
La Corte Costituzionale si è oggi espressa in merito ai quesiti
referendari relativi alla Legge 40, quella sulla Fecondazione assistita,
approvata negli scorsi mesi dal Parlamento. La Consulta ha dichiarato
ammissibili quattro dei cinque referendum abrogativi della norma, ma ha
detto "no" all'abrogazione totale della legge.
Una decisione, quest'ultima, che ha suscitato l'indignazione dei
Radicali, che si sono scagliati contro i Magistrati.
"Voglio dire subito che questa decisione è scandalosa, ancora una volta
politica, e tale da umiliare il parere della stragrande maggioranza dei
costituzionalisti italiani, che si erano espressi per l'ammissibilità di
tutti i quesiti - ha affermato il segretario del partito Daniele
Capezzone- ora daremo battaglia sugli altri quesiti, di cui siamo
copromotori e sostenitori, per evitare ulteriori scippi parlamentari".
Pareri discordanti, invece, da parte degli esponenti del Governo. Per il
ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi si tratta di
"una decisione di estrema importanza".
"Il giudizio di inammissibilità del quesito per l'abrogazione totale
della legge - ha chiarito il centrista - sottolinea e ribadisce un
principio che noi abbiamo sempre fortemente sostenuto: non si può aprire
ad una situazione in cui sia possibile superare i limiti alla difesa
della dignità della persona, sanciti dalla nostra Costituzione".
Per l'ex democristiano la cancellazione totale della norma era "una
richiesta inaccettabile".
"Sono contento - ha concluso - che con questa decisione si conferma la
volontà di difendere questi limiti contro ogni tipo di aberrazione".
Del tutto diverso il commento del ministro per le Pari Opportunità
Stefania Prestigiacomo, secondo cui "la decisione della Consulta
concentra i riflettori sui limiti della legge".
"A questo punto - ha aggiunto il ministro - o il parlamento affronterà
le questioni oggetto dei quesiti referendari o saranno gli elettori a
decidere".
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