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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 15 GENNAIO 2005
Anno giudiziario: è scontro tra le Toghe e il Governo

REDAZIONE

Tre anni dopo il triplice "resistere" di Francesco Saverio Borrelli, la Magistratura italiana è ancora sul piede di guerra contro le riforme del Governo e contro gli attacchi e le delegittimazioni ai Giudici.  Anche quest'anno le celebrazioni di apertura dell'anno giudiziario sono state segnate dalle mobilitazioni organizzate dall'Anm.
Le Toghe si sono presentate nelle aule con una copia della Costituzione in mano ed hanno affidato ai Procuratori capo delle lunghe arringhe di denuncia sui gravi problemi che investono il settore giustizia.

A Torino ha parlato Giancarlo Caselli, secondo il quale "in democrazia la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella magistratura non è un optional, ma un elemento strutturale perciò è essenziale per la saldezza della democrazia che questa fiducia sia recuperata".
"Il vero problema della giustizia italiana è la durata eccessiva dei processi - ha poi aggiunto - su questo un riformatore responsabile ha il dovere di intervenire, ma su questo la legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario approvata dal parlamento non contiene niente".
Il Procuratore capo di Palermo Massimo Russo ha invece puntato il dito contro i costanti attacchi ai quali è sottoposta la Magistratura da parte del mondo politico e governativo.
"Vogliamo dire basta alla delegittimazione che, a certe latitudini, rischia di riaccendere l'arroganza e lo strapotere mafioso - ha tuonato - i prezzi si pagano nei cimiteri".

Da Milano il Dottor Mario Baldini ha ricordato che il nostro Esecutivo ha fatto "ben poco in ordine al problema di adeguamento della legislazione nazionale agli accordi di cooperazione comunitaria".
"L'Italia è l'unico Paese dell'Unione Europea che non ha ancora recepito le norme sul mandato d'arresto europeo - ha accusato - soprattutto in relazione al terrorismo di matrice islamica nonché al riciclaggio".
Sempre a Milano era presente anche il presidente dell'Anm Edmondo Bruti Liberati, che ha rivolto precise stoccate al Guardasigilli Roberto Castelli.
"La giustizia oggi è al disastro - ha chiarito - e il responsabile di questo disastro è il ministro della Giustizia".
Nella Capitale ha invece parlato il Dottor Salvatore Vecchione, che si è soffermato sul problema dei tempi di prescrizione, che spesso determina in un attimo la cancellazione di anni ed anni di lavoro dei Giudici.
"E' certo che sussiste un danno sociale assai elevato nella indiscriminata impunità da prescrizione - ha spiegato - non è possibile discutere di ragionevole durata dei processi se non si elimina il malvezzo delle impugnazioni strumentali, soltanto dirette a perdere tempo in attesa di una prescrizione sempre più probabile".

La replica dell'Esecutivo è arrivata direttamente dalla bocca del ministro della Giustizia, che ha parlato da Palermo, dove la stragrande maggioranza delle Toghe ha abbandonato l'aula in segno di protesta.
"E' prevalsa in alcuni l'idea che dialogo significasse diritto di veto, oppure il tentativo di discutere sine die in attesa della fine della legislatura - ha spiegato - riaffermo che sento profondamente non solo il diritto ma soprattutto il dovere di portare avanti il programma di riforme presentato al popolo nel 2001".
Sul fronte politico è arrivata anche la dura presa di posizione del ministro per le Riforme Roberto Calderoli.
"I pm potranno disertare l'inaugurazione dell'anno giudiziario a Palermo, potranno mettersi a lutto a Roma, oppure lanciare strali contro il ministro della giustizia, ma farebbero bene, invece, a farsi un esame di coscienza, visto che Castelli ha solo cercato di migliorare una giustizia che non funziona da decenni, sicuramente ben da prima che lui arrivasse al dicastero di via Arenula - ha affermato - suggerisco, quindi, un rapido esame di coscienza e poi di corsa a lavorare, lavorare e ancora lavorare, come ha fatto il ministro Castelli in tutti questi anni".
Di parere opposto il segretario dei Ds Piero Fassino, secondo il quale "la protesta dei Magistrati è del tutto giustificata".
"La protesta dei magistrati è a difesa della Costituzione - ha concluso - di una legge che sia uguale per tutti i cittadini".

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