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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 GENNAIO 2005
Mafia, corruzione, illegalità: la necessità di una rivolta morale
PIERO RICCA

Sono vicino ai magistrati Pietro Grasso e Luca Tescaroli, recentemente minacciati perché fedeli e rigorosi servitori dello Stato. Per triste esperienza del passato, è risaputo che i tentativi di intimidazione si rivelano tanto più insidiosi quanto più, attorno a chi li subisce, risultano deboli la solidarietà e la vigilanza attive dei cittadini. Oggi questi riflessi di solidarietà e vigilanza sono patrimonio di una parte cospicua ma non maggioritaria della società italiana. Non si spiegherebbe altrimenti la preoccupante negligenza di Governo e Parlamento, che appaiono incapaci di prendere provvedimenti seri e, prima ancora, di scegliere comportamenti inequivoci contro la Mafia.

Al contrario i "segnali forti" che ormai da anni si registrano con frequenza quotidiana sono in favore della pretesa di impunità dei potenti del denaro e della politica (spesso le due cose coincidono) e dunque contro quei magistrati che hanno deciso di svolgere in modo coraggioso e indipendente il proprio compito.
Naturalmente nel mirino del ceto politico dominante finiscono anche tutti coloro che nell'agone politico come nella società civile cercano di opporsi, con gli strumenti sempre più logori della dialettica politica e della libera informazione, al dilagare della cultura dell'illegalità.

La vicenda Cuffaro-Forgione è eloquente al riguardo. A suo modo lo è anche la piccola storia di cui ho avuto la ventura di essere testimone. La mafia esiste? Ho recentemente chiesto ad un parlamentare. Irritato, mi ha risposto a male parole. Quel signore è l'on. Marcello Dell'Utri, senatore eletto nel centro di Milano e membro della commissione Giustizia del parlamento europeo. Le cronache ci dicono che è antico e intimo sodale dell'attuale presidente del Consiglio.
Dopo esperienze simili viene da credere a chi afferma che le Istituzioni ospitano individui che - per usare le parole di Grasso - "della discrezionalità hanno fatto arbitrio e dell'arbitrio hanno fatto legge".
Da un recente conteggio, per fare un esempio forse grossolano ma efficace, sono circa cento i parlamentari tecnicamente pregiudicati.
Questa desolante realtà - uno scandalo, non un'opinione: uno scandalo chiarissimo all'opinione pubblica internazionale - è evidente, anche entro i confini nazionali, a ogni persona informata e in buona fede.

Solo una "rivolta morale" (riprendo ancora un'espressione del Procuratore di Palermo), un collettivo scatto d'orgoglio - difficile, improbabile e nondimeno possibile - può ormai salvarci dalla deriva tipica di quelle società in cui la corruzione riesce a istituzionalizzarsi.
Nelle società evolute, oltretutto, aspetti morali ed economici si tengono insieme. Andrebbe per esempio tenuto a mente - report degli osservatori internazionali alla mano - che nelle società in cui c'è meno libertà di informazione là c'è più corruzione, e dove c'è meno libertà di informazione e più corruzione là c'è meno benessere diffuso e meno competitività economica.

Mi chiedo a quale futuro ci si stia rassegnando, e quanto consapevolmente, in un paese in cui - tranne le solite e lodevolissime eccezioni - la gran parte del ceto dirigente sopporta in silenzio la criminalizzazione di magistrati e giornalisti scomodi e l'uso spudoratamente privatistico dei pubblici poteri da parte di chi di cose di mafia nemmeno tollera che si parli.
La ragione ha già dato una risposta, il cuore no. Un abbraccio di gratitudine e solidarietà, insieme a Grasso e Tescaroli, a tutti coloro che incarnano e prefigurano, con il proprio impegno di ogni giorno, quella "rivolta morale".

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