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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 GENNAIO 2005
Formigoni, presidente di tutti?
PIERO RICCA

"Presidente di tutti". Così si propone Roberto Formigoni nei manifesti che aprono la sua campagna elettorale (clicca sulla foto).
Ne ha fatti affiggere un migliaio in giro per la Lombardia. Pochi a Milano, dove evidentemente si sente forte.
La foto in bianco e nero ne inquadra il volto serio, la scritta nera su sfondo verde è di quelle assertive, con tanto di punto finale. Vediamo un po' di ragionarci sopra. Che Formigoni sia un presidente molto rappresentativo lo dicono i numeri del suo successo elettorale. L'ultima volta staccò il suo sfidante - lo stimabilissimo ma un po' lugubre avv. Mino Martinazzoli - di una imbarazzante valanga di voti.
In questi anni ha viaggiato all’estero più di un ministro degli Esteri. E ogni viaggio era l’occasione per firmare un contratto e aprire una sede per la Compagnia delle Opere.
La rete della sua influenza - dicono gli analisti - si estende dai comitati di affari ai giovani di Comunione e Liberazione. Addirittura molti transfughi di centrosinistra, per esempio l’ex sindaco Borghini, si sono recentemente spostati sotto le sue accoglienti insegne in nome dell’agognato riformismo. Questa capacità attrattiva e rappresentativa va dunque riconosciuta all'ex Casto Democristiano.

Ma non siamo sicuri che autorizzi l'autodefinizione "presidente di tutti", sia pure con la "p" umilmente minuscola, almeno per ora.
Un conto è definirsi tale, a voti scrutinati e spumante stappato, un minuto dopo la proclamazione dell'avvenuta elezione. E' il classico e financo banale modo per rassicurare la minoranza e proporsi con un profilo non più partitico ma istituzionale.
Una cosa ben diversa è farlo due mesi prima dell'inizio della campagna elettorale (tecnicamente essa dura un mese, il voto regionale è ai primi di aprile). Chi può rassicurare la lettura di quello slogan? Non certo gli oppositori di Formigoni (ce ne sono, ne conosco alcuni personalmente, malgrado la vasta popolarità del Nostro).
Sul piano formale, dunque, la comunicazione di Formigoni sembra contrastare, naturalmente senza volerlo, con i fondamenti della democrazia politica: la legittimità dell’alternanza e i diritti delle minoranze.

Nel merito delle cose, poi, la lettura attenta di certi giornali lascia intendere che la stessa coalizione di centro destra - sedicente "Casa delle libertà" - non è che sia molto unita attorno al (sedicente) "presidente di tutti".
Per esempio non è stato ancora sciolto chiaramente il nodo Lega, i cui uomini di punta in terra lumbard continuano a strepitare; non si sa ancora, mentre scrivo, se Formigoni riceverà il placet al suo desiderio di concorrere alle elezioni con una lista che porti il suo nome; non si sa di conseguenza quale ruolo avranno (ruolo inteso come candidature con speranza concreta di successo) i "riformisti" e pontieri vari.
Una situazione così fluida all’interno della “Casa” non dovrebbe indurre ambizioni universalistiche.
Parlo - beninteso - della reazione media di una persona di miti consigli. Può darsi che per fare il "governatore” della Lombardia per un quindicennio (e poi chissà, mai mettere limiti alla Provvidenza…) si debbano possedere qualità diverse da quella del buon padre di famiglia. Per esempio la baldanza, tipica nella storia delle meno felici stagioni populistiche, di chi dice o pensa: ho troppi mediocri intorno, io sono l’unico che può risolvere le cose, basta bandiere di partito, in fondo vado bene anche alla parte più ragionevole dei presunti e inetti oppositori. “Lasciatemi lavorare”, ripeteva Peròn. E non solo lui.

C'è poi un altro profilo, il più triste da affrontare. E' davvero sicuro Formigoni che la scritta nera su fondo verde proposta all'attenzione dei lombardi contenga una verità accettabile da tutti. Tutti-tutti, dico, non la maggioranza che gli auguro, ancora una volta, di convincere.
Ho la ventura di abitare a Milano, in cui - in rapporto alle mie aspirazioni di provinciale e ai miei modesti meriti - ho trovato tante delle cose che cercavo: una certa vivacità culturale, possibilità professionali, nuovi amici.
Bene. Non mi sembra che lo spettacolo della vita quotidiana autorizzi chiunque abbia avuto una responsabilità amministrativa a gonfiare il petto.
Lo vede bene anche il presidente Formigoni - da dieci anni al timone - quanto sia difficile vivere in questa e in diverse altre città della regione. Disuguaglianza nella fruizione del diritto alla salute, traffico, caro vita, inquinamento, degenerazione dei rapporti sociali, trasparenza delle scelte amministrative sono da paese declinante, se non già declinato.
E’ un problema di “competenze”? Forse. Ma dieci anni di una maggioranza stabile e di un consenso personale senza uguali con deleghe forti era la precondizione per impostare politiche di vera riforma.
Se c’è stata, non me ne sono accorto e nel caso me ne scuso. Oppure ha riguardato interessi diversi dalla qualità della vita.
Basta aprire la finestre. Dal trentesimo piano del Pirellone (che visitai anni fa proprio per una breve intervista radiofonica con il futuro "presidente di tutti", di cui mi colpirono le doti da “animale politico”) si può comodamente ammirare uno di quei paesaggi che farebbe la “gioia” di un Cioran e che ancora muove la penna di Ceronetti.
A Milano - a credere agli osservatori specializzati in malattie respiratorie - muoiono centinaia di persone l’anno per polveri sottili.
Almeno di costoro e dei loro parenti e amici, Roberto Formigoni non si sentirà a cuor leggero “presidente”, ne sono certo. Di tutti, meno qualcuno.

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