
Egregio Signor Piero Ricca,
Lei
mi chiede, con la tranquillità di chi non ha subito come me una
pesantissima condanna tanto ingiusta quanto infondata, perché non
rinuncio alla prescrizione, in modo tale da "zittire i maligni e
rassicurare i dubbiosi" ed io Le rispondo.
Innanzitutto, il processo di appello verrà celebrato a prescindere
dall’entrata in vigore o meno della legge che modifica i termini di
prescrizione, perché essa non toccherebbe le statuizioni civili
contenute nella sentenza impugnata e si concluderà necessariamente con
una pronuncia di merito che chiarirà la sussistenza o meno dei fatti
oggetto di accusa.
Potrà accadere, tuttavia, che la Corte di Appello ritenga di accogliere
una tra le numerose fondatissime eccezioni processuali, frutto
dell’incredibile travisamento delle più elementari regole valevoli erga
omnes, prima fra tutte quella della competenza e quella, non meno
significativa, della non corrispondenza della sentenza al capo di
imputazione. In tal caso, il processo di primo grado dovrebbe
ricominciare da capo ed io dovrei decidere se avvalermi o meno della
prescrizione.
A tale proposito ho già detto e Le ribadisco che non ho certamente
paura, essendo del tutto innocente, di subire un processo normale,
celebrato dal giudice terzo, competente per legge, che mi contesti i
fatti di cui dovrei rispondere fin dall’inizio e non soltanto nella
sentenza di condanna.
Ciò premesso, cercherò di farLe capire qual è il mio stato d’animo.
Si parla tanto di “leggi ad personam”, che verrebbero promulgate a mio
esclusivo vantaggio, tanto da ribattezzarle addirittura “salva-Previti”
con puro intento denigratorio e strumentale, quando, in realtà, si
tratta di leggi assolutamente di portata generale, ispirate e rese
necessarie dai principi cardine del nostro Ordinamento.
Potrei facilmente spiegarLe non poche ragioni strutturali, a cominciare
dalla lunga durata dei processi, che hanno motivato ognuna di queste
leggi, ma mi limiterò a farLe notare come il problema da Lei evidenziato
possa anche essere visto in un altro modo.
Provi a pensare che l’on. Previti non abbia commesso alcun reato (come
risulta inequivocabilmente da tutti gli atti relativi ai miei processi
che mi sono premurato di pubblicare
sul mio sito per permettere a chiunque
voglia farlo di valutare la situazione con obiettività) e che ha subito
un processo truccato, da parte di giudici accaniti che hanno perseguito
fin dal primo istante, a dispetto della legge, il solo intento di
condannarlo, per ciò che rappresenta e non per ciò che avrebbe fatto.
Questa è una verità che risulta dagli atti e non è una mia
interpretazione. Se ha voglia si vada a vedere la storia degli atti
abusivamente nascosti nel fascicolo 9520/95 dai pubblici ministeri
Boccassini e Colombo; la falsa intercettazione del “Bar Mandara”; la
storia delle “bozze di sentenza” definite in sentenza dal giudice Carfì
“prova regina” della mia colpevolezza, perché ne sarei stato l’autore,
quando, invece, l’autore è, per sua stessa plurima ammissione nel corso
del processo un altro soggetto; si vada a vedere chi è e come viene
“fabbricata” la testimone Ariosto!
Allora forse avrà idea del calvario che subisco da nove anni per effetto
di un “processo ad personam” celebrato da giudici “ad personam” a
dispetto di ogni regola di giustizia. Preciso infine che non ho mai
dichiarato che questa legge non si applicherebbe ai miei processi,
perché ogni sopravvenuta norma processuale, in quanto tale, sarebbe
immediatamente applicabile a tutti i processi in corso (e quindi anche
al mio), ma ho detto che voglio essere assolto nel merito affinché mi
venga restituita tutta l’onorabilità di una vita vissuta in modo
integerrimo, che mi è stata abusivamente tolta. La struttura del
processo penale prevede questa strada, che io intendo percorrere fino in
fondo a prescindere dalla prescrizione.
Cordiali saluti.
On. Avv. Cesare Previti
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