrà essere realizzato in modo più appropriato
assicurando una significativa quota di candidature sottratte alle
logiche sommerse dei partiti di riferimento.
Le primarie vere e proprie sono un’altra cosa. Sono uno importante
strumento di accrescimento della democrazia destinato a contribuire al
ricambio della classe dirigente che viene candidata a governare il
paese. Un istituto che non deve essere vissuto in funzione antipartito,
ma, al contrario, come una occasione per rafforzare la struttura dei
partiti stimolandoli a tener conto di una esigenza di condivisione
diffusa.
Questo obiettivo potrebbe ovviamente essere realizzato anche attraverso
l’ampliamento della base degli iscritti ai vari partiti della
coalizione, attraverso l’accrescimento dei meccanismi di democrazia
interna e attraverso metodi più trasparenti di scelta dei candidati
proposti dai partiti. Ma per vari motivi non sembra che vi siano le
premesse per una evoluzione della vita politica in tal senso: per la
distanza - e a volte anche la separatezza - che si è creata tra partiti
e società e per il ruolo che sono andati assumendo nella società
contemporanea varie forme di aggregazione alternative ai partiti, che
occorre invece coinvolgere nelle scelte politiche fondamentali. La loro
presenza attiva nella società dimostra che non è venuta meno la passione
per i problemi della politica, ma solo che sono venute meno le
condizioni di fedeltà ideologica – spesso acritica - che una volta
consentivano di canalizzarla tutta attraverso la stretta appartenenza ad
un partito.
Le primarie si propongono come uno strumento indispensabile per
rimettere in moto questo potenziale e governarlo attraverso un percorso
garantito che potrebbe consentire, ai partiti che l’accettassero, un
riconoscimento più ampio della loro funzione. Peraltro le primarie si
prestano anche a contenere le occasioni di competizione, spesso
esasperata, tra i vari partiti di uno schieramento e quell’odioso potere
di interdizione che in occasione di ogni competizione elettorale viene
utilizzato da parte dei partiti marginali per contare più di quanto il
loro peso elettorale consenta.
Certamente per suscitare attenzione su questo tema occorre vincere la
comprensibile resistenza di chi crede fermamente nella superiore
rilevanza del ruolo dei partiti ovvero la preoccupazione di chi teme di
creare nuove occasioni di scontro o polemica all’interno dello
schieramento di centrosinistra.
Ma, senza disconoscere il ruolo dei partiti, la preoccupazione di una
possibile esasperazione della conflittualità in conseguenza della
competizione tra le liste e la moltiplicazione degli aspiranti alle
varie candidature, tende a nascondere la realtà di una competizione che
comunque esiste ed una pluralità di aspirazioni che, comunque ed
inevitabilmente, è destinata a rendere vivace il clima politico, che
altrimenti sarebbe destinata a manifestarsi soltanto in forme
sotterranee e non trasparenti.
Queste tensioni con le primarie avrebbero, invece, possibilità di
esplicarsi mediante civili e leali confronti, che potranno essere
disciplinati attraverso rigidi meccanismi di contenimento della forme di
pubblicità personale e di lista. Peraltro le primarie possono consentire
ai partiti di esprimere, sotto la spinta della competizione, candidati
di grande prestigio che avrebbero possibilità di affermarsi per la loro
coerenza con una determinata linea politica. Ed i confronti tra le varie
linee politiche non devono essere nascosti o evitati perché sono un
fattore di accrescimento della vitalità di uno schieramento.
Coinvolgendo in essi l’elettorato, si rende esplicito che il luogo
comune promosso dalla destra che li spaccia come momenti di regressione
dalla politica, sono del tutto pretestuosi.
Esista o meno in Italia un problema di crisi dei partiti, è sufficiente
riflettere sulla progressiva riduzione della base degli iscritti e sulla
contrazione della partecipazione attiva alla vita dei partiti, sul ruolo
e la rilevanza che oggi hanno assunto, accanto ai partiti, gli organismi
intermedi e sulla esigenza di colmare la distanza tra partiti e
cittadini, per rendersi conto che le primarie possono essere uno
strumento efficace per riconquistare alla politica – e quindi al
confronto - più ampi strati di popolazione, forse l’unico strumento
praticabile che presenti caratteri coerenti con gli istituti di una
democrazia. E si può certamente affermare, senza possibilità di
smentite, che il carattere autoritario o democratico di un partito – ove
la base sociale dei propri iscritti non sia abbastanza diffusa nel
contesto sociale - sia valutabile proprio in relazione alla sua
disponibilità ad accettare il sistema delle primarie.
Nel nostro paese la sovranità popolare oggi si esprime solo manifestando
con il voto la preferenza verso l’uno o l’altro schieramento, non è più
consentita la scelta tra una pluralità di candidati dello stesso
schieramento. Può esser dubbio che tale limitazione soddisfi il dettato
della Costituzione: l’art. 48 della Costituzione afferma che il voto è
personale ed eguale; l’art. 49 che tutti i cittadini hanno diritto di
associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico
a determinare la politica nazionale, l’art. 51 che tutti possono
accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, l’art. 56
che “la Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto”.
