
Quello del Pg di Cassazione Francesco Favara, che ieri ha svolto la sua
relazione sull’amministrazione della giustizia non è più un semplice
allarme. E’ una diagnosi impietosa anche se pronunziata con tono pacato
e senza accenti polemici. La “grande ammalata” è oramai al collasso
ha detto. Le pendenze giudiziarie coinvolgono milioni di cittadini e
su di essi grava pesantemente la inadeguatezza del sistema giudiziario a
dare una risposta sollecita ai problemi creati dalla diffusa illegalità.
Lo standard della giustizia italiana rischia di non essere rispondente
ai livelli di qualità richiesti dalla integrazione europea.
Nel processo civile ha indicato la media di durata media
complessiva dei tre gradi di giudizio in 3.041 giorni ossia oltre otto
anni. Ha segnalato la preoccupante crescita dei tempi delle
controversie di lavoro e previdenza sociale, che rappresentano oltre il
40% del contenzioso, evidenziando come «l’esigenza di una giustizia
rapida è resa ancora più urgente dalla crescente precarizzazione dei
rapporti di lavoro, dovendo evitare che alla maggior debolezza sociale
che tale fenomeno comporta per il lavoratore si cumuli una ridotta
efficacia della tutela giudiziaria dei suoi diritti».
Ha segnalato l’aumento del 6% delle pendenze penali per effetto
del maggior numero di sopravvenienze pur a fronte del calo
dell’arretrato e dell’aumento del numero dei procedimenti definiti (in
misura del 4% nei Tribunali). Ha evidenziato come le modifiche
processuali introdotte negli ultimi anni (competenza del Giudice di Pace
e citazione diretta senza udienza preliminare per alcuni reati) non
abbiano ridotto i tempi e si sia invece determinato un aumento della
media della durata complessiva dei tre gradi del processo penale,
indicata in 1841 giorni (circa 6 anni), cui vanno aggiunti i tempi
per la redazione delle sentenze ed il passaggio alla fase successiva
(che possono essere valutati complessivamente in circa 18 mesi). Ha
accennato al fatto che dietro questi numeri è nascosta una situazione
ben più grave che è agevole identificare negli effetti distorsivi
sulla media determinati dai tempi necessariamente brevi dei processi
definiti con decreto penale e da quelli a carico di detenuti.
“La riduzione dei tempi complessivi dei procedimenti - dice Favara -
costituisce dunque l’obiettivo strategico da perseguire in via
prioritaria, in modo da ritrovare un armonico bilanciamento tra garanzie
ed efficienza, tenendo conto però della specificità della nostra cultura
e tradizione giuridica. Recupero dell’efficienza significa rapidità
delle decisioni e capacità del sistema di smaltimento dei flussi
quantitativi. Il che comporta la necessità non solo di una appropriata
riorganizzazione del servizio giustizia, ma anche di una semplificazione
delle procedure e di una razionalizzazione dell’impianto processuale….Il
modello di organizzazione della giustizia è comunque la questione
centrale da affrontare.”
Ed ha spiegato: “La curva di capacità di deterrenza e prevenzione della
norma penale si piega sempre di più. La legislazione penale da
effettiva tende a diventare simbolica….. L’inefficacia del processo
penale rende, a sua volta, inefficace l’impatto motivante della norma
penale sui comportamenti sociali.….Applicando il modello costi-benefici
si rileva che l’incremento di criminalizzazione aumenta progressivamente
i costi sociali e ne riduce i benefici. L’efficacia del processo penale
è minata alla radice dalla inefficacia della legge penale….Il nostro
sistema processuale mostra una chiara avversione al rischio
epistemologico. La paura di rischiare l’errore porta ad una
duplicazione di attività probatoria e ad una fitta serie di controlli.
Il risultato è che l’utilità marginale derivante dall’incremento di
garanzie diminuisce, mentre aumentano esponenzialmente i costi interni
ed esterni del processo….. E’ difficile immaginare un sistema più
garantito di questo. Ma è anche difficile immaginare un sistema più
inefficiente e inefficace di questo. E’ come se il sistema sanitario
nazionale - con le risorse a disposizione - volesse garantire controlli
di massa per ogni tipo di prevenzione e assistenza sanitaria completa a
tutti, senza tener conto della gravità della malattia e senza fissare
alcuna priorità. La logica del codice è quella del controllo totale:
ogni provvedimento del giudice o anche del Pm deve essere sottoposto a
controllo. E ogni controllo, a sua volta, genera ulteriori controlli.
Questo sistema va radicalmente ripensato……”.
Ed ancora in relazione ai problemi strutturali del processo penale: “Ma
non appare più coerente in un processo di parti, in cui la ricostruzione
del fatto avviene attraverso apporti informativi delle parti in
contraddittorio. Inoltre, l’idea che la sentenza di secondo grado sia
più “giusta” (cioè, contenga un accertamento più veridico) di quella di
primo grado è un postulato normativo, ma non ha alcuna evidenza logica.
In secondo luogo, l’analisi economica del diritto ci dice che [questo]
sistema delle impugnazioni costituisce un esempio lampante di
allocazione inefficiente delle risorse”.
