
Il ministro della Difesa polacco Jerzy Smajdzinski ha annunciato che il
suo Paese ridurrà la presenza del proprio contingente militare in Iraq
subito dopo le elezioni del 30 di gennaio, le prime nell'ex paese di
Saddam Hussein dopo la fine della dittatura.
Una notizia eclatante, considerando che la Polonia è stata, insieme a
Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna, una delle quattro Nazioni ad
aver partecipato direttamente al conflitto.
"Se in Iraq si svolgeranno elezioni democratiche - ha affermato il
ministro - a febbraio ridurremo i nostri soldati in quel paese da 2.500
a 1.700 uomini".
Probabilmente un passo decisivo verso il ritiro totale, nell'aria ormai
da diverse settimane.
Nel frattempo anche la Bulgaria sta pensando seriamente di abbandonare
il paese, ma una decisione definitiva non arriverà in breve tempo. Il
ministro della Difesa bulgaro Nikolay Svinarov ha oggi riferito che
Governo di Sofia sta valutando con attenzione se restare o meno nella
coalizione.
Lo scorso novembre avevano deciso di mettere fine alla loro missione in
Iraq Paesi Bassi, Ungheria e Romania.
"La nostra decisione non è cambiata - aveva chiarito il ministro degli
esteri olandese Ben Bot - lasceremo a marzo, salvo circostanze
imprevedibili".
L'Ungheria ha abbandonato il Medioriente il 31 dicembre, mentre la
Romania lo farà probabilmente nel giugno 2005. Prima di loro diversi
altri Stati, tra tutti la Spagna di José Luis Rodríguez Zapatero.
L'unica buona notizia, per la Casa Bianca e Downing Street, arriva dalla
Georgia, che ha annunciato che triplicherà il proprio contingente
inviando altri 550 soldati.
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