
Fare la vittima che poi concede il perdono è parte fondamentale del
personaggio Silvio Berlusconi. Pur trattandosi di quisquilie
paragonabili ai ceffoni in treno del film "Amici miei", la vicenda del
treppiede nel regime mediatico è subito diventata un "attentato" (Emilio
Fede o il sosia di Zelig), "stanno preparando il golpe" (Calderoli,
Lega), "le Brigate rosse nacquero così" (Volontè, Udc). E' la strategia
del comunicatore unico che come un Grande Fratello controlla tutto e
tutti (comprese mail e sms dei privati cittadini) per poter girare
indisturbato il film di cui è produttore, regista, sceneggiatore e
attore protagonista.
Quando avviene qualsiasi episodio di violenza o stupidità, la trama
prevede che le comparse creino immediati e insensati collegamenti col
"clima d' odio" per additare "sinistra", "movimenti" e "Prodi" (non a
caso la prima è una categoria generica che fa presa sull'elettorato,
seconda e terza sono le forze che più si contrappongono al governo e
infatti per la tv non esistono) come responsabili.
Il metodo usato nelle tribune elettorali in periodo di monopolio tv
privato e lottizzazione pubblica, ossia le interruzioni a macchinetta
degli sgherri nei pochi spazi di dibattito, è superato: ora nel
monocolor modello Ceausescu basta scegliere i meno peggio tra i
servetti-interpreti, allenare la voce narrante di Bondi, cancellare le
innumerevoli gaffes e ciak: si gira la tragicommedia del regimetto.
Il copione nasconde la manipolazione dell'informazione, l'eliminazione
del dissenso, l'autocensura e l'imposizione dell'agenda unica,
propinando le gesta dell'Unto tra fiumi di diversivi tesi a rimbambire o
confondere il tele-elettore. Se poi l'onnipotente non riuscisse ancora
ad ottenere gli effetti speciali per camminare sulle acque, l'assalto
dei Bravi servirà sempre a intimidire, minacciare, fare pressioni ai
barcollanti contropoteri indipendenti e alla stampa rimasta libera;
mentre se a fare i capricci sarà ancora uno dei "ragazzi" (per es.
Follini su Cda Rai e par condicio, Fini sulle tasse), basterà accennare
al linciaggio mediatico e alle poltroncine per farlo rientrare nel cast.
Nel caso del treppiede il manganello catodico è scattato sui critici de
"L'attentato", quei pochi perplessi come il senatore a vita Luzi e
alcuni della minoranza che facevano un po' di chiacchiericcio in sala,
disturbando la buona visione. Una parte decisiva nel film è poi quella
degli oppositori morbidi e dialoganti, funzionali per legittimare
porcherie e illegalità, fieramente bipartisan nel difendere i privilegi
di Casta e sempre pronti alla bisogna nei commenti post-sentenze, per
esempio quando spacciano prescrizioni per assoluzioni felicitandosi in
stile Anna (Finocchiaro dei Ds) dei miracoli.
E il Padrone? Quando neppure la manipolazione può celare un'indecenza,
la subappalta ai Gasparri e ai Castelli (vedi controriforma della
Giustizia "scritta male") e decide di entrare in scena solo al momento
propizio, quando il clima è di massima polemica o attesa: così avvenne
per le tasse, quando ha fatto credere di aver vinto chissà quali
resistenze interne alla maggioranza per il taglio delle aliquote Irpef
(che porteranno al risparmio di circa 700 milioni di euro al premier
medesimo, e di una pizza alla gran parte dei cittadini alle prese coi
super rincari di banche, assicurazioni, benzina, sigarette, tariffe e
tasse comunali per i tagli agli enti locali e le revisioni agli estimi
catastali ecc) e così avviene ora col perdono di Del Bosco.
Naturalmente, fosse capitato al Prodi capo di governo di essere
contestato e colpito da un oggetto, si sarebbe elevato l'episodio ad
emblema del malcontento diffuso per il malgoverno comunista dell'euro,
delle tasse e di Telekom Serbia.
Ma torniamo al Berlusconi "magnanimo" che rinuncia a denunciare il
muratore mantovano. Si tratta della stessa persona che pretende miliardi
di risarcimento appena si sfiorano argomenti scomodi come Dell'Utri, lo
stalliere mafioso di Casa Arcore, leggi ad personam e carte dei suoi
processi, con cause civili che vanno dall'Economist alle decine di
giornalisti e artisti liberi quali Marco Travaglio, Daniele Luttazzi,
Michele Santoro, Sabina Guzzanti e Curzio Maltese, co-autore del RaiOt
sospeso ad eternum dopo la prima puntata. Senza dimenticare i 15 milioni
di euro chiesti dal Cavalier buonista al segretario dei Ds Fassino che
lo aveva definito "il burattinaio" della patacca Igor Marini. O la
denuncia a Piero Ricca, che lo aveva chiamato "Buffone" fuori dal
Tribunale di Milano al termine delle dichiarazioni spontanee. Meglio
andò a Umberto Bossi, il quale aveva rilasciato paradossalmente la
dichiarazione più forte, quando definì "Berlusconi mafioso di Arcore":
l'inquilino di Villa Casati ritirò la maxirichiesta degli allora 6
miliardi di lire in nome della "ritrovata" e ben oliata alleanza con la
Lega, coincidente puta caso con l'improvvisa amnesia del Carroccio e de
"La Padania" sui rapporti Mafia-Fininvest.