Oggi vi è una parte del potere di scelta che non è possibile esercitare
con il voto elettorale, questa scelta viene esercitata all’interno dei
partiti e, spesso, tra i partiti di una coalizione a seguito di
estenuanti e spesso non trasparenti trattative: si tratta di quella
parte che riguarda il potere di influenza da attribuire all’interno
dello schieramento ai vari partiti della coalizione e di quella che
riguarda la scelta dei candidati da proporre nei vari collegi.
Certo, il potere di influenza dei cittadini su queste scelte può passare
attraverso la partecipazione alla vita dei partiti. Ma, da una parte non
esistono regole che assicurino in modo trasparente la democrazia interna
dei partiti, sicché si determinano rapporti di forza che attribuiscono
questo potere di scelta in modo prevalente a chi all’interno di essi ha
una posizione radicata, dall’altra si escludono da questa possibilità di
influenza tutti quei cittadini che non posseggono una vocazione ed una
preparazione a districarsi nei meandri delle discussioni politiche e
delle posizioni politiche. Ma non è costituzionalmente corretto che a
questo atteggiamento debba corrispondere una riduzione del proprio
potere di concorrere a determinare la politica nazionale.
In certo qual modo deve ammettersi che la politica attiva all’interno
dei partiti rimane riservata a persone che hanno una predisposizione ed
una capacità di analisi non comuni e che la discussione politica spesso
diventa accessibile ai soli iniziati. Tutti gli altri cittadini ne
rimangono fuori, sono espropriati di una parte del suffragio diretto,
rimangono fuori dalla selezione della classe dirigente del paese e
vengono posti in condizione di non poter manifestare consenso o sfiducia
per il comportamento tenuto nel corso della legislatura dall’uno o
dall’altro candidato.
Quale che ne sia la ragione vi è una parte consistente di cittadini che
rimangono esclusi da tutte le scelte propedeutiche alla competizione
elettorale che sono strettamente interconnesse con la possibilità di
espressione del voto. Con la trasformazione del sistema proporzionale in
maggioritario questa esclusione si è accentuata in quanto non è dato
all’elettore neanche la sensazione di potere optare all’interno di una
lista precostituita per un candidato piuttosto che per un altro. Questa
situazione è destinata ad influire sul ricambio e la rigenerazione della
classe politica e ad accentuare la sensazione di separatezza tra partiti
e società, tra cittadini e politica, ad inaridire il flusso di ricchezza
di idee che può apportare ad uno schieramento il contributo dei
cittadini che hanno esperienze professionali e di lavoro diverse.
Che il sistema maggioritario sia stato introdotto in Italia senza gli
istituti accessori che esso necessariamente comporta, è un fatto oramai
assodato. Uno di questi è il meccanismo per la scelta dei candidati, che
deve essere restituito alla scelta da parte degli elettori che era
comunque soddisfatta dal sistema proporzionale. In mancanza si
attribuisce alle burocrazie di partito un potere sproporzionato,
accentuato dalla mancanza di adeguati meccanismi di controllo
democratico all’interno dei relativi statuti.
Occorre restituire agli elettori la sensazione concreta di potere con il
proprio voto formulare un giudizio politico sul modo con cui gli eletti
hanno gestito il proprio mandato. E’ necessario porre fine al sistema di
cooptazioni incomprensibili da parte dei partiti o per lo meno evitare
scelte non condivise dei soggetti che andranno a ricoprire ruoli
istituzionali. Ed anche se le primarie finissero per ratificare le
scelte del partiti, il solo fatto della loro esistenza costituirebbe uno
stimolo utilissimo verso un miglioramento delle loro scelte con il
risvolto ulteriormente positivo di una complessiva maggiore loro
credibilità.
Uno schieramento che abbia attenzione a questi problemi si qualifica,
uno schieramento che non lo faccia o che cerchi anche solo di glissare
su questi problemi si qualifica in senso opposto. Opporsi oggi alle
primarie, specie dopo che il tema è stato proposto, assumerebbe un
significato ancora peggiore. Si perderebbe peraltro l’occasione di
segnare la differenza, di spendere la più favorevole delle occasioni per
dimostrare la diversità tra uno schieramento autoritario ed aziendalista
rispetto ad uno schieramento che ha la capacità di misurarsi su questo
terreno e di indicare anche le scelte migliori per praticare una
democrazia più evoluta. L’elettorato è sensibile su questi temi e questo
potrebbe rappresentare uno dei primi caratteri di appetibilità di uno
schieramento.
Quali problematiche pongono le primarie
Vi sono alcune obiettive difficoltà nella identificazione della tecnica
migliore da seguire per svolgere le primarie. Da una parte è necessario
rendere compatibile la partecipazione alle primarie indette da uno
schieramento con la esigenza di tutela del principio costituzionale di
segretezza del voto e per tale motivo la partecipazione alle primarie
viene prevista solo come una facoltà dell’elettore. Dall’altra occorre
evitare che una limitata partecipazione alle primarie consenta ad una
piccola quota di elettori non iscritti ai partiti di imporre scelte che
vengono subite dal resto dell’elettorato. Ed infine occorre prevedere
meccanismi che riducano al minimo tentativi di inquinamento da parte di
schieramenti avversari ovvero operazioni di lobbysmo per imporre
determinate candidature.