Ed infine con chiaro ed evidente riferimento al disegno di legge sulla
recidiva (cd “salva-Previti”) recentemente approvato da un ramo del
Parlamento dice: “Se lo scopo perseguito è la prescrizione..il suo
perseguimento rischia addirittura di essere agevolato se i relativi
termini saranno ridotti, con ulteriore incremento delle impugnazioni e
vanificazione del lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati”.
Sconsolato il PG Favara conclude: “La tanto auspicata svolta
nell’amministrazione della giustizia penale è ancora lontana da venire.”
Non si comprende, quindi, quali luci e segnali positivi vi abbia scorto
il ministro Castelli secondo il quale “siamo uscendo dal tunnel e non si
può dire che la giustizia è allo sfascio”. Forse per il riferimento del
PG Favara ai progetti informatici in corso di sperimentazione. Una
sostanziale spudorata autoassoluzione, coerente solo con una concezione
molto poco esigente del livello di legalità del paese, se si tiene conto
del tenore del discorso del PG e dai contenuti del Libro Bianco sulla
Giustizia predisposto dall’ANM, ove tra l’altro si legge:
“La recente riduzione degli stanziamenti lascia prevedere
l’impossibilità di aggiornamento e sostituzione dell’hardware esistente
e di far fronte in modo adeguato alla piccola manutenzione informatica
da affrontare con le spese di ufficio. Le limitazioni di bilancio si
rifletteranno inevitabilmente anche sulla impossibilità di un incremento
dell’attività di supporto e di formazione informatica, che avrebbe
dovuto essere adeguatamente rafforzata per essere posta in condizione di
utilizzare al meglio le opportunità della rete e dei servizi che
l’informatica offre.
Il basso livello di consapevolezza delle potenzialità informatiche e
delle prassi di condivisione tra più uffici e tra più operatori dei dati
disponibili in formato elettronico è favorito dal basso livello di
preparazione specifica della dirigenza e dalla assenza di un piano
generale di riorganizzazione dei servizi degli uffici giudiziari che il
Ministero avrebbe dovuto mettere in campo per trarre effettivi benefici
dai consistenti investimenti eseguiti in passato.
Vi è negli uffici giudiziari una arretratezza organizzativa diffusa che
ostacola l’attuazione del principio costituzionale della ragionevole
durata del processo, che potrà essere superata solo attraverso un
ripensamento radicale della organizzazione del lavoro, delle tecnologie
e delle persone, accompagnato da adeguamenti delle regole di procedura.
Le ragioni di questa arretratezza sono nell’insipienza degli imputs
politici impressi dalla attuale staff ministeriale che a fronte delle
maggiori complessità maturate a seguito delle riforme accumulatesi negli
ultimi anni, non ha colto le opportunità offertegli dall’innovazione
informatica per realizzare un adeguamento della normativa regolamentare
e dell’organizzazione del lavoro in modo da potere trarre dalla
complementarietà di tali interventi il miglior risultato possibile ai
fini della funzionalità. I supporti informatici vengono gestiti ed
utilizzati secondo modelli organizzativi e prassi di lavoro ancora
impostati sulla filosofia regolamentare di quasi un secolo fa, che
l’organo ispettivo del Ministro pretende sia ancora integralmente
rispettata. …. Valga per tutto la parossistica attenzione al merito dei
provvedimenti, spesso agitata a seguito di imputs politici di parte, cui
fa riscontro la scarsissima attenzione ai casi di palese incapacità
direttiva che lasciano decadere ulteriormente la scarsa funzionalità
degli uffici … La realizzazione dei progetti informatici in cantiere,
che allo stato si prospetta solo come una vetrina per iniziative
applicate sul territorio a macchia di leopardo, elude i problemi
strutturali.
E’ mancato, dunque, il segno della volontà effettiva di ottimizzare le
risorse disponibili e rendere la giustizia più funzionale secondo quello
che è stato - solo a parole - indicato come l’obiettivo della recente
riforma dell’ordinamento giudiziario. Avere perso questa opportunità,
manifestatasi in tutta la sua evidenza in questi ultimi anni, comporta
la impossibilità di disporre di risorse umane che, adeguatamente
coordinate e liberate dai compiti ripetitivi, avrebbero potuto essere
reinvestite nei numerosi servizi che la attuale carenza di personale
lascia scoperti. L’informatica, privata di queste complementari
iniziative, non è in grado di realizzare in modo compiuto la sua
funzione innovativa.
Il Ministro Castelli ha in più occasioni dimostrato di essere fuorviato
da un pregiudizio: egli ritiene che la lentezza e l’inefficienza della
giustizia dipendano da un massiccio e determinante fenomeno di pigrizia
individuale e dalla scarsa voglia di lavorare di magistrati e personale:
il suo attivismo sembra tutto orientato in questa direzione. Ma questo
fenomeno, se pur presente in limiti fisiologici, non rappresenta il
problema strutturale, che è, invece, necessario individuare e rimuovere.
Senza coerenti iniziative di innovazione il servizio giustizia è
destinato ad avviarsi verso un declino difficilmente rimediabile e verso
una condizione di caos non più governabile".
LEGGI ANCHE:
HOME PAGE |