
Quando l'ultimo re d'Italia Umberto II passò a miglior vita Giovanni
Agnelli fece scendere in campo la Juventus con il lutto al braccio.
Scoppiò il putiferio. Vennero anche presentate delle interrogazioni
parlamentari per protestare contro quel terribile attentato alla
Repubblica. Quell'omaggio al "re di Maggio" non fu proprio gradito
dall'Italia antifascista che aveva cacciato una dinastia di sovrani
perché considerata complice della tirannia di Benito Mussolini.
I tempi sono però evidentemente cambiati. Il calciatore della Lazio
Paolo Di Canio, per festeggiare la vittoria del derby della Capitale,
alza il braccio destro al cielo e saluta romanamente.
L'attaccante, che non ha mai nascosto le sue simpatie per il ventennio e
che si è fatto tatuare sul braccio la scritta "dux", cercherà poi di
negare affermando che in quel gesto non c'era nulla di politico.
Ma la realtà è chiaramente diversa. Quel saluto romano è talmente
nostalgico che persino la nipote del dittatore si sente in dovere di
mandare a Di Canio un bel "biglietto di ringraziamento".
"Che bello quel saluto romano - aveva affermato ieri Alessandra
Mussolini - mi ha affascinato tanto. Mi ha commosso".
Ma, proprio mentre la Figc rende noto che l'esultanza del centravanti
sarà sottoposta al vaglio dell'ufficio indagini della Federcalcio, ecco
arrivare in soccorso del povero Di Canio la cavalleria comunista.
Comunista, ma soprattutto laziale.
Sandro Curzi ha infatti deciso di mettere da parte per una volta la
bandiera dell'antifascismo in favore di quella biancoceleste.
"Tra me e lui le idee politiche sono decisamente opposte, ma non vorrei
che questo episodio servisse da pretesto per discriminarlo - ha
affermato l'ex direttore di "Liberazione" - in tv ho visto processi
sommari su di lui, non vorrei che si fosse aperto un gioco antipatico e
sbagliato nei suoi confronti. Secondo me Di Canio in campo si è
comportato da tifoso rispettando le regole di buona educazione".
LEGGI ANCHE:
HOME PAGE |