Sono state formulate alcune proposte di legge (tra cui le proposte
Mazzucca e Chiaromonte ed alcune di iniziativa popolare) e sono stati
svolte approfondite analisi da parte di studiosi, ma le modalità di
svolgimento delle primarie sono rimaste sempre nel vago. Di seguito
indico alcune delle possibili opzioni che devono essere risolte con
riguardo ai vari profili che si pongono alla analisi:
con riguardo alla fonte:
- previsione di una specifica norma costituzionale,
- previsione di una norma di legge integrativa dell’art. 49 della
Costituzione,
- modifica degli statuti dei partiti
- accordo tra tutti i partiti della coalizione.
con riguardo all’ambito delle primarie:
- per tutti i tipi di elezioni a sistema maggioritario
- per le consultazioni politiche nazionali
- per le elezioni regionali
- per le elezioni comunali
con riguardo all’oggetto della consultazione:
- la scelta del candidato premier, del candidato presidente della
regione o della provincia o del candidato sindaco
- la scelta di qualsiasi candidato (deputato, senatore, consigliere
regionale o comunale) da indicare come candidato nel collegio,
- possibilità di scelta plurima dei candidati dei collegi e del premier,
presidente o sindaco,
- possibilità di scelta tra tesi congressuali,
- possibilità di scelta su temi controversi indicati dai partiti della
coalizione,
- consultazioni periodiche di verifica sull’attuazione del programma.
con riguardo alla indicazione dei candidati:
- candidati indicati dai partiti,
- candidati scelti da “saggi” indicati dai partiti,
- previsione di primarie interne di partito per la scelta delle
candidature riservate ai partiti,
- candidati proposti da un numero x di elettori con o senza deposito
cauzionale di una somma di danaro (ad es. : 750 euro) rimborsabile solo
in caso di elezione,
- previsione di una quota di candidature di competenza esclusiva dei
partiti,
- previsione di una quota di candidature di competenza dei sindacati e
delle associazioni aventi determinate caratteristiche.
con riguardo al titolo a partecipare a primarie aperte:
- prevedere un albo degli elettori formato dai nominativi da coloro che
vi abbiano fatto richiesta, che abbiano dichiarato cioè preventivamente
la propria scelta di schieramento,
- subordinare la partecipazione alle primarie alla sola iscrizione ad
associazioni ammesse alle primarie dai partiti della coalizione, con
identificazione degli elettori attraverso la tessera di iscrizione ala
associazione ed il numero di iscrizione nelle liste elettorali desunto
dal certificato elettorale,
- nessun limite di partecipazione alle primarie per qualsiasi elettore
scritto nelle liste elettorali, senza necessità di previa iscrizione in
apposite liste o associazioni,
- partecipazione o meno alle primarie aperte anche degli iscritti ai
partiti della coalizione che abbiano o meno partecipato alle primarie di
partito,
- previsione di un rimborso spese da parte degli elettori (indicato in
alcune proposte da 5 a 25 euro per elettore)
- dimostrazione di avere destinato ad un partito dello schieramento il
contributo dell’4 per mille all’atto della dichiarazione dei redditi,
nessuna condizione di spesa.
con riguardo alle condizioni di validità delle primarie:
- validità in ogni caso,
- validità della consultazione solo nel caso in cui venga raggiunta la
partecipazione di una quota predeterminata di elettori che si siano
iscritti nelle apposite liste (ad esempio: 10% degli elettori della
coalizione di cui almeno il 20% non iscritti a partiti),
- a quale altro parametro potrebbe essere ancorato il criterio
percentuale di validità?
con riguardo ai requisiti dei candidati:
- eventuali limitazioni per le persone sottoposte a processo penale ed
altre cause di ineleggibilità,
- previsione di cause di incompatibilità con cariche politiche o
particolari ruoli svolti,
- previsione o meno di pregresse esperienze amministrative o politiche a
seconda del tipo di candidatura,
- possibilità di segnalazione da parte di ciascun elettore al Comitato
dei Garanti di controindicazioni alla ammissione delle candidature e
previsione della possibilità di esclusione delle candidature ad opera
del Comitato.
- previsione di una scheda informativa predisposta da ciascun candidato
con possibilità di eventuali annotazioni da parte del Comitato dei
Garanti con diritto di replica dell’interessato,
- presentazione dei candidati agli elettori solo attraverso
manifestazioni, trasmissioni o pubblicazioni cumulative alle quali
partecipino almeno 2 candidati (in caso di scelta su base di collegio) e
almeno 4 candidati (in caso di scelta su base di lista).
con riguardo alla funzione dei candidati eletti:
- assunzione diretta della condizione di candidato alla carica che è
oggetto della consultazione elettorale,
- assunzione della funzione di “grandi elettori” per la scelta del
candidato premier (predeterminato o meno),
- possibilità di destinazione dei “grandi elettori” anche per la
definizione del programma di governo e/o di scelta sui temi controversi
segnalati nel programma della coalizione.
con riguardo al metodo di organizzazione e selezione delle candidature:
- vi è una ragione per mantenere un criterio di selezione delle
candidature su base di collegio analogo a quello delle elezioni o la
scelta delle candidature può essere, invece, eseguita anche su base
proporzionale secondo criteri indipendenti dalla elezione cui è
destinata la candidatura?
- le eventuali liste devono fare riferimento ai soli partiti della
coalizione o possono essere formate anche liste libere (collegate a
movimenti o gruppi) senza alcun riferimento ai partiti tradizionali?
