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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 GENNAIO 2005
Colpo di scena a Washington: i Democratici fermano la rielezione di Bush
REDAZIONE

La votazione dei 538 Grandi elettori scelti dal popolo americano lo scorso 2 novembre per la nomina del presidente degli Stati Uniti doveva essere solo una formalità. Invece, il partito democratico è ieri riuscito a fermare tutto, ottenendo dal presidente del Senato e numero due della Casa Bianca Dick Cheney (che stava presiedendo i lavori delle 2 Camere in seduta comune) una discussione sulle presunte irregolarità compiute durante la tornata del primo martedì di novembre.
In particolare, il parlamento Usa (sia la Camera che il Senato) dovranno approfondire i casi emersi nello Stato dell'Ohio, che con i suoi venti elettori ha fatto pendere l'ago della bilancia in favore del presidente George W. Bush e contro il senatore del Massachusetts John F. Kerry.

Il colpo è riuscito alla senatrice californiana Barbara Boxer ed alla deputata Stephanie Tubbs Jones dell'Ohio, che hanno firmato le mozioni.
"Noi americani - ha affermato Tubbs - ce ne andiamo in giro per il mondo cercando di assicurare la democrazia, ma abbiamo problemi qui negli Stati Uniti".
Ha invece giudicato "assurda" la richiesta il Senatore repubblicano Mike DeWine, che ha ricordato come tutti gli osservatori indipendenti dell'Ohio abbiano certificato la limpida vittoria di Bush.
"Io penso che il popolo statunitense si aspetti che i membri del Congresso lavorino per le vere priorità del Paese - ha affermato con una certa irritazione il portavoce della Casa Bianca Scott McClellan - e non per discutere ipotetiche cospirazioni".
Il democratico Nancy Pelosi ha poi assicurato che con questa azione il suo partito non vuole mettere in discussione la vittoria di Bush (che in Ohio si è imposto con oltre 118mila preferenze), "ma solo discutere per trovare il modo di migliorare il processo democratico".

Anche se questo contrattempo non fermerà certamente la rielezione del presidente, che si terrà il 20 di gennaio come da programma, quanto avvenuto ieri a Washington è certamente un fatto clamoroso e storico.
Negli ultimi 128 anni, infatti, solo due volte la votazione dei Grandi elettori è stata rimandata. Era successo nel 1877, in occasione dello scontro tra Rutherford B. Hayes e Samuel J. Tilden, separati alle urne da un minimo scarto. Alla fine vinse il repubblicano Hayes, che era stato sconfitto nel voto popolare.
Era nuovamente accaduto nel 1969, quando uno dei Grandi elettori della North Carolina, repubblicano, all'ultimo momento cambiò idea ed espresse la sua preferenza per il candidato indipendente George Wallace, anziché per Richard Nixon.
In occasione della contestatissima consultazione del 2000, quando Bush soffiò la Casa Bianca ad Al Gore solo dopo una lunga battaglia legale per accaparrarsi i Grandi elettori della Florida, i Democratici presentarono una mozione simile solo alla Camera e non al Senato.

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