
Dopo la decisione della Consulta, che ha dichiarato ammissibili quattro
dei cinque quesiti relativi alla Legge 40, l'attenzione del mondo
politico si sposta sulla data nella quale fare svolgere i referendum.
Ai Radicali piacerebbe molto che la consultazione si svolgesse in
contemporanea con le elezioni Regionali (prima o seconda domenica di
Aprile), una scelta che farebbe abbassare i costi e che, soprattutto,
rappresenterebbe un'ipoteca sul raggiungimento del quorum.
Il Governo, sostenuto da ampi settori della Casa delle Libertà e delle
opposizioni, si è invece espresso a favore del 12 giugno, una giornata
estiva che, con le scuole già chiuse, vedrà molti aventi diritto
impossibilitati a votare perché già nei luoghi di villeggiatura o
comunque fuori città per la consueta passeggiata domenicale ai monti o
al mare.
"Non sono totalmente d'accordo su un accorpamento con le Regionali - ha
ieri affermato il ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia - i
cittadini devono potersi trovare dinanzi a poche scelte chiare. Il
referendum merita una data a parte".
Sulla stessa lunghezza d'onda molti esponenti politici, tra i quali la
cattolica di maggioranza Dorina Bianchi e il dielle Giuseppe Fioroni.
"Mi sembra che sia necessario scegliere una data che permetta di non
mescolare il dibattito sulle Regionali con temi così importanti - ha
spiegato l'esponente della Margherita - non si tratta di scegliere tra
Marrazzo e Storace".
Affermazioni che non sono per nulla piaciute a Marco Pannella, secondo
il quale "il Governo e il centrosinistra, se potessero, farebbero il
referendum il giorno di Ferragosto".
"In realtà ne hanno paura - ha aggiunto il leader storico dei Radicali -
non potendo mettere in vacanza la democrazia vogliono fare il referendum
quando l'Italia è in vacanza".
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