- nei casi di selezione dei candidati con il metodo delle liste, il
collegamento tra il candidato prescelto ed il collegio di assegnazione
della candidatura deve essere lasciato alla discrezionalità dei partiti
o eseguito in base ad un criterio di prelazione a favore di coloro che
abbiano conseguito il maggior numero di voti?
con riguardo al metodo di svolgimento delle primarie:
- in un solo turno o, in caso di scelta su base di collegio, in due
turni nel caso di mancato raggiungimento della maggioranza assoluta al
primo turno,
- raccolta del voto presso i quartieri o presso le sedi di associazioni
accreditate,
- spedizione del voto per via postale, con o senza previa
distribuzione di cartoncini all’uopo predisposti da imbustare ovvero di
cartoline postali prestampate richiudibili,
- possibilità di raccolta e conteggio del voto attraverso sistemi
informatici con o senza rilascio automatico all’elettore – ai fini di
eventuali riscontri - di una ricevuta stampata (in duplice copia)
riproduttiva del voto espresso, di cui una copia rimanga in possesso
dell’elettore ed una venga riposta nell’urna.
con riguardo al controllo sulle operazioni di voto:
- ad opera di un comitato di garanti nominati dai partiti della
coalizione, se il sistema viene concordemente accettato e gestito dai
partiti,
- ad opera di un comitato di garanti nominati dai movimenti proponenti
le primarie,
- ad opera di personalità indicate da entrambe le componenti,
da parte di strutture pubbliche, se il sistema viene disciplinato con
legge.
Alcune valutazioni su tali
opzioni
Nella ricerca del modo migliore di svolgere le primarie occorre
tener conto che se esse fossero limitate alla sola scelta del
premier ovvero – come secondo la terminologia usata dal prof.
Pasquino – alle sole “cariche monocratiche di rappresentanza e di
governo”, costituirebbero uno strumento di ben scarsa efficacia,
che non risolverebbe affatto tutti i problemi di astrattezza della
politica e di eccessività del concentramento di potere nelle
burocrazie dei partiti politici. La limitazione alle sole cariche
monocratiche in realtà accentuerebbe la tendenza ad una deriva
plebiscitaria che non appartiene alla cultura di uno schieramento
di sinistra.
Inoltre la impossibilità di stabilire a priori l’apporto alla
coalizione dei vari partiti in misura proporzionale alle scelte
che nel momento delle elezioni esprimerebbe l’elettorato, mette i
partiti attualmente nelle condizioni di preventivare la
distribuzione delle candidature tra i partiti in modo
assolutamente arbitrario o solo in funzione della loro capacità di
condizionamento e di pressione, essendo pacifico che il sistema
residuale della quota proporzionale previsto nella legge
elettorale non soddisfa pienamente questa esigenza.
In realtà un sistema di primarie esteso alla scelta dei candidati
di tutti i collegi potrebbe recuperare nel maggioritario alcuni
aspetti del proporzionale. Ove, invece, le primarie venissero
impostate riproducendo il metodo della scelta sulla base del
collegio uninominale previsto per le elezioni dei parlamentari, si
riprodurrebbero alcuni effetti perversi del maggioritario con
possibilità di esclusione di rappresentanze significative dei
partiti minori.
Ma non vi è alcuna necessità di un parallelismo di metodo tra la
scelta delle candidature e la destinazione delle stesse, anche
perché il sistema maggioritario trova una sua ragion d’essere solo
per assicurare una garanzia di governabilità, non già di selezione
dei candidati, che invece deve doverosamente riprodurre il
rapporto delle forze elettorali che compongono una coalizione.
Peraltro con un sistema di liste regionali (o nazionali) si
recupera il senso della rilevanza delle primarie e si riesce a far
vivere agli elettori la sensazione di essere soggetti partecipi
della vita pubblica con un confronto tra una pluralità di
candidati e di linee politiche che realizzi il risultato di
misurarne le diversità per attribuire a ciascuna di esse nello
svolgimento della competizione elettorale il peso democratico che
merita.
Se si consentisse di esprimere la scelta per la candidatura
distintamente in ciascun collegio elettorale, sommando i voti solo
nell’ambito del collegio ed attribuendo valore solo alle scelte in
tali sedi effettuate a favore del più votato in ciascuna di queste
sedi, si riprodurrebbero nella sostanza nelle primarie gli stessi
effetti perversi del sistema maggioritario, con la mancata piena
valorizzazione a livello regionale (o nazionale) delle proporzioni
dei candidati prescelti in misura corrispondente alle proporzioni
di espressione nel voto. Teoricamente potrebbe accadere che il
partito maggioritario, che fa parte della coalizione, si assicuri
un candidato in tutti i collegi e che gli altri partiti della
coalizione, presenti in tutti i collegi in misura
proporzionalmente inferiore, ancorché consistente, non si
assicurino un candidato in nessun collegio (come è avvenuto in
Sicilia nel 2001 per le elezioni politiche a favore Forza Italia).
E’ dunque necessario a livello regionale (o nazionale) rispettare
un criterio proporzionale assicurando una attribuzione di
candidature ai vari partiti della coalizione corrispondente alla
proporzione dei voti espressi a favore di ciascuno di essi, in
modo che la candidatura sia poi collegata a ciascun collegio
lasciando facoltà di scelta prioritaria ai candidati che abbiano
raccolto in ambito regionale (o nazionale) il maggior numero di
voti sino a concorrenza del numero di candidature spettanti a
ciascuno partito.