D'altronde il piazzista del secolo è lungimirante e sa essere generoso:
fin dai tempi del palazzinaro tutto off-shore e prestanome baciato dalla
fortuna dei finanziatori occulti ungeva per evitare gli ostacoli
burocratici (ipse dixit: "giravo per gli uffici con l'assegno in
bocca"), concorrenziali (lo scippo della Mondadori a De Benedetti grazie
a una sentenza comprata, sancisce il processo milanese sul LodoMondadori),
regolamentari (il decreto-Craxi e le successive leggi salva-trust e
frequenze abusive di Rete4, seguito da regalucci estero su estero sui
conti di Bettino), fiscali (le reiterate mazzette di dirigenti Fininvest
a indulgenti finanzieri) e quant'altre assurdità gli impedivano di
realizzare il nuovo miracolo italiano. Ma anche a chi si metteva di
traverso, Silvio il misericordioso tendeva la mano: da quei matti dei
giudici che riuscivano a rinsavire aprendo qualche conto in Svizzera, a
quei giornalisti ammorbiditisi col passare degli anni (come il gruppetto
de "Il Giornale" che tradì Montanelli per scendere in campo ai piedi
dell'Unto) fino agli avversari un tempo miscredenti (i comunisti Bondi,
Ferrara, Cicchitto, Adornato, il buon Bossi Unto sulla via di Arcore, i
popolari Tremonti e Grillo travasati nel '94 giusto in tempo per dar
vita al Berlusconi I, ma anche i bradipi riformisti) ora tutti amici
della libertà.
Nei pochi casi di scandalosi rifiuti era immediata la minaccia di
scatenare il linciaggio mediatico, poi messo in pratica a reti unificate
in caso di schiene particolarmente dritte come quelle di Di Pietro-che
appena lasciata la toga rispose picche alla reiterata offerta di
Ministro degli Interni-dei pool di Milano e di Palermo, e di quei seri
professionisti come i "criminosi" Biagi, Luttazzi e Santoro. "Ti faccio
sparare e poi sparire dalle tv", è la sentenza esecutiva, senza
attenuanti né condizionale. Ma mentre in profondità c'è il sistema che
lusinga, corrompe, ricatta e minaccia, in superficie suona la marcia
trionfale al cospetto del ghigno permanente del sovrano, anch'esso
studiato per far passare l'immagine del "Ghe pensi mi" positivo e
vincente, demonizzato dagli avversari comunisti che lo odiano e
l'invidiano ma ne ottengono il perdono. Come uscire dal vizioso circolo?
Prendendo atto, anche se a scoppio molto ritardato (Montanelli ne parlò
già nel '94, c'è chi come Michele Serra se ne accorge nel 2005 vedendo
la nomina di Guazzaloca all'Antitrust) che siamo in un Regime.
E dunque piantandola di dialogare, riformare, seguire l'Agenda
berlusconiana, ossia di abboccare all'amo. Invece di mettersi sulla
difensiva e disquisire su sigle e poltrone, l'opposizione dica la
verità, sbugiardi e inchiodi ai fatti Berlusconi, sfruttando gli spazi
concessi. Se proprio non trovano le parole, vadano a leggersi le
sentenze dei Tribunali: chi ci governa è un professionista spergiuro
(amnistia per falsa testimonianza sulla P2, menzogne durante le
dichiarazioni spontanee) riconosciuto colpevole di corruzione di un
giudice (reato prescritto per concessione delle attenuanti generiche),
collezionista di società off-shore e bilanci falsificati (processi
sospesi dopo l'autodepenalizzazione del reato in attesa del
pronunciamento della Corte Europea), la cui società pagava regolarmente
tangenti alla Guardia di Finanza (condannati massimi dirigenti
Fininvest), e mazzettaro record-man con la stecca da guinness di
21miliardi estero su estero (finanziamento illecito, reato prescritto)
all'amico protettore, morto latitante, Bettino Craxi.
In Usa il falso in bilancio è punito con 25 anni di carcere e si
perseguono con forza l'evasione fiscale, la corruzione e il concorso
esterno in associazione mafiosa, reati per i quali sono stati condannati
in Italia il braccio destro e quello sinistro di Berlusconi. In Germania
Helmut Kohl si dimise per un avviso di garanzia, dicembre scorso in
Inghilterra un ministro ha lasciato per un permesso di soggiorno alla
bambinaia dell'amica, in Danimarca un uomo del governo si è dimesso per
aver soggiornato al Ritz di Parigi a spese dello Stato. In Spagna Aznar
ha perso le elezioni per una bugia, in Italia il centrosinistra le
perderà per non aver detto la verità.
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