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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 GENNAIO 2005
Ed io Le rispondo

CESARE PREVITI

Egregio Signor Piero Ricca,
Lei mi chiede, con la tranquillità di chi non ha subito come me una pesantissima condanna tanto ingiusta quanto infondata, perché non rinuncio alla prescrizione, in modo tale da "zittire i maligni e rassicurare i dubbiosi" ed io Le rispondo.
Innanzitutto, il processo di appello verrà celebrato a prescindere dall’entrata in vigore o meno della legge che modifica i termini di prescrizione, perché essa non toccherebbe le statuizioni civili contenute nella sentenza impugnata e si concluderà necessariamente con una pronuncia di merito che chiarirà la sussistenza o meno dei fatti oggetto di accusa.

Potrà accadere, tuttavia, che la Corte di Appello ritenga di accogliere una tra le numerose fondatissime eccezioni processuali, frutto dell’incredibile travisamento delle più elementari regole valevoli erga omnes, prima fra tutte quella della competenza e quella, non meno significativa, della non corrispondenza della sentenza al capo di imputazione. In tal caso, il processo di primo grado dovrebbe ricominciare da capo ed io dovrei decidere se avvalermi o meno della prescrizione.
A tale proposito ho già detto e Le ribadisco che non ho certamente paura, essendo del tutto innocente, di subire un processo normale, celebrato dal giudice terzo, competente per legge, che mi contesti i fatti di cui dovrei rispondere fin dall’inizio e non soltanto nella sentenza di condanna.

Ciò premesso, cercherò di farLe capire qual è il mio stato d’animo.
Si parla tanto di “leggi ad personam”, che verrebbero promulgate a mio esclusivo vantaggio, tanto da ribattezzarle addirittura “salva-Previti” con puro intento denigratorio e strumentale, quando, in realtà, si tratta di leggi assolutamente di portata generale, ispirate e rese necessarie dai principi cardine del nostro Ordinamento.
Potrei facilmente spiegarLe non poche ragioni strutturali, a cominciare dalla lunga durata dei processi, che hanno motivato ognuna di queste leggi, ma mi limiterò a farLe notare come il problema da Lei evidenziato possa anche essere visto in un altro modo.

Provi a pensare che l’on. Previti non abbia commesso alcun reato (come risulta inequivocabilmente da tutti gli atti relativi ai miei processi che mi sono premurato di pubblicare sul mio sito per permettere a chiunque voglia farlo di valutare la situazione con obiettività) e che ha subito un processo truccato, da parte di giudici accaniti che hanno perseguito fin dal primo istante, a dispetto della legge, il solo intento di condannarlo, per ciò che rappresenta e non per ciò che avrebbe fatto. Questa è una verità che risulta dagli atti e non è una mia interpretazione. Se ha voglia si vada a vedere la storia degli atti abusivamente nascosti nel fascicolo 9520/95 dai pubblici ministeri Boccassini e Colombo; la falsa intercettazione del “Bar Mandara”; la storia delle “bozze di sentenza” definite in sentenza dal giudice Carfì “prova regina” della mia colpevolezza, perché ne sarei stato l’autore, quando, invece, l’autore è, per sua stessa plurima ammissione nel corso del processo un altro soggetto; si vada a vedere chi è e come viene “fabbricata” la testimone Ariosto!

Allora forse avrà idea del calvario che subisco da nove anni per effetto di un “processo ad personam” celebrato da giudici “ad personam” a dispetto di ogni regola di giustizia. Preciso infine che non ho mai dichiarato che questa legge non si applicherebbe ai miei processi, perché ogni sopravvenuta norma processuale, in quanto tale, sarebbe immediatamente applicabile a tutti i processi in corso (e quindi anche al mio), ma ho detto che voglio essere assolto nel merito affinché mi venga restituita tutta l’onorabilità di una vita vissuta in modo integerrimo, che mi è stata abusivamente tolta. La struttura del processo penale prevede questa strada, che io intendo percorrere fino in fondo a prescindere dalla prescrizione.
Cordiali saluti.
On. Avv. Cesare Previti

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