L’esigenza di evitare candidature avventuristiche renderebbe
comunque necessario accompagnare la presentazione di ciascuna
candidatura con un certo numero di firme, ma non credo che sia
necessario prevedere che sia lo stesso candidato a farsene
promotore. Potrebbe essere sufficiente solo che egli non declini
espressamente l’offerta della sua candidatura avanzata dagli
elettori, in modo da superare la diffusa ritrosia di alcune
persone di valore che non assumerebbero mai l’iniziativa in
proprio. Peraltro attraverso questo meccanismo il fatto della
presentazione di una candidatura alternativa non assumerebbe il
carattere della volontà di sfidare l’avversario.
Ad un Comitato dei Garanti potrebbe essere attribuito un compito
di controllo e verifica, oltre che su tutte le attività e le
procedure, sull' ammissibilità delle candidature alle primarie e
sulle eventuali esclusioni di candidati per comportamenti e fatti
di particolare gravità in relazione ai valori ed ai principi
ispiratori della coalizione. I candidati dovrebbero inoltre
depositare un documento di indirizzo politico - corredato
eventualmente da una rosa di nomi a sostegno della candidatura con
relative valutazioni - che il Comitato Elettorale dovrebbe
occuparsi di diffondere attraverso tutti i possibili mezzi di
diffusione, anche telematici. Il Comitato dei Garanti dovrebbe
poter avere anche il potere di intervenire - con potere di
interdizione e di esclusione - in ordine al rispetto di alcuni
principi, da predeterminare preventivamente, soprattutto rivolti a
mettere tutti i candidati sullo stesso piano.
Ovviamente i meccanismi per evitare che una persona possa
esprimere la propria scelta più di una volta esistono e si
realizzano attraverso il ricorso ad un elementare software da
utilizzare in tutte le sedi di voto, in grado di elaborare e
confrontare gli estremi di registrazione nelle liste elettorali di
tutti i votanti. Gli aventi diritto al voto potrebbero, difatti,
essere identificati attraverso la esibizione del certificato
elettorale, con annotazione del solo relativo numero progressivo.
La candidatura deve essere ovviamente libera. Potrà valutarsi se
sia effettivamente necessario subordinarla – così come proposto -
ad un deposito di 750 euro non rimborsabile per coloro che
ricevano meno di una certa percentuale dei voti espressi. Per
evitare che la presentazione di più candidati dello stesso
orientamento si indeboliscano reciprocamente, si potrebbe pensare
anche alla possibilità di espressione di un voto subordinato ed a
presentazioni collettive delle candidature.
La segretezza e personalità delle scelte individuali potrebbe
essere assicurata raccogliendo le espressioni del voto in luoghi
convenuti, nella disponibilità dei partiti della coalizione con
una gestione concordata delle operazioni organizzata sulla base di
collaborazioni volontarie. Occorrerà poi verificare in concreto se
ed in quale misura alcune istituzioni pubbliche e gli enti
territoriali (casomai previe opportune modifiche statutarie) siano
tenute ad offrire un supporto a tali operazioni, anche nel caso in
cui le primarie venissero svolte solo sulla base di un accordo
convenzionale intervenuto tra i partiti di una coalizione.
Altro problema è se le primarie debbano essere dirette anche alla
scelta diretta del premier o se invece non sia meglio attribuire
tale scelta in un secondo momento ai candidati risultati vincitori
alle primarie, in modo da attutire i rischi di derive
plebiscitarie che in altre condizioni si potrebbero manifestare.
Personalmente ritengo che si tratti di un problema secondario, la
cui soluzione potrebbe anche essere affidata interamente ai
tecnici di partito che meglio di qualsiasi elettore potrebbero
individuare le migliori occasioni per realizzare un buon risultato
elettorale.
Vi è poi il problema della eventuale estensione delle primarie al
programma. Esse potrebbero essere limitate solo alle parti
controverse del programma. I partiti della coalizione potrebbero
essere invitati a denunciare i temi controversi sui quali
ritengano opportuna l’indicazione degli elettori e proporli in
sede di primarie. Tali temi potrebbero essere sottoposti agli
elettori con delle subordinate riferite alla disponibilità alla
ricerca di soluzioni di mediazione o compromissorie. L’aspetto più
rilevante e positivo potrebbe essere l’impegno preventivo dei
partiti a rispettare nel corso del mandato le scelte che abbiano
ottenuto prevalenza in sede di consultazione. Ma, forse, è
prematuro un percorso del genere: già un meccanismo di selezione
più trasparente delle candidature potrebbe assicurare la
formazione di programmi più comprensibili e più rispondenti alle
esigenze sentite del paese.
Le primarie complementari alle scelte dei partiti
Lo schema di primarie previsto nelle proposte di legge sinora
presentate prevede che partecipino come elettori alle primarie i
cittadini che ne facciano esplicita richiesta, palesando con la
loro preventiva registrazione la adesione allo schieramento, altre
proposte prevedono anche il versamento di una quota come
contributo alle spese. Le obiezioni sono rispettivamente quelle
che la assenza di segretezza e l’onere economico allontanerebbero
molti elettori dal parteciparvi e nel rischio di esclusione delle
fasce economicamente più deboli e meno motivate.
