
In occasione dell'insediamento di Raul Roa Kouri, nuovo ambasciatore
cubano presso il Vaticano, Giovanni Paolo II ha ieri pronunciato dure
parole contro l'embargo americano che da diversi decenni strangola
l'economia cubana. Pur senza nominare mai gli Stati Uniti e il
presidente George W. Bush (che ha recentemente rafforzato le sanzioni)
il Papa ha auspicato che gli ostacoli che danneggiano i rapporti tra il
Governo di Fidel Castro e la comunità internazionale possano essere
rimossi e che possano sbocciare a Cuba le necessarie condizioni per un
reale sviluppo. Il Pontefice ha inoltre sollecitato le autorità cubane a
continuare i propri sforzi in difesa della salute, dell'educazione e
della cultura, definiti "i pilastri di un edificio di pace, che non solo
l'assenza di guerra".
Lo scorso ottobre anche l'assemblea Generale dell'Onu aveva condannato
con un voto quasi unanime l'embargo commerciale degli Stati Uniti.
L'esito della votazione, comunque priva di valore vincolante, era stato
schiacciante: a favore delle restrizioni si erano espressi solo quattro
Paesi (Stati Uniti, Israele, Isole Marshall e Palau), contro i
centosettantanove contrari.
Le Nazioni Unite si sono espresse già 13 volte su questo argomento
e, in tutte le precedenti occasioni, il verdetto è stato sempre lo stesso
(mai più di tre Nazioni hanno appoggiato Washington).
I risultati di queste votazioni (che hanno avuto inizio nel 1992) non
hanno però finora convinto nessuna amministrazione della Casa Bianca a
cambiare opinione su questa scottante questione.
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