
Le relazioni dei procuratori generali, pronunciate durante l’apertura
dell’anno giudiziario presso le varie Corti d’Appello, hanno illustrato
una valutazione globalmente negativa sul funzionamento della Giustizia,
di cui hanno individuato e segnalato le cause. Nonostante questa
denuncia da parte di tutti gli operatori del diritto queste gravi
questioni non sono state minimamente affrontate dal Governo e dal
Parlamento.
Le ragioni sostanziali di questo mancato funzionamento della Giustizia
in Italia risiedono - a detta di tutti i procuratori generali - nella
legislazione contraddittoria emanata in questi anni, nei formalismi
burocratici ideati più per conseguire l’impunità che la Giustizia; e
soprattutto nella insufficienza di adeguate risorse finanziarie e mezzi
materiali e personali.
Inoltre questo Governo si è curato in modo solerte e puntuale solo di
emanare leggi che criminalizzano la magistratura, delegittimando e
screditando, quindi, l’onorabilità istituzionale e personale di quanti
ogni giorno cercano di fare solo il proprio lavoro per perseguire la
verità e la giustizia. Non si può continuare ad umiliare e poi
arrabbiarsi perché qualcuno si lamenta, come fa tutti i giorni il
ministro della Giustizia Castelli.
È inutile, quindi, parlare di riforma dei massimi sistemi, quale è
quella dell’ordinamento Giudiziario, quando in realtà è su temi molto
più quotidiani e concreti che si scontra il funzionamento della
giustizia. In qualità di rappresentante della giustizia, ai tempi in cui
ero in magistratura, non ho mai fatto sciopero perché ritengo che un
magistrato non possa avere rivendicazioni sindacali, ma oggi
l’iniziativa assunta da alcuni esponenti ed esimi colleghi è sacrosanta
perché vuole risvegliare le coscienze dell’opinione pubblica e vuole far
sapere che in questo momento si sta perpetrando un vero e proprio
attentato allo Stato di Diritto, condotto dal Governo attraverso
un’appropriazione di interventi in campo giudiziario che minano alle
basi della nostra democrazia.
In questo stato di cose raccolgo l’invito dell’ex procuratore D’Ambrosio
che chiede al centrosinistra di andare oltre la mera critica su ciò che
non è stato fatto o su quel che è stato fatto male. Mettiamo da parte
tutto ciò e cominciamo a passare ai fatti: curiamoci che nel futuro
programma di Governo sia previsto uno specifico aumento delle risorse
finanziarie, umane e strumentali a favore del comparto giustizia, nonché
una riforma delle regole processuali con l’eliminazione di quelle
meramente dilatatorie finalizzate a conseguire l’impunità.
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