Se il problema venisse regolamentato con una legge, varrebbe forse
la pena di pensare ad un sistema di certificato elettorale,
distribuito per tempo, che contenga un doppio tagliando: uno che
abiliti alla partecipazione alle primarie dell’uno o dell’altro
schieramento ed uno che consenta la partecipazione al voto
elettorale.
Resta, comunque, il fatto che nelle esperienze di altri paesi e
nella recente esperienza delle elezioni regionali calabresi la
partecipazione alle primarie è stata sempre molto bassa, in quanto
alimentata solo dalle persone più motivate o direttamente
interessate, peraltro con il rischio di agevolare manovre
lobbystiche, sicché le indicazioni delle primarie potrebbero non
riflettere gli orientamenti reali di tutta l’area di simpatizzanti
dello schieramento. In caso di bassa affluenza al voto delle
primarie un sondaggio, eseguito in base a criteri tecnicamente
evoluti, probabilmente renderebbe anche risultati più prossimi
alla realtà.
Un meccanismo di selezione delle candidature caratterizzato da una
pluralità di meccanismi di acquisizione delle scelte sembra,
invece, più difficilmente condizionabile da manovre esterne e da
tentativi di manipolazione.
Innanzitutto occorrerebbe assicurare una quota di candidature ai
partiti e la distribuzione delle stesse in proporzione della
rispettiva consistenza, perché la funzione essenziale dei partiti
non può essere esclusa e disconosciuta. Ad essi non potrà essere
dunque disconosciuta, oltre la funzione propositiva dei candidati
(in aggiunta a quelli proposti attraverso canali diversi), la
possibilità di imporre direttamente candidati propri.
Sembra corretto che il numero di candidature da attribuire con il
sistema delle primarie debba essere rapportato alla entità della
partecipazione alle stesse degli elettori esterni ai partiti, con
una garanzia di riserva a favore dei partiti di uno quota minima
predeterminata (un terzo sembra essere la misura giusta). Di
conseguenza il rapporto di partecipazione minimo per le primarie
potrebbe essere determinato ad almeno il doppio degli iscritti ai
partiti della coalizione. In caso contrario la possibilità di
imporre candidature da parte degli esterni ai partiti dovrebbe
essere proporzionalmente ridimensionata.
Il possibile ruolo delle associazioni
Un corretto ruolo di gestione delle operazioni delle primarie
potrebbe essere svolto dalle associazioni, prevedendo come
condizione per partecipare ad esse, in sostituzione della previa
iscrizione alle liste degli elettori delle primarie, l’iscrizione
ad associazioni accreditate dai partiti della coalizione e che al
momento della espressione del voto alle primarie esibiscano la
tessera di iscrizione alla associazione e si registrino (per
evitare duplicazioni del voto) con l’annotazione del numero di
iscrizione nelle liste elettorali rilevato dal certificato
elettorale. Ma le associazioni potrebbero anche inviare
previamente ai propri iscritti una sorta di certificato di
ammissione alle primarie, da utilizzare poi direttamente come
scheda per l’espressione del voto ovvero come cartolina da
imbustare e spedire o come titolo di abilitazione ad esprimere il
voto elettronico.
Inoltre potrebbe ben rappresentare gli orientamenti radicati nella
società la previsione di una riserva di candidature in misura
ridotta (la misura giusta potrebbe essere di un sesto) da parte
degli organi direttivi delle aggregazioni associative comprese
quelle del mondo del lavoro (sindacati, associazioni, fondazioni,
onlus, cooperative) ed al limite anche da parte di finanziatori
privati palesi che abbiano apportato contributi superiori ad una
determinata soglia.
L’attribuzione di un rilievo nelle scelte alle aggregazioni
sociali liberamente formatesi nella società è un fatto di grande
rilevanza. Innanzitutto si riconosce l’esistenza di una
soggettività che si distingue da quella dei singoli componenti e,
poi, si attribuisce a questa soggettività un rilievo di maggiore
rilevanza in quanto momento di elaborazione e di valorizzazione di
interessi in grado di aggregare. La partecipazione alla vita
politica della società civile attraverso le organizzazioni
intermedie è una esigenza avvertita nelle moderne democrazie,
tant’è che la Costituzione Europea la richiama espressamente come
una necessità in alcuni articoli imponendone la consultazione
obbligatoria, ad esempio per le iniziative del Comitato Economico
e Sociale della U.E.
La partecipazione della società civile per integrare le carenze
del sistema maggioritario si può articolare in una molteplicità di
possibili soluzioni alternative. Occorre, quindi, fare delle
scelte di fondo sui principi che si ritiene possano esprimere al
meglio questa esigenza di partecipazione e, poi, ricercare per
ciascuna soluzione le metodiche tecniche più adatte per realizzare
la scelta che si intende perseguire.
Occorre, dunque, riflettere se, per corrispondere a questa
esigenza, la società civile debba esprimersi, oltre che
direttamente attraverso le sue componenti individuali, anche
attraverso le organizzazioni intermedie e se queste abbiano una
loro autonoma titolarità a far sentire la loro voce distinta da
quella dei singoli cittadini.
Se da una parte è possibile riconoscere alle associazioni una
soggettività qualificata rispetto a quella dei singoli cittadini
che può essere diversificata in base a classi dimensionali ed in
base alla natura più o meno politicamente rilevante delle
associazioni, dall’altra è possibile che le associazioni svolgano
semplicemente una funzione di filtro delle istanze della società
civile.
