
La votazione dei 538 Grandi elettori scelti dal popolo americano lo
scorso 2 novembre per la nomina del presidente degli Stati Uniti doveva
essere solo una formalità. Invece, il partito democratico è ieri
riuscito a fermare tutto, ottenendo dal presidente del Senato e numero
due della Casa Bianca Dick Cheney (che stava presiedendo i lavori delle
2 Camere in seduta comune) una discussione sulle presunte irregolarità
compiute durante la tornata del primo martedì di novembre.
In particolare, il parlamento Usa (sia la Camera che il Senato) dovranno
approfondire i casi emersi nello Stato dell'Ohio, che con i suoi venti
elettori ha fatto pendere l'ago della bilancia in favore del presidente
George W. Bush e contro il senatore del Massachusetts John F. Kerry.
Il colpo è riuscito alla senatrice californiana Barbara Boxer ed alla
deputata Stephanie Tubbs Jones dell'Ohio, che hanno firmato le mozioni.
"Noi americani - ha affermato Tubbs - ce ne andiamo in giro per il mondo
cercando di assicurare la democrazia, ma abbiamo problemi qui negli
Stati Uniti".
Ha invece giudicato "assurda" la richiesta il Senatore repubblicano Mike
DeWine, che ha ricordato come tutti gli osservatori indipendenti
dell'Ohio abbiano certificato la limpida vittoria di Bush.
"Io penso che il popolo statunitense si aspetti che i membri del
Congresso lavorino per le vere priorità del Paese - ha affermato con una
certa irritazione il portavoce della Casa Bianca Scott McClellan - e non
per discutere ipotetiche cospirazioni".
Il democratico Nancy Pelosi ha poi assicurato che con questa azione il
suo partito non vuole mettere in discussione la vittoria di Bush (che in
Ohio si è imposto con oltre 118mila preferenze), "ma solo discutere per
trovare il modo di migliorare il processo democratico".
Anche se questo contrattempo non fermerà certamente la rielezione del
presidente, che si terrà il 20 di gennaio come da programma, quanto
avvenuto ieri a Washington è certamente un fatto clamoroso e storico.
Negli ultimi 128 anni, infatti, solo due volte la votazione dei Grandi
elettori è stata rimandata. Era successo nel 1877, in occasione dello
scontro tra Rutherford B. Hayes e Samuel J. Tilden, separati alle urne
da un minimo scarto. Alla fine vinse il repubblicano Hayes, che era
stato sconfitto nel voto popolare.
Era nuovamente accaduto nel 1969, quando uno dei Grandi elettori della
North Carolina, repubblicano, all'ultimo momento cambiò idea ed espresse
la sua preferenza per il candidato indipendente George Wallace, anziché
per Richard Nixon.
In occasione della contestatissima consultazione del 2000, quando Bush
soffiò la Casa Bianca ad Al Gore solo dopo una lunga battaglia legale
per accaparrarsi i Grandi elettori della Florida, i Democratici
presentarono una mozione simile solo alla Camera e non al Senato.
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