
Egregio Onorevole Previti, in questi giorni, nel contesto di un
provvedimento anticrimine, il Parlamento sta esaminando una riforma dei
tempi di prescrizione nei procedimenti penali.
Tutto lascia intendere che l’approvazione avverrà in tempi piuttosto
rapidi. Si è voluto scorgere in questa riforma - da qualcuno per questo
ribattezzata "Salva-Previti" - un provvedimento ad personam, perché, se
non ho capito male, una volta promulgata, chiuderebbe per sempre anche i
due processi d’appello a Suo carico per corruzione di giudici.
In questo modo però nessuno, nemmeno i suoi elettori, potrà mai sapere
se Lei sia colpevole o, come tutti fin qui possono legittimamente ancora
aspettarsi, innocente.
D’altra parte Lei stesso ha dichiarato più volte che questa legge non
avrà effetto sui Suoi processi. E non esito a crederlo, a dispetto del
perfido fotogramma che La ritrae trionfante e festeggiato dai colleghi
dopo la prima approvazione della legge alla Camera, come pure della
notizia della nomina a sottosegretario alla Giustizia del relatore di
questa legge, l’onorevole Luigi Vitali.
Le scrivo allora per suggerirLe un modo semplice e inequivocabile per
zittire i maligni e rassicurare i dubbiosi: rinunci alla prescrizione,
onorevole. Come imputato Lei può rinunciare agli effetti di una legge
che come deputato valuterà forse giusta e necessaria. Ha, onorevole, la
possibilità di far intendere a chiunque, in modo inequivocabile, che Lei
vuol essere considerato uomo al di sopra di qualsivoglia sospetto. Dopo
tutte le polemiche di questi anni una scelta del genere rappresenterebbe
- mi creda, Onorevole Previti - un gran bel colpo di scena, oltre che un
fulgido esempio di integrità personale e di civiltà istituzionale. Ed è
pure (qui mi darà ragione, senz’ombra di dubbio) ciò che è legittimo
attendersi da un parlamentare, come è Lei, di integerrima fede liberale.
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