La opzione tra l’una e l’altra soluzione comporta anche una
diversificazione del modo attraverso il quale sarà necessario
esprimere la scelta del soggetto associativo. Se essa si esprime
attraverso la indicazione degli organi direttivi
dell’associazione, il peso di questa scelta non potrà essere
proporzionalmente commisurato alla dimensione della sua base
associativa; se, invece, la scelta viene espressa attraverso il
voto diretto degli associati, allora sembra giusto che il voto
conservi tutta la valenza numerica espressa dai singoli soci.
Ovvero si possono comporre i due sistemi riconoscendo una
soggettività autonoma al soggetto associativo ed attribuendo alle
associazioni il ruolo di strumento di organizzazione della
partecipazione alle primarie.
Il presupposto è, comunque, che la associazione attraverso i suoi
organi direttivi abbia espresso la volontà di partecipazione alle
primarie. Al limite la associazione potrebbe anche non esprimere
preventivamente l’opzione per uno schieramento o l’altro, ma solo
prestarsi ad offrire questo servizio per i suoi associati, i quali
potrebbero manifestare la loro preferenza per il candidato di uno
o dell’altro schieramento, se entrambi disponibili all’esperienza
delle primarie.
La posizione dei cittadini non iscritti ad associazioni
Resta il problema di stabilire se sia giusto o meno lasciare fuori
da questa possibilità di partecipare alle primarie i cittadini che
non siano iscritti ad alcuna associazione ovvero come debba essere
gestita una loro partecipazione.
Personalmente ritengo che sia pressoché impossibile che una
persona fisica non sia in grado di far riferimento a nessuna
associazione ed in tal caso credo proprio che si tratti di
soggetti che non abbiano in concreto alcuna disponibilità a
fornire un contributo partecipativo di tale natura. Ma anche se lo
avessero, credo che non debba essere loro necessariamente
assicurato un diritto a partecipare alle primarie, posto che
questa partecipazione in tanto viene assicurata in quanto si
ritenga di dovere coinvolgere in scelte particolarmente importanti
persone attive nella società coalizzatesi intorno a particolari
interessi ritenuti dalla coalizione meritevoli di rappresentanza,
persone cui per questo motivo si riconosce il diritto di incidere
sulla scelta dei candidati.
Le persone che non abbiano trovato nelle associazioni esistenti
motivi di aggregazione potrebbero comunque trovare occasione per
associarsi e fornire in tal modo il proprio contributo.
Occorrerebbe però stabilire meccanismi per assicurare i caratteri
formali costitutivi della associazione e la coerenza della stessa
ai fini perseguiti dalla coalizione.
Per le persone prive di alcun interesse specifico e senza volontà
di aggregarsi, invece, il contributo di partecipazione alla vita
democratica è assicurato in misura sufficiente con il diritto di
voto presso i seggi elettorali, diritto che loro compete in base
alla costituzione.
I rischi che il voto possa risultare inquinato da meccanismi
distorsivi sono ridotti al minimo in relazione alle
caratteristiche della associazione che dovrebbe essere stata
preventivamente ammessa dai partiti della coalizione, i quali
dovrebbero verificare preventivamente la presenza di standard
prestabiliti in ordine alle capacità organizzative e al non
contrasto delle finalità e dei contenuti sociali concretamente
perseguiti con gli obiettivi della coalizione.
Personalmente non mi convince un sistema esposto ad una
partecipazione volontaria ed indiscriminata di elettori, che
potrebbe rimanere estremamente limitata ed essere quindi alterata
dalla causalità della partecipazione o manipolata da parte di
gruppi di pressione ovvero subire gli effetti distorti determinati
da un meccanismo di scelta unico. Una pluralità di meccanismi
diversi di acquisizione dell’espressione della scelta attutirebbe
possibili distorsioni e renderebbe estremamente difficili
eventuali tentativi di controllo del voto da parte di gruppi di
pressione. Occorre, difatti, tener presente il contesto specifico
del nostro paese, la mancanza di esperienze storiche in proposito
ed anche la possibilità che si ripropongano, in alcune zone del
paese, gli stessi tentativi di controllo del voto che portarono
alla modifica della legge elettorale.
Sintesi di una proposta per le primarie
Fermo restando che l’esperienza delle primarie potrà manifestarsi
utile anche se articolata in altro modo, si espone di seguito la
sintesi di una possibile regolamentazione di primarie che si
propone come complementare a meccanismi trasparenti di scelta dei
candidati da introdurre all’interno dei partiti (primarie di
partito):
- una riserva di candidature (ad esempio 1/3) a disposizione dei
partiti da distribuire tra essi in proporzione della relativa
consistenza,
- una riserva di candidature (ad esempio 1/6) a disposizione delle
associazioni concordemente ammesse da tutti i partiti della
coalizione, dei sindacati ed eventualmente anche di finanziatori,
- primarie aperte a terzi non iscritti ai partiti per una quota
delle candidature (almeno 1/2),
- previsione di un rapporto tra le candidature riservate ai
partiti e le candidature da attribuire in base ai risultati delle
primarie aperte a terzi pari al rapporto di partecipazione dei
relativi elettori alle stesse, fatta salva o meno la quota di 1/3
comunque riservata ai partiti.,
- all’interno di ciascun partito, associazione, cooperativa o
movimento l’espressione del voto dovrebbe essere espressa secondo
le modalità previste dai relativi statuti (opportunamente
adeguati),
- nell’ambito delle varie componenti le primarie dovrebbero essere
dirette non già ad esprimere un proprio rappresentante, bensì ad
esprimere la preferenza verso l’uno o l’altro candidato della
coalizione che sia stato presentato nel territorio sulla base di
liste concorrenti, quale che sia la provenienza della relativa
proposta,
- ai candidati eletti potrebbe essere attribuito il compito di
fungere anche da grandi elettori per la scelta del premier, che
ciascuno dovrebbe avere previamente dichiarato.
Questo sistema potrebbe essere realizzato anche senza
l’approvazione di una apposita legge, previo accordo di tutti i
partiti di una coalizione, previa deliberazione degli organi
direttivi di tutti i partiti coinvolti nella stessa.
Si potrebbe, poi, pensare ad una serie di requisiti per i
candidati delle primarie, tutti da discutere e valutare
adeguatamente, tra i quali:
- essere già in possesso di predeterminati livelli di pregressa
esperienza di funzioni pubbliche, manageriali o in ambito
politico,
- eventuali limitazioni per coloro che abbiano già ricoperto un
determinato numero di mandati nello stesso tipo di elezioni,
- impossibilità ad assumere la qualità di candidato in
competizioni elettorali contemporanee con limiti alla possibilità
di presentazione in ambiti territoriali diversi (a meno che non si
tratti della scelta diretta del premier),
- condizioni di incompatibilità ad assumere la qualità di
candidato per coloro che abbiano intrattenuto negli ultimi 4 anni
o intrattengano direttamente o indirettamente affari con organismi
pubblici ovvero risultino direttamente o indirettamente
concessionari di pubblici servizi ovvero detengano o abbiano
potere di disposizione su quote di società commerciali (con scopi
di lucro) che si trovino nelle stesse condizioni o siano iscritti
ad associazioni i cui obiettivi siano incompatibili con quelli dei
partiti della coalizione (ad esempio: appartenenza alla
massoneria).
Il supporto dell'informatica
Gli strumenti informatici oggi consentono la gestione quasi in
tempo reale di consultazioni di un numero sconfinato di persone,
ma il mezzo elettronico esclude ancora coloro che non sono
alfabetizzati e potrebbe prestarsi ad interventi manipolatori in
fase di espressione del voto e di trasmissione dello stesso.
Diversamente, invece, esso si presta in modo abbastanza affidabile
per la raccolta ed il conteggio delle preferenze allorché esse
siano raccolte in uno o più ambienti controllati e sulla base di
standards convenuti. Di conseguenza il ricorso ad essa, con un
notevole abbattimento dei costi anche in questa forma limitata,
potrebbe risultare utile ed economico per lo svolgimento delle
primarie.
Peraltro, una volta svolte le primarie, sarebbe teoricamente anche
possibile attribuire, ad ogni elettore che vi abbia partecipato,
una firma digitale che lo abiliti a partecipare - in relazioni a
limitate problematiche - a consultazioni da eseguire in corso di
legislatura per via telematica. Difatti, diversamente dalle
primarie, che richiedono un minimo di garanzie di sicurezza, oggi
si potrebbero stabilire momenti di consultazione democratica
diffusa affidata al mezzo telematico, garantita dalla firma
elettronica e diretta ad una platea di elettori che vada ben al di
là degli eletti alle cariche rappresentative e che potrebbe
coinvolgere anche soggetti non alfabetizzati, solo se si
istituissero presso i comuni ed i quartieri delle postazioni di
ausilio disponibili, presso le quali non sarebbe necessario
assicurare tutti gli strumenti di garanzia della sicurezza
previsti per la espressione del voto. Una democrazia
partecipativa, quindi, oggi non è più una utopia e potrebbe
fornire in tempi rapidi risultati ben più affidabili degli attuali
referendum. Ma si tratta di esperienze che devono essere
approfondite anche per evitare i rischi propri di quella che è
stata indicata come “democrazia istantanea”.
Ma il ricorso all’informatica può risultare, invece, oggi utile
per risolvere alcuni problemi organizzativi delle primarie. La
predisposizione di un software unico con liste a discesa,
predisposte con i nomi dei candidati e le liste di appartenenza, e
strumenti di votazione elettronici potrebbero escludere la
possibilità di errori di trascrizione e di calcolo dei voti. La
stampa di una strisciata in doppia copia della espressione della
scelta espressa (una da consegnare all’elettore ed una da
conservare nell’urna del seggio) potrebbe offrire garanzie
rispetto a possibili manipolazioni e consentire anche un eventuale
successivo controllo manuale in caso di contestazioni.
La raccolta del voto elettronico potrebbe essere svolta presso le
sedi delle associazioni a base associativa più vasta, aperte a
chiunque ne abbia titolo, a prescindere dalla appartenenza, previa
esibizione del certificato elettorale e della tessera di
iscrizione ad una delle associazioni accreditate.
Ritengo che la predisposizione di un software adeguato sia di
agevole realizzazione e, certamente, la società civile, le
associazioni ed i partiti della coalizione sono in grado di
esprime le competenze tecniche necessarie alla sua realizzazione e
per il controllo della sua gestione.
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